Non hanno avuto bisogno neanche di accendere torce o lampade poiché quella casa la conoscevano bene. Forse è stata la donna, componente della banda, a istruire su dettagli e abitudini della vittima i complici che nella notte fra il 15 e il 16 agosto hanno messo a segno un colpo da manuale a casa della storica dell’arte e produttrice cinematografica Donella Bossi Pucci, portando via opere e gioielli per oltre 700mila euro. Un furto perfetto e studiato - sostengono gli investigatori della Squadra Mobile, che indagano sul caso - nei minimi particolari. Perché non ci è voluto molto: appena 15 minuti per entrare, smurare due casseforti e fuggire.

La dinamica è impressa nei video di un paio di telecamere a circuito interno presenti nell’appartamento e nascoste dalla proprietaria fra mobili e libri per non essere viste. Tuttavia, nella casa, al quarto piano di uno storico palazzo del Centro, in via delle Quattro Fontane, a pochi passi dal Quirinale e dalla Questura, non c’era nessun allarme. Incauta scelta valutato anche l’ammontare complessivo del colpo ma probabilmente la presenza nel palazzo di numerosi studi legali con vigilanza privata, ha spinto la discendente di Machiavalli a non dotarsi di sistemi antintrusione. Ciononostante, le telecamere hanno molto da raccontare e ci sarebbero diversi elementi, considerati sufficientemente utili, per risalire agli autori. Che sono entrati in azione senza forzare la serratura. Gente esperta e preparata e i video lo raccontano: si vedono tre figure che, travisate parzialmente, entrano intorno alle due nella notte di Ferragosto. Uno di loro - dalle sembianze parrebbe la donna - resta all’ingresso mentre i complici si dirigono verso lo sgabuzzino nel quale smureranno senza far troppi danni due casseforti contenenti preziosi e gioielli ritenuti anche delle opere dal grande valore non soltanto artistico.
È nell’ordine delle cose ritenere che chi ha firmato il colpo, sia entrato almeno una volta in quell’appartamento e conoscesse le abitudini della proprietaria, fuori Roma in quei giorni per le vacanze. Per essere sicuri, però, i banditi hanno compiuto almeno due sopralluoghi nel pomeriggio di Ferragosto. Sempre la donna entra nel palazzo nel primo e poi nel tardo pomeriggio. Anche qui, poi a notte inoltrata, non è stato complicato aprire il portone: la serratura è scattata in automatico dopo aver inserito il codice all’ingresso. Tutti elementi che rafforzano la tesi non solo del colpo studiato alla perfezione, ma anche della presenza di un basista. Le ricerche sono partite subito, mettendo insieme anche i filmati girati dalle videocamere di zona che sono molte, considerata l’alta presenza di sedi istituzionali. La banda, non ha forzato neanche la serratura dell’appartamento e delle due, l’una: o avevano le chiavi oppure hanno usato strumenti altamente professionali. Dei gioielli e dei preziosi è tutto tracciato, oggetti con schede di vendita e acquisto e specifiche tecniche. Difficile pensare che possano essere piazzati facilmente nel giro dei ricettatori a meno che non vengano prima spezzati e lavorati per isolare diamanti e pietre. La dottoressa Bossi Pucci, molto provata per quanto accaduto, ha chiamato la polizia non appena tornata a casa. Di rientro da un viaggio all’estero ha trovato la porta aperta e ha subito capito cosa fosse successo perché in terra era rimasta traccia del passaggio dei ladri per la polvere delle casseforti smurate nello sgabuzzino. La Scientifica ha compiuto i rilievi del caso, andando alla ricerca soprattutto di impronte papillari e altre tracce di natura biologica, ma il colpo è stato molto veloce, nessun altro ambiente, come ad esempio la cucina o la camera da letto sono state interessate dal “raid”. Si continuano invece ad ascoltare diverse persone, fra il portiere e i collaboratori della storica dell’arte, un tempo ex sciatrice agonista, con un ampio curriculum fra Parigi e Londra e l’impegno costante nel volontariato.
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