Sono trascorsi ormai diversi mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e di sua figlia Sara Di Vita, 15 anni, avvelenate con la ricina a Pietracatella, in Molise.
La Procura di Larino ha aperto un fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti, affiancandolo a quello già esistente nei confronti di cinque medici indagati per omicidio colposo. Le indagini restano complesse: sono state sentite centinaia di persone e sono stati chiamati gli esperti del Robert Koch-Institut di Berlino per cercare tracce di ricina nell’abitazione della famiglia. Il caso è ancora avvolto da molti interrogativi.
"Siamo quasi a una svolta", afferma a TAG24 la criminologa Federica Di Pietrantonio.
Nelle ultime settimane sono emerse ulteriori novità sul caso. Gli investigatori hanno sequestrato 131 reperti nell’abitazione della famiglia Di Vita e Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime, è stato messo a confronto con una sua amica di vecchia data, già sentita più volte. Sono arrivati anche gli esiti degli esami del sangue effettuati sia su Gianni Di Vita che sulla figlia Alice: sono entrambi risultati negativi alla ricina.
Secondo la criminologa Federica Di Pietrantonio, quello di Pietracatella è un delitto di prossimità. "Fin dai primissimi giorni ho pensato che fosse un delitto orchestrato all’interno delle mura domestiche e da una donna".
L'esperta esclude che il potente veleno sia stato raccolto "nell’orticello della vicina, come è stato detto più volte, perché sicuramente per sintetizzarla ci è voluto un laboratorio".
Per quanto riguarda gli accertamenti degli esperti del Robert Koch-Institut, Di Pietrantonio si dice "fiduciosa che sia stato già evidenziato l’alimento responsabile da parte della polizia scientifica di Berlino".
Secondo Federica Di Pietrantonio, il vero obiettivo del'assassino sarebbe stato solo Antonella Di Ielsi. "Mi sento di dire che Sara Di Vita è stata una vittima assolutamente collaterale, non era il bersaglio".
"Movente assolutamente passionale", afferma, spiegando che la ricina è "il veleno tipico delle donne". "Non è un veleno da contatto fisico come farebbero gli uomini. Provoca la morte in modo crudele, perché la persona muore lentamente".
Sulla scelta del periodo natalizio, Di Pietrantonio è netta. "La scelta è perfetta: il periodo natalizio è quello in cui si mangia di più, si sta in famiglia, ci sono tantissime persone, in cui ci si può sentire male".
Pietracatella è un piccolo centro dove tutti si conoscono. E questo, secondo la criminologa, rende le indagini ancora più complesse. "L’abbiamo visto fin dai primi giorni, in cui ci sarebbe stata un’omertà assoluta, in cui nessuno parlava, quasi come se tutti avessero paura di puntare il dito contro qualcuno", sottolinea.
Sui dispositivi elettronici sequestrati, Di Pietrantonio si aspetta molto. "Questi strumenti saranno gli unici, a mio avviso, in grado di fornirci degli elementi significativi per arrivare a una svolta. E secondo me siamo molto, molto vicini".