Chissà cosa penserà, tra qualche giorno quando, dall’alto dei suoi 75 anni, vedrà i pronipoti che volano sul mare nel Golfo di Napoli. Santa Rosa, un gozzo sorrentino armato con vela latina, che ha vinto regate in ogni angolo del Mediterraneo, è tornato al suo antico splendore grazie alla passione di Giancarlo e Rosaria Antonetti che, con il loro figlio Renato, hanno voluto dedicare questa bellissima iniziativa all’altro figlio, Gio’ Gio’ prematuramente scomparso. E non è un caso, dunque, che il libro che racconta questa storia, scritto dal collega Salvatore Dare, non parla solo della barca, dei suoi trofei, della sua bellissima sagoma, ma intreccia il filo di una famiglia che sulla sofferenza, ha saputo costruire e trovare la forza di andare avanti. Santa Rosa non è solo una barca «ma - come ha detto mamma Rosaria - il bello da cui è rifiorita ala nostra vita».
Il bello che racconta intimamente la storia di Sorrento, dei mestri d’ascia, della capacità di orientare una chiglia, un pezzo di legno, ad un crocifisso appeso ad una parete. E Santa Rosa è nata così, da questa maestria che per Sorrento, e per tutta la penisola sorrentina, ha rappresentato l’origine di una traduzione che, ancora oggi, alimenta cantieri e costruzioni di gozzi desiderati in tutto il mondo. Il libro Santa Rosa, la vela latina più veloce del Mediterraneo (Franco di Mauro Editore), scritto da Salvatore Dare ha avuto anche il merito di risvegliare l’orgoglio marinaro sorrentino con echi importanti nell’aula consiliare del Comune gremita di persone. Storie di barche, uomini, tempeste e rinascite è stato il filo conduttore con cui Giuseppe Damiano ha introdotto gli interventi. “Un orgoglio - ha detto il sindaco Corrado Fattorusso - che è il simbolo della nostra città. Le passioni producono identità; e grazie alla famiglia Antonetti oggi rivediamo un simbolo della nostra vera identità, quella marinara”. Una barca, un gozzo, apre un orizzonte ampio, infinito. “Non sono uomo di mare - ha detto l’arcivescovo di Sorrento e Castellammare, Franco Alfano - ma da queste pagine così belle di Salvatore Dare il mio cuore si è aperto alla identità di questa terra così cara”. Don Carmine Giudici, autore anche della prefazione, non ha esitato a definire la volontà della famiglia Antonetti come una espressione, una vera ribellione contro l’oblio e la smemoratezza. «Fate memoria ha detto don Carmine - contro i mali che ci accompagnano, a cominciare dalla diffusione della droga, e ritroviamo il senso vero di una comunità come Giancarlo, Rosaria e Renato hanno saputo ritrovare il senso della loro famiglia». Una famiglia nel cuore dell’editore Franco Di Mauro e di Salvatore Dare che ha ricordato come la storia della Santa Rosa rappresenti un simbolo che trasmette valori, credibilità, impegno e passione. «Varato nel 1951 come barca destinata alle fatiche della pesca - scrive Salvatore Dare - il Santa Rosa era giunto alla fine del suo viaggio. Il suo destino, nel 1998 sembra essere il fuoco: era pronto per essere dato alle fiamme, smaltito come un rifiuto, come tante vecchie barche stanche. Ma il mare ha vie misteriose per salvare ciò che ama». E questa via misteriosa l’ha portata ad essere riarmata come barca da competizione, a vincere tantissimo. Una sola cosa unirà queste entità ieri come oggi, l’amore per il mare.