Dal 21 settembre al via i fondi Simest per i progetti aziendali sull’IA. Prestiti agevolati e contributi a fondo perduto del 10% per le imprese.
Le imprese italiane con una forte vocazione all’export hanno a disposizione un nuovo tesoretto da 200 milioni di euro per finanziare progetti esclusivi legati all’intelligenza artificiale. A partire dal 21 settembre, le società interessate possono presentare le domande per accedere a un sistema misto di finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto. La misura, gestita in modo diretto da Simest, punta a sostenere l’innovazione tecnologica del tessuto produttivo nazionale, imponendo regole severe sulla conformità ai nuovi standard europei.
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Questa inedita iniezione di liquidità si innesta sulle procedure già previste per i progetti di transizione digitale ed ecologica (circolare 4/394/2023). Le regole di ingaggio, tuttavia, introducono requisiti inediti e molto stringenti. L’accesso al beneficio spetta alle imprese di qualsiasi dimensione e situate in ogni parte del territorio nazionale. Esiste però un vincolo primario per l’ammissione: le aziende devono operare in qualità di esportatrici dirette oppure appartenere a una filiera esportatrice consolidata. Le richieste transitano in via esclusiva attraverso l’area riservata del portale clienti della società pubblica statale.
Il legislatore impone un controllo rigoroso sulla regolarità etica e tecnica dei progetti. Le aziende devono consegnare a Simest una dichiarazione formale. Questo documento attesta la totale conformità delle operazioni alle norme nazionali ed europee in materia di intelligenza artificiale. Nello specifico, l’operatività aziendale deve rispettare alla lettera il Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale (Regolamento Ue 2024/1689, noto anche come AI Act), la normativa italiana di settore (legge 132 del 23 settembre 2025) e i relativi decreti attuativi.
I richiedenti si impegnano a mantenere questo stato di regolarità per tutta la durata dell’intervento. La dichiarazione assume un valore decisivo in due momenti distinti: all’inizio, al momento di presentare la domanda, e alla fine, nella delicata fase di rendicontazione dei costi. In nessun caso lo Stato ammette il finanziamento di spese escluse dai parametri di queste specifiche disposizioni legislative.
Il pacchetto di aiuti si divide in due componenti finanziarie. La prima consiste in un cofinanziamento a fondo perdutopari al 10% dell’importo totale, erogato nel rigoroso rispetto dei limiti imposti dal regime “de minimis”. La parte rimanente assume la forma di un prestito agevolato, con un piano di rimborso esteso fino a un massimo di otto anni dalla data di stipula del contratto formale. Il tasso di interesse applicato al prestito varia in base allo spazio residuo nel plafond “de minimis” della singola azienda e può scendere fino a livelli prossimi allo zero, toccando la soglia del 10% del tasso di riferimento stabilito in sede europea.
Il bando impone di destinare il 100% delle risorse esclusivamente a spese connesse in modo diretto all’intelligenza artificiale. Se l’azienda non completa gli investimenti dichiarati prima del resoconto finale, Simest procede in automatico alla revoca del cofinanziamento per l’intera quota non spesa in modo corretto.
Le risorse possono finanziare i progetti della società richiedente o delle sue controllate, sia in Italia sia all’estero. In questi casi, la capogruppo deve però garantire in prima persona il rimborso del debito e la verifica puntuale delle singole fatture.
Per evitare contestazioni, la normativa elenca con estrema precisione i costi ammessi:
sviluppo di tecnologie e soluzioni di intelligenza artificiale e calcolo quantistico per le infrastrutture;
acquisto di software e relative licenze d’uso;
inserimento di nuovi manager, formazione del personale in servizio e contratti di apprendistato o tirocinio;
ottenimento di certificazioni specifiche e strumenti per la tutela della proprietà intellettuale;
interventi per la sicurezza dei dati e adempimenti normativi;
strategie di governance, consulenze esterne e partecipazione a eventi fieristici dedicati.
Per tradurre la teoria in un caso della vita reale, ipotizziamo una media impresa tessile con forti esportazioni nel mercato americano. La società decide di investire 300.000 euro in un nuovo software basato sull’IA per ottimizzare la gestione del magazzino. L’azienda riceve un contributo a fondo perduto di 30.000 euro, pari al 10% del totale. Per i restanti 270.000 euro, l’impresa stipula un contratto di finanziamento di otto anni con un tasso di interesse simbolico e vicino allo zero.
Con questo denaro, l’impresa assume un manager esperto per guidare la transizione digitale e acquista le licenze dei programmi informatici (spese pienamente ammesse). Alla fine dei lavori, l’amministratore delegato produce la documentazione necessaria per certificare il pieno rispetto del Regolamento Ue 2024/1689 e della legge 132/2025. In assenza di questi giustificativi formali a chiusura del progetto, lo Stato blocca le agevolazioni e impone la restituzione immediata delle somme già incassate.