
Salvatore Caronia, direttore generale di Giochi del Titano

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Bufera sulla Giochi del Titano. Sette iscritti nel registro degli indagati, un blitz a sorpresa con perquisizioni nella sede di Rovereta e l’ipotesi d’accusa di un lavaggio di denaro di provenienza illecita da quasi 7,5 milioni di euro. È la cornice giudiziaria dell’inchiesta congiunta condotta dal Tribunale di San Marino e dalla Procura di Ravenna. Per gli inquirenti, le slot machine della Giochi del Titano avrebbero rappresentato lo snodo centrale per schermare e riimmettere nel circuito legale somme figlie di reati fiscali e societari.
Il quadro cautelare delineato dai magistrati ha portato agli arresti domiciliari per il direttore generale Salvatore Caronia, mentre risultano indagati a piede libero il vicedirettore Angelo Muraccini, tre dipendenti e la coppia formata dall’imprenditore di origini siciliane Elio Marino e dalla compagna Aizada Chokoeva. Un’ipotesi d’accusa che, stando a quanto filtra dagli ambienti investigativi, rappresenterebbe soltanto il primo fermo immagine di una rete ben più complessa, con ramificazioni societarie ed economiche radicate tra la Romagna e diverse regioni d’Italia.
Secondo la ricostruzione provvisoria della Guardia di Finanza e dei magistrati del Titano, il circuito finanziario avrebbe mosso i primi passi oltreconfine attraverso un carosello di fatture per operazioni inesistenti. Elio Marino avrebbe fatto viaggiare una pioggia di bonifici verso quattro ’società cartiere’ a lui riconducibili, poste a copertura di presunti reati come evasione, truffa e appropriazione indebita. Successivamente, l’imprenditore si sarebbe recato nel Bergamasco per recuperare il corrispettivo in contanti da un intermediario albanese. A quel punto, il denaro liquido avrebbe varcato la frontiera di San Marino, nascosto in auto, per la seconda e decisiva fase dell’operazione all’interno della sala da gioco.
In base al teorema d’accusa, la trasformazione del contante in titoli perfettamente tracciabili avveniva direttamente davanti alle macchinette. Inserendo la provvista illecita nelle slot, la coppia avrebbe sfruttato il margine di restituzione teorico previsto dagli apparecchi (pari al 92-95%), incassando la differenza sotto forma di assegni emessi dalla Giochi del Titano come regolari ’vincite’, poi versati in banca. Un flusso finanziario imponente: tra il 2019 e il 2026 l’Agenzia di Informacion Finanziaria sammarinese ha tracciato operazioni per 7.493.421,67 euro. Una cifra che per gli inquirenti stride fortemente con la capacità reddituale di Marino, attestata su dichiarazioni ufficiali comprese tra i 5.000 e i 38.000 euro annui.
L’impalcatura accusatoria ipotizza inoltre una fitta rete di coperture e complicità interne alla struttura. Alcuni addetti ai lavori avrebbero garantito il monopolio di specifiche slot alla coppia, sbarrando l’accesso agli altri clienti. Dalle intercettazioni agli atti emergerebbero trattative informali sui ’costi del servizio’ (con lamentele per una presunta provvigione del 20%) e presunte ingerenze del direttore Caronia sui funzionari della Banca Agricola Commerciale per evitare accertamenti sull’origine dei fondi.
I commissari della legge hanno disposto il sequestro di apparati informatici, server e dieci slot machine per escludere o accertare eventuali anomalie nei software o frodi informatiche. Nel frattempo, la partita si sposta sul versante italiano, dove gli accertamenti sui flussi finanziari restano protetti dal massimo riserbo.
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