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Giochi del Mediterraneo, tutti pazzi per gli sport minori: sold out e medaglie. E l'Atletica pensa a un centro a Taranto


Sport minori a chi? Ai Giochi del Mediterraneo di Taranto fanno tutti il pienone. Impianti sold out, biglietti venduti con largo anticipo, persino qualche problema di parcheggio. E se per la Nazionale italiana di calcio Under 18 c’erano oltre 18mila presenti allo stadio Iacovone, è stata un’impresa assicurarsi un ticket anche per le gare di nuoto, taekwondo, ginnastica artistica e scherma. Per l’atletica, neppure a dirlo: biglietti esauriti in una manciata di ore, anche perché arrivano Tortu e Tamberi. Per le gare di bocce a Montemesola, piccolo comune di appena 3.500 abitanti alle porte di Taranto, è arrivato persino il principe Alberto di Monaco, grande appassionato della disciplina. È la rivincita degli sport che solitamente restano in secondo piano. Ne ha fame Taranto, che ha divorato gli accessi a ogni disciplina. Ne ha voglia la Puglia, che adesso deve giocare un’altra partita: mettere a frutto gli impianti che i Giochi del Mediterraneo lasceranno in eredità alle 13 città coinvolte, Brindisi, Francavilla Fontana e Lecce comprese. E spunta già un’idea: Taranto centro federale per l’atletica. Qui, probabilmente, si terrà il raduno della Nazionale maggiore in vista dei prossimi Mondiali.
Ma la Puglia ha brillato in diversi sport: l’oro di Caponio nel badminton, quello di De Filippis nel trap, la spedizione meravigliosa del nuoto con Pilato, vincitrice a casa propria, Potenza, Tarantino e Toma. «La Puglia si conferma: non è che abbiamo vinto in alcune discipline, ci siamo riusciti in quasi tutte — spiega Angelo Gilberto, presidente regionale del Coni —. E penso al badminton, ad esempio, al nuoto con i tanti ragazzi pugliesi. Nell’atletica abbiamo diversi ragazzi che già pensano alle Olimpiadi e Pasquale Selvarolo, che può puntare a vincere la mezza maratona a Taranto. I risultati sono stati straordinari, nonostante le difficili condizioni climatiche, con un caldo da record. Tutto questo grazie anche all’impiantistica, un patrimonio che si arricchisce con l’eredità che i Giochi ci lasceranno. Il vero punto è questo: cosa succederà dopo? Gestire gli impianti non sarà facile, ma il movimento è solido». L’eredità, adesso, andrà gestita: questa è la partita più importante da queste parti.
Gestire gli impianti non sarà semplice, ma farlo nel modo corretto aprirà opportunità fin qui inesplorate. Basti pensare che la Federazione italiana di atletica leggera sta ragionando sulla creazione di un centro federale a Taranto, dove lo stadio dell’atletica e il PalaRicciardi, con una pista indoor di ultima generazione, si trovano a poche decine di metri di distanza. Un hub per costruire l’eccellenza italiana e pugliese. «Durante il training delle varie nazioni, gli atleti e i dirigenti italiani hanno già manifestato la voglia di fare qui i raduni invernali della Nazionale — racconta il presidente regionale Eusebio Haliti —. E si ragionerà nell’ottica di un centro federale a Taranto per l’atletica. Abbiamo una struttura indoor con curve più larghe, che consente maggiore velocità. Tendenzialmente, credo che arriveranno i migliori atleti italiani». Anche per l’atletica c’è il sold out. «I biglietti disponibili erano poco meno di mille, abbiamo avuto richieste ben superiori. Il movimento è in crescita. Il comitato regionale ha fatto registrare il record storico di atleti e società affiliate».
In Puglia, però, un centro tecnico federale, per quanto «periferico», esiste già: è quello di Mesagne per il taekwondo. Due ori olimpici, con Molfetta e Dell’Aquila, e i successi nei campionati italiani. Qui è nato un modello, che si è esteso a tutta la Puglia. «Tutto lo sport pugliese ormai da anni dimostra di essere ai massimi livelli. Il taekwondo pugliese è stato per quattro volte campione d’Italia. Ho visto anche altre discipline in questi giorni a Taranto e abbiamo un potenziale enorme. Noi facciamo sempre la nostra parte», spiega il presidente federale regionale Martino Montanaro. Eppure il taekwondo pugliese non ha portato a casa medaglie. «Siamo stati un po’ sfortunati con i problemi fisici e non siamo riusciti ad andare oltre i quarti di finale. Peccato, però il livello era molto alto, come negli altri sport. I Giochi hanno richiamato tanti atleti di livello altissimo: è un peccato per noi non aver preso medaglie, ma va bene lo stesso».
Ma la rivincita è un’altra e, stavolta, va oltre gli ori. Anche per il taekwondo c’è stato il pienone. «E in molti sono rimasti fuori perché, in alcuni momenti, non è stato possibile comprare i biglietti per dei problemi. E non c’erano biglietti al botteghino. Mi è dispiaciuto molto, altrimenti avremmo avuto il palazzetto pieno. Noi di solito portiamo almeno duemila persone alle gare in Puglia, al PalaFlorio. E abbiamo avuto un passaggio, in Puglia, di 2.600 atleti in gara».
È la rivincita degli sport minori. Ed è la vittoria dei Giochi del Mediterraneo: da queste parti, per qualche giorno, si è parlato — e si parlerà — di bocce, taekwondo, atletica, badminton e tennistavolo. Un raggio di luce nell’agosto caldissimo: chi avrà più il coraggio di chiamarli sport minori?