Sud nuova locomotiva del Paese da quattro anni di fila, con Pil, occupazione ed export superiori dal dopo-Covid alle medie nazionali. E la Zes unica modello da estendere a tutta Italia per assicurare le necessarie semplificazioni burocratiche alle imprese che vogliono investire. Ma le sfide in chiave Mezzogiorno non sono affatto finite o, magari, vinte. C’è il nodo della fuga dei giovani da sciogliere, ricordava anche ieri la premier Giorgia Meloni. E non sarà facile anche nell’immediato futuro alla luce degli ultimi aggiornamenti di Svimez (e non solo) sull’argomento (in 23 anni ben 315mila laureati hanno lasciato le regioni meridionali).
«Serve una politica che adesso si deve porre la priorità dei troppi ragazzi che se ne vanno, dei troppi ragazzi che questi territori formano investendo su di loro e che poi vanno a spendere quello che qui è stato investito da qualche altra parte. Questa è la prossima priorità», spiega la presidente del Consiglio a Policoro, in Basilicata, dove è stata ieri insieme al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, per verificare i danni causati tre giorni fa da una violenta tromba d'aria. Il metodo di lavoro, anche a fine legislatura, resta lo stesso che ha permesso al Mezzogiorno, grazie anche al forte impatto del Pnrr (82 miliardi spesi attraverso la riserva del 40% sul totale delle risorse), di recuperare credibilità sul piano economico.
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«Abbiamo cominciato a lavorare sul Mezzogiorno dall'inizio della legislatura – ricorda Meloni -, non sono questioni che si affrontano all’ultimo perché arriva una campagna elettorale. Noi abbiamo scommesso su un'idea diversa di Mezzogiorno rispetto a quella che abbiamo visto tante volte, quella che pensa che si possano risolvere i problemi con la clientela. O quella che pensa che il Mezzogiorno sia un problema da risolvere. Noi abbiamo fatto una scommessa diversa, che era quella di dimostrare che il Mezzogiorno poteva essere la locomotiva d’Italia». Scommessa, sottolinea la premier, che si è sostanziata in scelte concrete: «Abbiamo investito, abbiamo aumentato la quota infrastrutture, abbiamo investito con la Zes Unica del Mezzogiorno che ha generato da sola 60 miliardi di investimenti. Oggi il prodotto interno lordo qui cresce più della media nazionale, al Sud l'occupazione aumenta più della media nazionale. Vuol dire che si poteva fare e si può fare però serve una politica che abbia una mentalità diversa».
Frenare l’emigrazione giovanile non sarà facile anche perché ad essa si aggiungono le pesanti incognite sulla crisi demografica che rischia di colpire soprattutto al Sud (ma il fenomeno dei giovani che dal Nord cercano un lavoro all’estero non è meno preoccupante). Ma i segnali di una inversione di tendenza non mancano alla luce del ritrovato dinamismo del sistema delle imprese meridionali (il Sud resta l’area del Paese in cui il saldo tra imprese nuove e imprese fallite è più alto). Ma anche l’impatto della Zes unica sembra in grado di mantenere alta la quota di investimenti privati registrata dalla metà del 2024, fattore decisivo per stabilizzare la crescita anche in una fase nella quale il rischio di rallentamento appare molto concreto.
E a proposito di Zes unica, sarà probabilmente affidata ad una sola struttura operativa la gestione della semplificazione burocratica per gli investimenti che il Governo, attraverso il “modello Zes unica Sud”, estenderà a tutta Italia. Si pensa in sostanza ad una sorta di “struttura di missione” che farebbe capo sempre a Palazzo Chigi, dove attualmente ha sede il Dipartimento Sud, coordinato dal sottosegretario Luigi Sbarra, con la Direzione che si occupa della Zes unica affidata all’avvocato Giosy Romano. L’obiettivo è di utilizzare la positiva esperienza di quest’ultima (oltre 1.500 autorizzazioni agli investimenti nel Sud, più in Umbria e Marche, in meno di tre anni), allargandone la competenza anche al resto del Paese.
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Una scelta in fondo anche inevitabile se si considera da un lato che il credito d’imposta, che dovrebbe restare al Sud, è di esclusiva pertinenza dell’Agenzia delle Entrate e dunque del ministero delle Finanze; e dall’altro che sarebbe decisamente più facile garantire la continuità dell’attuale strumento piuttosto che pensare di crearne un altro con le stesse funzioni del primo. In tal caso sembrerebbe scontata anche la conferma del ruolo di Romano, il vero protagonista tecnico del successo del “modello Zes unica Sud”, con un livello di responsabilità superiore rispetto all’attuale ma con le stesse garanzie di professionalità e trasparenza emerse finora. Di sicuro i tempi sembrano molto brevi alla luce anche dell’annuncio della stessa Meloni l’altra sera a Bari. Si procederà all’interno dell’imminente Decreto-legge sulle semplificazioni per le imprese che stanno mettendo a punto i ministri Urso e Zangrillo e che in prima battuta dovrebbe garantire una boccata di ossigeno sotto il profilo dei costi energetici. Pochi giorni e il testo approderà in Consiglio dei ministri per essere approvato.