Ci sono anche nuove intercettazioni della famiglia di Andrea Sempio negli atti depositati dalla Procura di Pavia con la chiusura delle indagini sul 38enne. Si tratta di conversazioni captate nell'ambito dell'inchiesta bresciana sulla presunta corruzione in atti giudiziari a carico dell'ex procuratore capo di Pavia Mario Venditti (la cui posizione è stata nel frattempo archiviata), autorizzate per l'utilizzo nel procedimento pavese sull'omicidio di Chiara Poggi. Il contenuto riguarda, in particolare, i rapporti tra consulenti e avvocati, la ricostruzione dell'alibi di Sempio e le preoccupazioni dei familiari per gli sviluppi delle indagini. A riportarle sono, tra gli altri, La Repubblica e Il Giornale.
Tra le conversazioni finite agli atti ci sono quelle in cui Andrea Sempio e la madre, Daniela Ferrari, parlano di Luciano Garofano, l'ex comandante del Ris di Parma - ora nel mirino dei pm per la questione del Dna sui pedali della bici di Alberto Stasi - che ha fatto parte per un periodo dei consulenti della difesa di Sempio. Il nodo centrale è l'impronta 33 - repertata sul muro delle scale della cantina di casa Poggi, dove fu trovato il corpo di Chiara - e la strategia da seguire per il relativo accertamento.
In un passaggio, Sempio racconta alla madre che Garofano avrebbe insistito perché la traccia venisse affrontata in sede di incidente probatorio, alla stregua del Dna estratto dai margini ungueali della vittima (ritenuto compatibile, dalla perita Denise Albani, con il profilo genetico della linea paterna di Sempio). Una linea non condivisa dal resto della difesa e più vicina, invece, a quella della parte civile.

Garofano è andato via perché non era d'accordo sul discorso della 33, è tutta lì la storia,
sostiene Andrea parlando con i genitori. L'uomo commenta poi il rapporto tra l'ex generale e Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi: "Era pappa e ciccia con Capra della parte civile e, secondo me, Garofano tra virgolette ci ha un po' venduti", dice.
Di Garofano parla anche Ferrari.

Garofano e Tizzoni hanno paura che esca fuori un'altra verità rispetto alla colpevolezza di Stasi,
afferma la donna, interrogandosi sul motivo di tale atteggiamento. Nei dialoghi non mancano i riferimenti ai legali di Sempio, tra i quali Federico Soldani, che seguiva il caso all'epoca della prima inchiesta, nel 2016, e al carabiniere Silvio Sapone.

Non vorrei che Soldani abbia avuto dei contatti con Sapone oltre quelli che so io,
dice Sempio, riferendosi anche alla consulenza "Linarello", che secondo l'accusa sarebbe stata ottenuta dalla difesa in modo illecito.
Altro blocco di intercettazioni si concentra sull'alibi dell'indagato Sempio ha sempre dichiarato di aver trascorso la mattina dell'omicidio a Vigevano, per recarsi in una libreria (che però trovò chiusa), esibendo a conferma uno scontrino del parcheggio delle 10.18, valido per un'ora.

Sei andato via verso le dieci, sei andato via alle dieci al massimo meno otto minuti,
ricostruisce la madre, ricordando di essere rientrata in casa verso le 9.50 e di avergli consegnato le chiavi della macchina. Ferrari analizza i tempia disposizione del figlio, all'epoca 19enne: partendo alle 10 avrebbe avuto solo 18 minuti per raggiungere il parcheggio; uscendo alle 9.52 il margine sarebbe stato più ampio.

Quello che ho sempre dichiarato, dieci meno dieci, che a quell'ora lì sono sicura che ho guardato l'orologio,
insiste la donna.
È invece una conversazione tra Daniela e il marito, Giuseppe Sempio (a sua volta indagato nell'inchiesta dei pm bresciani, che presto potrebbe confluire in quella pavese), a restituire il clima di preoccupazione per l'evoluzione dell'indagine. "Se poi incasiniamo di più l'Andrea, andremo a portargli le arance in galera", commenta la donna. Il marito replica: "Il figlio non di sicuro, il figlio dipende tutto dal Dna".
Intercettazioni che si aggiungono alle consulenze, note e relazioni i cui esiti sono stati riassunti dal procuratore Fabio Napoleone nel chiudere le indagini. Il capo di imputazione per il 38enne è di omicidio volontario pluriaggravato. La tesi dell'accusa è che avrebbe ucciso Chiara Poggi in seguito al rifiuto di un approccio sessuale.
Sempio continua a proclamarsi innocente, così come da 19 anni fa Stasi, già condannato in via definitiva per il delitto e la cui difesa sarebbe ormai pronta a una richiesta di revisione del processo a suo carico.

Aspettiamo come aspettiamo tutti, ma mio figlio è innocente. L'unica cosa di cui siamo sicuri è che mio figlio è estraneo,
ha ribadito Ferrari ai microfoni del Tg3 dopo gli ultimi sviluppi.