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Formiglio, l’uomo che risolve le crisi: “Fare il commissario è una missione”


Bologna, 1 agosto 2026 – È l’uomo delle crisi. Il servitore dello Stato che in silenzio arriva quando la politica fallisce o va accompagnata. E, in un colloquio con il Resto del Carlino, il prefetto Michele Formiglio (tanti anni a Bologna a Palazzo Caprara, poi alla guida di Lecco, Mantova e Verbano-Cusio-Ossola) attraversa baratri, scandaglia decisioni a volte impopolari, ma ragiona anche sulla soddisfazione di comunità ferite e poi ritrovate: “Da uomo delle istituzioni, non ho mai fatto prevalere i miei convincimenti sull’interesse generale”.

Formiglio nel 2010, a Bologna, braccio destro di Annamaria Cancellieri

Formiglio nel 2010, a Bologna, braccio destro di Annamaria Cancellieri

Formiglio, mettiamo in fila le tappe, visto che ha gestito tutte le più gravi crisi democratiche in Emilia-Romagna degli ultimi quindici anni: subcommissario a Bologna, nei giorni del sindaco breve Flavio Delbono. E poi il caso di Parma. E ancora la guida di Brescello, il primo Comune sciolto in Emilia per mafia. E infine Cervia, dopo il caso di Mattia Missiroli. Come si entra in queste ‘ferite’?

“Con particolare cura e attenzione. È un ruolo delicato, perché il commissario non deve solo gestire, deve portare i Comuni alla normalità democratica e alle elezioni, dopo momenti complessi”.

Il commissario spesso è l’ospite inatteso, il capotavola non desiderato...

“A volte può essere visto con sospetto, ma l’esperienza insegna che poi quel rapporto è tutt’altro: è fiducia, è collaborazione. Quante volte è stato detto ‘Aiuto, c’è il commissario’. E poi, dopo mesi, qualcuno ha chiesto: ’Ma perché non resta?’”.

Don Camillo e Peppone. La loro Brescello fu commissariata per mafia

Don Camillo e Peppone. La loro Brescello fu commissariata per mafia

Accadde anche ad Annamaria Cancellieri, commissaria a Bologna: tutti chiedevano che si candidasse dopo l’esperienza a Palazzo d’Accursio, ma rifiutò. Lei nel 2010 era proprio subcommissario di Cancellieri.

“Mobilità, Urbanistica, Ambiente, Lavori pubblici, Sport, Attività produttive, Commercio e Turismo. Un super assessorato, si direbbe ora”.

Un’esperienza sorprendente: dopo lo choc iniziale, dopo le dimissioni di Delbono e lo scandalo dell’ex compagna segretaria, la gestione di Cancellieri fu un successo.

“Era una grande squadra, con tanti bolognesi di adozione, fra gli altri con due grandi amici: Matteo Piantedosi, che ora guida il Viminale, e Raffaele Ricciardi, ora prefetto di Ravenna. E fu un commissariamento davvero lunghissimo: un anno e tre mesi. E questo dà una prospettiva, più cantierizzazione, attenzione e cura”.

Cosa deve fare un commissario?

“Capire. Ma soprattutto ascoltare”.

Lei l’ha fatto?

“Ho sentito tutti quelli che hanno chiesto di parlare, ho accolto le istanze. Mi sono assunto le mie responsabilità e ho deciso, certo. Ma non c’è cosa peggiore di essere autoreferenziali”.

Dopo Bologna, ecco Parma.

“Una situazione diversa: ero vicario in prefettura, poi vicario del commissario, che era Cancellieri che dopo andò a Roma nominata ministro dell’Interno, alla fine furono otto mesi. E se consideriamo le due esperienze, furono due anni quasi senza soluzione di continuità”.

Un passaggio complesso è stato quello di Brescello nel 2016.

“Una ferita, soprattutto se pensiamo al territorio”.

Quello di Don Camillo e Peppone, la terra di Guareschi. E il Comune sciolto per mafia.

“Una terra di dialogo: Don Camillo e Peppone si facevano la guerra, ma se uno rimaneva indietro aspettava l’altro. Invece ho trovato un territorio senza quel dialogo, ferito, condizionato dalla criminalità organizzata. È stato difficile trovare una relazione: percepivo un clima di ostilità. Il parroco pubblicamente sosteneva che si stava diffamando una comunità”.

Ci sono state anche minacce contro le forze dell’ordine: come si agisce in un contesto così compromesso?

“Quando si finisce in un conflitto, bisogna mettere a fuoco le situazioni. Capire cosa bisogna fare. È stato umanamente difficile, ma ho agito solo nell’interesse dello Stato e dei cittadini. Dopo ho avuto un’esperienza commissariale nel Perugino: sarà stato il luogo di pace, Cannara è infatti il luogo della predica agli uccelli di San Francesco. Ma mi sono riconciliato. Quello che conta alla fine è essere credibili. Il mio maestro, il prefetto Enzo Mosino, diceva: ‘Prima fare bene e poi fare sapere’”.

A Cervia, infine, ha traghettato la città verso nuove elezioni dopo le dimissioni (poi ritirate) del sindaco e la decisione del consiglio comunale di chiudere il mandato.

“È stata un’esperienza sfidante e, alla fine, bellissima. Tengo a salutare tutti i cervesi e a ringraziarli. La comunità era ferita, la macchina doveva ripartire. Una mattina feci una riunione con tutti i dirigenti perché così non andava. Forse c’era diffidenza per un interlocutore tecnico. Ma tutto si riprese: ci capimmo, il commissario non si sostituisce al politico”.

In questi giorni Bologna sta vivendo una forte crisi istituzionale e tensioni che tutti i media hanno raccontato per il caso Fakir.

“Quando una persona muore, è una tragedia che tocca tutti. Ma mi permetta di dare tutta la mia solidarietà alle forze dell’ordine: il loro ruolo è fondamentale per la nostra comunità. La sicurezza è una precondizione per esercitare diritti e libertà: i magistrati accertino quanto è successo, qualunque altro giudizio è fuori luogo”.