Il giorno dopo la festa resta la parte più difficile. Archiviati i XX Giochi del Mediterraneo, smontate le strutture temporanee e tornata la città alla sua quotidianità, Taranto si ritrova davanti alla domanda che accompagna ogni grande investimento sportivo: che cosa succederà adesso? Il grande circo dello sport ha fatto le valigie, lasciando sul territorio un'eredità milionaria fatta di gioielli d'architettura: eppure, la domanda che tutti si fanno lungo le rive dei due mari attanaglia già amministratori e cittadini. Che fine faranno ora questi impianti all’avanguardia? La risposta non ammette attese. Per questo la partita della gestione è già cominciata e procede su tavoli differenti, con affidamenti conclusi, proposte in valutazione e procedure ancora da definire.
Il primo risultato concreto è arrivato proprio nei giorni scorsi. Il Comune ha concluso le prime procedure ex articolo 5 del decreto legislativo 38 del 2021, dedicate alle associazioni e società sportive senza scopo di lucro. L’esito disegna una prima mappa con due soli soggetti affidatari per tre strutture chiave: il Centro Tennis Magna Grecia e il Parco Urbano dello Sport sono stati accorpati e assegnati alla Mediterraneo Sport per unificare le discipline di tennis e padel, mentre il campo da calcio Renzino Paradiso di Talsano è andato alla società Icco. È il primo pezzo di una ricognizione che dovrà progressivamente coinvolgere l’intera nuova impiantistica. Poi c’è lo Iacovone, il simbolo per eccellenza dello sport tarantino. Lo stadio ha ospitato le cerimonie dei Giochi ed è al centro di una proposta di partenariato pubblico-privato presentata da una società vicina al Taranto Calcio del gruppo Ladisa. Gli uffici comunali stanno esaminando la proposta. In questo caso il futuro dell’impianto si intreccia inevitabilmente con quello del calcio cittadino, ma anche con la possibilità di utilizzare lo stadio per eventi di altra natura.
Ben più articolata appare la partita dei grandi complessi, veicolata attraverso lo strumento del partenariato pubblico-privato e del project financing previsto dall’articolo 193 del codice dei contratti. Sul polo indoor e outdoor composto dal PalaRicciardi e dallo stadio di atletica Giuseppe Valente è arrivata la manifestazione d'interesse della Fidal nazionale, che disporrebbe della solidità per gestire l'impianto senza gravare con richieste di contributo sul bilancio municipale. Per il PalaMazzola si registrano invece due differenti offerte da parte di soggetti privati. L'iter resta però lungo e tortuoso: il Comune dovrà attestare il pubblico interesse di ciascun progetto prima di metterlo a gara pubblica, con una definizione che non arriverà prima di novembre. In bilico resta anche il Centro Nautico Torpediniere, per il quale si valuta un affidamento temporaneo in attesa di un gestore definitivo.
La vera spina nel fianco dell'intera eredità resta tuttavia lo Stadio del Nuoto «Torre D’Ayala». Parliamo dell'opera più affascinante, ispirata ai bastioni storici della città e perfettamente integrata nella costa, dotata di due vasche olimpioniche da 50 metri – una coperta con tribuna da 980 posti e una scoperta da 1.000 posti – corredata da spazi per la medicina sportiva e il ristoro. Un gigante che rischia di trasformarsi nella più classica e dolorosa delle cattedrali nel deserto. Il motivo è puramente finanziario: mantenere in funzione la struttura non meno di 700-800mila euro l'anno. Numeri che impongono un modello capace di combinare attività agonistica, scuola nuoto, società sportive, eventi e presenza federale.
L'interlocuzione con la Federazione Italiana Nuoto (Fin) ha evidenziato la disponibilità della federazione a garantire il personale e ad inserire la vasca nel circuito dei grandi eventi per scoprire nuovi talenti sulla scia di Benedetta Pilato, ma la spesa corrente rimarrebbe interamente sulle spalle dell'ente locale, che non ha la capacità economica per sostenerla. Per sbloccare il vicolo cieco, Palazzo di Città sta verificando la fattibilità di far coprire al commissario straordinario Massimo Ferrarese l'installazione delle batterie di accumulo dell'impianto fotovoltaico. Un intervento da 380mila euro – rientrante nel plafond di risorse aggiuntive sbloccate dal Governo – che abbatterebbe i costi energetici. Il sindaco Bitetti guarda oltre, convinto che Taranto possa trasformarsi nella «città dei due mari e dello sport». L'obiettivo dichiarato è intercettare grandi flussi attraverso il turismo sportivo, a patto di potenziare la rete dei trasporti in sinergia con la Regione e il Ministero. In questo contesto, anche i 3 milioni di euro rimasti alla struttura commissariale potrebbero essere destinati dal Governo come fondi di start-up per la gestione. Solo se la parola «legacy» saprà farsi pratica amministrativa e quotidiana, le piscine e le piste tarantine continueranno a produrre sport ed economia anche a telecamere spente.
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