
Il futuro previdenziale degli psicologi

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Roma, 10 agosto 2026 – Chi sono oggi gli psicologi che si avviano alla professione?
“Chi si iscrive per la prima volta a Enpap affronta quasi sempre i primi anni con un reddito discontinuo, una professionalità da costruire, un posizionamento incerto e scarso potere contrattuale – spiega Federico Conte, presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza per gli psicologi (Enpap) - Dopo la legge n. 163/2021, che ha eliminato il tirocinio post-laurea introducendo i titoli universitari abilitanti, i giovani laureati si affacciano più precocemente al mondo del lavoro. L'avvio professionale, però, richiede sia di inserirsi efficacemente sul mercato sia di costruire competenze ulteriori a quelle accademiche, con corsi di specializzazione, master, aggiornamento continuo: una spesa impegnativa nei primi anni di carriera. La nostra popolazione è anche prevalentemente femminile, e soffre gli stessi svantaggi delle altre professioni in termini di bias culturali e disparità economica”.
Quali difficoltà avverte con più urgenza per questa fascia di iscritti?
"La precarietà, prima di tutto: non solo reddituale, anche di prospettiva. La quasi totalità degli psicologi intraprende la libera professione, ma spesso per mancanza di alternative stabili più che per una scelta strutturata. Il percorso universitario forma solide basi teoriche, ma non a un mercato del lavoro in rapida evoluzione: ci si trova catapultati sul mercato spesso privi degli strumenti per costruire la propria posizione e la propria tutela previdenziale. La previdenza viene percepita come qualcosa di lontano, che riguarda un sé futuro nel quale non ci si identifica — quando è proprio nei primi anni che se ne gettano le basi".

Federico Conte, presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza per gli psicologi (Enpap)
Che approccio intende adottare l’Ente rispetto ai giovani?
"Il nostro obiettivo è accompagnare concretamente, passo dopo passo, con strumenti di formazione finanziaria e previdenziale che aiutino a fissare obiettivi realistici. Oltre agli strumenti di pianificazione già sul nostro sito, avvieremo presto un percorso di educazione finanziaria. Abbiamo poi costruito un welfare di prossimità: nei primi tre anni è prevista una riduzione del versamento contributivo per redditi sotto i 10.000 euro, ed eroghiamo borse di formazione fino al 50% della spesa in corsi post-universitari. Con una popolazione prevalentemente femminile, molte misure sostengono il periodo intorno alla maternità, durante il quale si consolida un maggiore gap reddituale".
In un sistema totalmente contributivo, come tenere insieme la sostenibilità del sistema con l'attenzione ai più giovani?
"Sono esigenze che si completano, non si contrappongono: solo un ente solido può garantire una rendita per la vita e insieme misure di assistenza nelle fasi più complesse della carriera. Abbiamo di recente istituito l'Osservatorio sulla Professione, un tavolo permanente con le sigle sindacali più rappresentative, in cui mettiamo a disposizione i dati raccolti da anni su redditi e posizione previdenziale degli iscritti. Perché il nodo dei più giovani non è solo previdenziale: è la distanza tra il valore della prestazione psicologica e il compenso effettivamente riconosciuto. Stiamo inoltre studiando una premialità per chi sceglie, nei primi anni, di versare più dell'aliquota minima, consapevoli che quei versamenti saranno i più vantaggiosi in termini pensionistici. Sostenibilità, consapevolezza, lungimiranza sono le direttrici su cui puntiamo per garantire un futuro più solido alla nostra categoria”.
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