Non si placa l'onda si solidarietà per i tre fratellini di Fortuna Loffredo, la bimba violentata e uccisa a Caivano nel 2014. I tre piccoli sono stati allontanati da casa il 17 settembre scorso, la più grande era a scuola e le forze dall'ordine andarono a prenderla in classe. Il papà dopo la tragedia si era trasferito a Lanciano e aveva ricostruito una nuova famiglia. Dopo la convalida da parte del gip del tribunale dei Minori dell’Aquila del provvedimento di allontanamento da casa decretato dalla procura, i genitori hanno regalato due dei tre cagnolini e tinteggiato l’intera abitazione sottolineando, ancora una volta, che in quella casa dichiarata inappropriata per dei bambini, si erano trasferiti da poco. Sul caso, intanto, è intervenuto anche il garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni. E lo ha fatto pubblicando una nota sul sito dell’Autorità.
Fortuna Loffredo, i fratellini tolti al padre: «Non mi dicono nulla di loro»
«L’allontanamento è stato improvviso e senza alcun preavviso: fino a quel momento non era stato attivato alcun percorso da parte dei servizi sociali - scrive la Terragni - Il padre dei bambini, nel 2014 aveva già perso tragicamente la figlia Fortuna. Nel dispositivo di allontanamento, convalidato dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila – lo stesso della famiglia nel bosco – si parla di criticità igienico-sanitarie riscontrate nell’abitazione e di un pannolino colmo di urina indossato dal più piccolo». «Il procedimento – prosegue Terragni – è stato instaurato ai sensi dell’articolo 403 del codice civile, che si applica quando il minore sia “moralmente o materialmente abbandonato o si trova esposto, nell’ambiente familiare, a grave pregiudizio e pericolo per la sua incolumità psico-fisica e vi è dunque emergenza di provvedere”.
Ma nell’articolo si precisa anche che il collocamento in comunità di tipo familiare va considerata un’ipotesi residuale da applicare in ragione dell’accertata esclusione di possibili soluzioni alternative». «Lecito pertanto domandarsi se, in nome del superiore interesse dei minori – a cominciare dal loro diritto alla salute psicofisica – il trauma dell’allontanamento non avrebbe potuto essere evitato praticando dette soluzioni alternative, a cominciare dall’attivazione di un percorso che affiancasse la famiglia nel recupero di quelle condizioni igienico-sanitarie ritenute critiche». Di qui l’annuncio:richiedere autorizzazione alle autorità competenti per poter incontrare i tre bambini nonché attivare un proficuo scambio con i locali servizi sociali.
Intanto i legali della famiglia, gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, hanno chiesto al Tribunale per i minorenni dell’Aquila una verifica immediata delle condizioni attuali dell’abitazione e degli interventi compiuti dopo il collocamento in comunità nel rispetto della legge e per limitare i traumi e danni ai bambini. L’istanza è stata indirizzata anche alla procura minorile per le valutazioni di competenza e per conoscenza al presidente della Repubblica, ai ministri competenti ed alla Corte dei Conti per le spese sostenute dallo Stato per un provvedimento che loro ritengono “ingiusto”. Qualora risulti cessato il presunto pericolo che ha motivato l’intervento, i legali della famiglia Loffredo di riunire immediatamente figli e genitori, anche prevedendo prescrizioni, controlli e sostegno domiciliare. Se fosse necessaria un’ulteriore verifica, i genitori chiedono che venga svolta senza attendere inutilmente l’udienza già fissata per il 29 settembre.
«La sicurezza e l’amore dei bambini viene prima di tutto», dichiara l’avvocato Angelo Pisani. «Proprio per questo chiediamo alla giustizia di accertare subito la situazione di oggi. I genitori offrono piena collaborazione, accesso all’abitazione e disponibilità a rispettare ogni prescrizione utile. Se le criticità sono state eliminate, non c’è ragione di prolungare la separazione: i tre fratelli devono poter tornare a casa in condizioni sicure».
Nell’attesa della decisione, l’istanza chiede incontri in presenza e contatti regolari con entrambi i genitori (e non d remoto come stabilito dal giudice minorile), oltre a informazioni aggiornate sulle condizioni dei bambini. «Ogni giorno lontano dalla famiglia conta. Chiediamo una risposta rapida, fondata su accertamenti attuali e sull’interesse concreto dei minori», conclude il legale.