Passare sotto un portale metallico, senza rallentare, senza cercare il biglietto nel cruscotto, senza il consueto rituale di finestrino abbassato e mano tesa verso la cassa automatica: è questa l'esperienza che sempre più automobilisti italiani stanno sperimentando su alcune tratte autostradali del Nord Italia. Il sistema si chiama Free Flow, letteralmente "flusso libero", e promette di archiviare per sempre le code interminabili alle barriere.
Attenzione però a un possibile equivoco: "free" non significa gratuito, ma semplicemente privo di ostacoli fisici. Il pedaggio resta dovuto.
Apripista assoluta di questa rivoluzione silenziosa è stata Autostrada Pedemontana Lombarda, prima concessionaria nazionale ad aver adottato un'esazione interamente priva di barriere.
Il sistema oggi copre la A36 Pedemontana Lombarda, la A59 tangenziale di Como, la A60 tangenziale di Varese, la A33 Asti-Cuneo (attiva dal settembre 2024 nel tratto tra Marene e Rocca Schiavino) e il raccordo Ospitaletto-Montichiari, noto come Corda Molle.
Parliamo, a oggi, di circa duecento chilometri su un totale di oltre seimila chilometri di rete autostradale a pagamento nel Paese: una diffusione ancora marginale, ma in fase di progressiva espansione, sul modello di quanto già consolidato da tempo in Francia, Spagna e Portogallo.
A sostituire il tradizionale casello sono strutture sopraelevate — i cosiddetti portali — equipaggiate con telecamere, sensori e antenne.
Il meccanismo si articola su due binari paralleli: chi possiede un dispositivo di telepedaggio compatibile (Telepass o simili) viene identificato automaticamente e riceve l'addebito secondo il proprio contratto, senza alcuna variazione rispetto alle procedure attuali.
Chi invece ne è sprovvisto viene "fotografato" dalle telecamere ad alta definizione, che leggono la targa, classificano il veicolo e calcolano l'importo dovuto in base al tragitto effettivamente percorso.
Un dettaglio da non sottovalutare: non serve rallentare in prossimità dei portali, anzi frenate improvvise o cambi di corsia repentini risultano del tutto inutili, oltre che potenzialmente pericolosi.
È qui che si gioca la vera trasformazione delle abitudini di guida. Chi non dispone di telepedaggio deve infatti saldare il conto entro 15 giorni naturali e consecutivi dal transito, utilizzando app dedicate, portali online ufficiali oppure sportelli fisici convenzionati. Trascorso questo termine, il concessionario invia un sollecito comprensivo delle spese di accertamento e recupero crediti; se il debito resta insoluto, la pratica passa alla Polizia Stradale e può scattare, in base all'articolo 176 del Codice della Strada, una sanzione amministrativa compresa tra 87 e 344 euro, con la contestuale decurtazione di due punti dalla patente.
Un rischio concreto che meriterebbe più attenzione mediatica di quanta finora ricevuta, considerando quanto sia facile, in assenza di una barriera fisica o di un segnale acustico, dimenticare semplicemente di aver percorso una tratta a pedaggio.
La transizione al digitale porta con sé anche un effetto collaterale meno raccontato: l'aumento dei tentativi di phishing. Circolano SMS, email e messaggi WhatsApp che imitano solleciti ufficiali, spingendo l'utente a cliccare su link fraudolenti per rubare dati bancari. La raccomandazione delle concessionarie è categorica: mai seguire i collegamenti ricevuti via messaggio, ma verificare sempre la propria posizione sui canali ufficiali.
Guardando oltre confine, il sistema sarebbe pronto a varcare presto anche l'Adriatico: secondo quanto riportato dall'agenzia Hina, in Croazia il Free Flow diventerebbe pienamente operativo entro i primi mesi del 2027, con l'installazione di 212 portali lungo l'intera rete autostradale. Un'evoluzione che, tratta dopo tratta, sembra destinata a ridisegnare il modo di viaggiare in automobile in tutta Europa.