Scrivere queste righe mi costa una fatica enorme, ma il silenzio, di fronte a un atto simile, sarebbe complicità. Voglio rivolgermi direttamente a chi, con una disinvoltura che fa brividi, si avvicina alla tomba di mio marito al cimitero di Sant'Orsola per rubare i fiori che con tanto amore e sacrificio io e mio figlio continuiamo a portare. Provate mai vergogna? Esiste un limite alla miseria umana che sapete raggiungere? I fiori sui loculi non sono un semplice ornamento. Non sono merce da riutilizzare, da riciclare per fare bella figura altrove o, peggio, da rivendere per pochi spiccioli. Quei fiori sono un ponte, un filo invisibile ma fortissimo che ci lega a chi non c'è più. Sono carezze, preghiere silenziose, un modo per dire "sono ancora qui, non ti ho dimenticato". Strapparli via significa profanare un dolore, calpestare la memoria di chi riposa e ferire a sangue caldo chi resta a piangere. Ogni volta che mi avvicino a quel marmo e trovo il vuoto, sento un nodo alla gola fatto di tristezza infinita, ma anche di una collera cieca. E non riesco neppure a trovare le parole giusto per il mio bambino di 8 anni che continua a chiedermi perché qualcuno ha portato via i fiori che lui stesso ha scelto con cura e amore. Non è per il valore economico di quel mazzo di rose o di quei crisantemi; è per la devastante sensazione di impotenza di fronte a una mancanza totale di rispetto, di pietà e di umanità. Nemmeno la morte e la sacralità di un cimitero riescono più a fermare la mano di chi vive nella meschinità. A te, che hai avuto il coraggio di allungare la mano su una tomba per portare via ciò che non ti appartiene, voglio dire solo questo: quei fiori appassiranno in fretta, ma la vergogna per ciò che hai fatto resta. Spero che ogni volta che li guarderai, tu possa sentire tutto il peso del dolore che hai arrecato. A questa città, già tanta martoriata e ferita, chiedo di ritrovare almeno la dignità della pietà per i propri defunti. Perché quando si perde il rispetto persino per chi riposa in pace, significa che come comunità abbiamo davvero toccato il fondo.