Sono trascorsi oltre sette mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e di sua figlia Sara Di Vita, 15 anni appena, avvelenate con la ricina a Pietracatella, in Molise. La Procura di Larino ha aperto un fascicolo per duplice omicidio volontario ancora contro ignoti, affiancandolo a quello già esistente nei confronti di cinque medici indagati per omicidio colposo.
Le indagini proseguono per fare luce su un caso complesso, caratterizzato dall’utilizzo di una sostanza estremamente tossica e difficile da individuare. Nei giorni scorsi, gli esperti del Robert Koch-Institut di Berlino hanno effettuato alcuni sopralluoghi nell’intero stabile in cui viveva la famiglia, alla ricerca di eventuali tracce residue del potente veleno.
Secondo il criminologo e segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo, intervistato da TAG24, a portare a termine l'atroce delitto sarebbe stata una persona "vicina alla famiglia".
Secondo il criminologo Aldo Di Giacomo, quello di Pietracatella può essere definito "un delitto di prossimità". Spiega: "Prossimità significa tradire la fiducia, avere accesso nell’abitazione e a tutte le informazioni che hanno fatto sì di poter somministrare la ricina per uccidere due persone".
L'ipotesi dell'esperto è che il movente possa essere maturato nell’ambito di rapporti personali caratterizzati da sentimenti forti, forse a lungo repressi. "Quando si avvelena una persona, vi è sempre in gioco un aspetto crudo, forte, che è quello della messa in discussione dei rapporti" sottolinea.
Le indagini, evidenzia, sono in una fase ormai avanzata: sono state ascoltate decine di persone in Questura, analizzati i dispositivi elettronici delle vittime e realizzata una maxi perizia medico-legale.
"Dal mio punto di vista, gli elementi raccolti potevano già consentire l'iscrizione al registro degli indagati di qualche sospettato, che non è una colpevolizzazione, ma semplicemente una garanzia anche dello svolgimento di tutte le indagini in modo corretto". La prudenza investigativa, aggiunge, "non può trasformarsi in immobilismo".
Nei giorni scorsi gli specialisti del Robert Koch-Institut di Berlino, affiancati dagli investigatori del Bundeskriminalamt (BKA), dalla Squadra Mobile di Campobasso e dalla Procura di Larino, hanno effettuato un sopralluogo nello stabile in cui viveva la famiglia Di Vita, alla ricerca di eventuali tracce residue di ricina, in modo da raccogliere ulteriori elementi utili a completare il quadro probatorio.
Secondo il criminologo, la scelta di concentrare gli accertamenti scientifici nella loro abitazione non sarebbe casuale. "Le attenzioni della scienza e degli investigatori sono concentrate in un perimetro determinato", spiega. Questa circostanza, a suo giudizio, sarebbe compatibile con l’ipotesi di un omicidio commesso da qualcuno che conosceva bene la famiglia.
"Questo è un omicidio di riflessione, in cui è stato studiato ogni particolare" afferma.
Resta da chiarire anche la dinamica temporale dell’avvelenamento. Di Giacomo non ritiene necessariamente che vi siano state due somministrazioni separate, come ipotizzato dagli inquirenti. Sottolinea anche un altro dettaglio, emerso solo di recente.
"I medici dell’ospedale, già in quel momento (ossia quando le due donne sono state ricoverate a Campobasso durante le festività natalizie, ndr) avevano intuito che si trattasse di un veleno. Infatti uno di loro aveva immediatamente allertato il centro antiveleni".
I sintomi della ricina possono infatti essere scambiati per una banale gastroenterite, come spiegato dal biologo Luigi Sabbatella: solo diverso tempo dopo i decessi è stato individuato il veleno come causa della morte di mamma e figlia.
Per Di Giacomo, gli accertamenti scientifici non sono sufficienti per individuare il responsabile. "La prova scientifica aiuta a restringere il cerchio, a dare un significato, a fornire localizzazioni e risposte. Ma deve sempre essere associata all’attività investigativa, perché è quest’ultima che mette insieme tutti i pezzi e ci dà un nome, un cognome e una mano dietro questo omicidio".
L'intervista integrale al criminologo Di Giacomo sul canale Youtube di TAG24