okayduckyachtclub.xyz

Frosinone, nasconde una “spia” Gps nella bambola della figlia per pedinare l’ex moglie


Il controllo rischia di non finire nemmeno con la fine di una relazione. In molti casi, quando una donna decide di lasciare un compagno violento, si innesca un’altra forma di violenza e l’ossessione dell’ex si trasforma in pedinamenti, minacce e tentativi di continuare a condizionare la sua vita. Un incubo nel quale spesso si arriva a coinvolgere anche i figli.

È così anche la storia di Carla, nome di fantasia, 43 anni, residente in un comune del Cassinate. La donna, dopo 26 anni di soprusi e violenze, aveva deciso di mettere fine al matrimonio e ricostruirsi una vita. La separazione, però, non aveva fermato l’ossessione dell’ex marito. L’uomo, per sapere dove e con chi si trovasse, avrebbe nascosto un piccolo dispositivo Gps all’interno della bambola che aveva regalato alla figlia.

La scoperta

Tutto è venuto alla luce quasi per caso. La piccola non sopportava più di sentire piangere la bambola che le aveva regalato il padre: «Mamma, per favore, falla smettere». La madre allora aveva pensato di togliere le batterie. «Quando ho aperto lo sportello, nascosto nella cavità della bambola, accanto alle batterie, c’era un minuscolo dispositivo nero», ha raccontato. La donna lo ha consegnato ai carabinieri. Si trattava di un sistema Gps in grado di localizzare gli spostamenti.

Un particolare tutt’altro che irrilevante, considerato che il dispositivo era stato utilizzato da un uomo dal quale Carla si era separata dopo anni di maltrattamenti e che poteva incontrare la figlia soltanto nell’ambito di incontri protetti. Per l’ex marito, un operaio di un’officina meccanica originario di Castrocielo, è scattato il Codice Rosso con tutte le misure previste, mentre a Carla è stato assegnato un dispositivo anti-stalking collegato alla caserma dei carabinieri. Ma non è bastato a fermarlo. «Nei giorni scorsi, mentre uscivo dal lavoro, me lo sono ritrovato davanti – racconta la donna – Mi ha raggiunto in auto, affiancandomi e minacciandomi di morte, nonostante il divieto di avvicinamento».

L’arresto

L’uomo, quando si è accorto che la sua presenza era stata segnalata, avrebbe fermato l’auto e sarebbe fuggito a piedi prima dell’arrivo dei carabinieri. I militari lo hanno poi rintracciato a casa: è finito agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Incubo finito? «Io non mi sento affatto al sicuro», racconta la donna, guardando già con preoccupazione al momento in cui terminerà la misura cautelare per l’ex marito. «Non sarà certo il braccialetto elettronico a fermarlo».

Le paure di Carla sono il frutto di 26 anni di soprusi e violenze. Anni durante i quali ha sopportato tutto anche per proteggere i quattro figli. Fino a settembre dello scorso anno, quando la situazione è precipitata. «Dopo aver tentato di strangolarmi mi ha puntato un coltello alla gola davanti alla mia bambina. È stata proprio mia figlia, inginocchiata davanti a lui, a implorarlo di non uccidermi. È stata lei a salvarmi».

La decisione

Quella scena ha rappresentato il punto di non ritorno. Carla ha trovato la forza di dire basta, prendere la figlia più piccola e lasciare la casa. Gli altri figli, ormai maggiorenni, si erano allontanati dal nucleo familiare appena ne hanno avuto la possibilità. L’ex marito, però, non si sarebbe dato per vinto: prima inserendo un Gps nella bambola della figlia, poi presentandosi sul posto di lavoro della donna nonostante i divieti imposti dall’autorità giudiziaria. «Ora è stato arrestato, ma ho sempre il terrore di vedermelo sbucare davanti da un momento all’altro – conclude Carla – Dopo aver sopportato per ventisei anni angherie e soprusi di ogni genere, il mio ex marito meritava soltanto il carcere».

© RIPRODUZIONE RISERVATA