Da diversi giorni si susseguono le mobilitazioni per manifestare contro l'aumento dei prezzi dei carburanti. Oggi oltre un centinaio di pescatori hanno nuovamente bloccato l'accesso a un deposito petrolifero di Frontignan, nel dipartimento di Hérault, nel sud del Paese
Il 17 settembre oltre un centinaio di pescatori hanno nuovamente bloccato l'accesso a un deposito petrolifero di Frontignan, nel dipartimento di Hérault, nel sud della Francia. Da alcuni giorni i lavoratori del settore stanno portando avanti azioni dimostrative per protestare contro l'aumento dei prezzi dei carburanti.
"Tra i 150 e i 200 pescatori impediscono dalle tre di notte gli ingressi e le uscite dalla raffineria di Frontignan e una trentina di barche bloccano il porto di Sète", ha dichiarato all'agenzia France Presse la polizia dell'Hérault, aggiungendo che dei pallet "sono stati incendiati e degli agenti di polizia sono giunti sul posto". "Conduciamo un'azione simbolica", ha dichiarato da parte sua il rappresentante dei pescatori Ange Natoli, in partenza per Parigi per incontrare la ministra della Pesca, Catherine Chabaud.
In Francia, dall'inizio della settimana, l'aumento dei prezzi nelle stazioni di servizio ha suscitato appelli a manifestare e condotto al blocco di alcuni depositi petroliferi da parte dei pescatori nel Mediterraneo, in particolare a Fos-sur-Mer e Frontignan.
"Obiettivo di questa azione è fare in modo che il movimento possa protrarsi fino a quando verremo ricevuti" dalla ministra della Pesca Catherine Chabaud, aveva dichiarato il 16 settembre all'agenzia France Presse il rappresentante dei pescatori, Ange Natoli.
Già il 15 settembre alcuni pescatori francesi avevano bloccato per diverse ore un deposito petrolifero a Fos-sur-Mer, vicino Marsiglia, fino all'intervento delle forze dell'ordine Crs.
Lo stesso giorno, a La Rochelle una prima manifestazione contro il caro carburante ha riunito una cinquantina di persone al grido di "la benzina è troppo cara, il popolo è arrabbiato".
Durante la protesta, i pescatori hanno dispiegato striscioni con slogan come "L'Europa ci uccide" e "L'Ue affonda le nostre barche e Parigi sta a guardare". Il 15 settembre, nel porto di Sète, alcuni manifestanti hanno impedito la partenza di un traghetto di Corsica Ferries.
In assenza di "progressi significativi", dopo l'incontro con la ministra, "non penso che il movimento si fermerà", ha messo in guardia Natoli, aggiungendo che "non possiamo lavorare in perdita”.
Davanti all'aumento generalizzato dei prezzi, a cominciare dal caro-carburante, la Francia teme un possibile ritorno dei gilet gialli. Sui social network viene avanzata la data del 17 ottobre: una possibilità ampiamente ripresa dai politici e dalle reti all news del Paese. Sui social, in questi ultimi giorni, si sono moltiplicati messaggi del tipo: "Risfodera il tuo gilet", "carburante troppo caro, vita troppo cara", di cui alcuni rilanciati migliaia di volte sulla rete.
Secondo l'ex premier, e segretario del partito centrista MoDem, François Bayrou, un ritorno dei gilet gialli a otto mesi dalle elezioni presidenziali del 2027 è "possibile", ha dichiarato ai microfoni di Lci. Un "rischio" evocato anche dall'ex presidente François Hollande, intervistato da Rtl.
Le autorità mantengono "una particolare vigilanza" riguardo all'"effettività e alla capacità di mobilitazione", ma finora non vi è "nulla di probante o quantificabile", ha riferito all'agenzia France Presse una fonte vicina al dossier.
In questo contesto, ogni mobilitazione - come quella dei pescatori nel Mediterraneo o quella dei lavoratori del settore gas ed elettricità in sciopero - può essere interpretata come il segnale precursore di un movimento sociale più ampio. La Cgt, tra i principali sindacati di Francia, ha espresso soddisfazione per il fatto che tali mobilitazioni conferiscano "un tono rivendicativo e combattivo" alla ripresa delle mobilitazioni sociali, "in un contesto di crescente ricorso allo sciopero in numerose aziende e servizi pubblici".