«Il mandato era di posizionare un ordigno esplosivo e farlo esplodere». Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello, due dei quattro presunti esecutori avellinesi dell'attentato del 16 ottobre a Sigfrido Ranucci, smentiscono Valter Lavitola.
Nel tentativo di attenuare la propria posizione e far cadere le accuse di detenzione e utilizzo di esplosivo aggravate dal metodo mafioso, lo sorso 12 agosto il faccendiere, interrogato dal gip Iole Moricca, aveva ammesso di essere il mandante dell'attentato al giornalista, ma aveva sostenuto di avere solo suggerito al mediatore Clesio Gomes Tavares di sparare tre o quattro proiettili sul muretto di cinta di casa del conduttore di Report. Circostanza che ieri gli esecutori hanno negato.
D'Avino e Passariello hanno ribadito quanto dichiarato dopo l'arresto, quando si erano avvalsi della facoltà di non rispondere e avevano reso spontanee dichiarazioni: il mandato ricevuto da Tavares, dipendente del ristorante di Lavitola e suo socio in Africa nell'affare carbon credit, non prevedeva di ferire qualcuno. «Una messinscena», pagata 3mila euro da dividere in quattro. Una tesi che secondo le difese dovrebbe far cadere l'aggravante del metodo mafioso, contestata dai pm.
La Procura sostiene che Lavitola abbia organizzato l'attentato puntando a un incremento di popolarità dell'amico, in modo da spingerlo in politica. Il faccendiere, interrogato, aveva raccontato di volere diventare il produttore di Report e, quando il giornalista era finito sotto attacco, di avere consigliato a Ranucci, sempre più esposto, di scegliere la strada di Michele Santoro, che produceva le sue trasmissioni con una società esterna, vendendo poi le puntate. Aveva quindi giustificato l'attentato dicendo di avere messo in atto il piano per proteggere l'amico e fargli rafforzare la scorta, perché aveva saputo di un imminente attentato organizzato da uomini dei servizi segreti israeliani. Un pericolo del quale diceva di avere avvisato Ranucci, che sul punto lo ha smentito.
Come già emerso dalle indagini, però, i due esecutori materiali hanno sostenuto di non avere mai conosciuto Lavitola e che Tavares, l'unico con il quale hanno avuto rapporti, non avesse confidato loro per conto di chi dovessero piazzare l'esplosivo davanti casa del giornalista. Hanno anche detto di non conoscere Ranucci.
Intanto il braccio destro del faccendiere, che questa volta non registra videomessaggi, è tornato a parlare in tv, questa intervistato in Camerun dal Tg1. L'uomo, incaricato da Lavitola di rivolgersi a suoi contatti della malavita per trovare l'esplosivo e realizzare l'attentato, ammette di conoscerli e ribadisce di essere estraneo ai fatti. «Valter è mio socio, so chi sono alcuni degli arrestati», dice. Del resto gli stessi attentatori facevano il suo nome nelle conversazioni captate dai carabinieri e riportate nell'ordinanza che il 30 giugno li ha spediti in carcere.
Tavares ripete ancora che tornerà in Italia e aggiunge: «Sono sicuro che sarò un uomo libero. Solo il tempo per verificare che non c'entro niente in tante cose. Non sono latitante, se volessi scappare andrei in Russia dove conosco e dove nessuno potrebbe chiedere estradizione». Di fatto la procura di Roma ha già chiesto l'estradizione al Camerun per il bodyguard che Lavitola considera come un figlio e che, oltre che dell'attentato a Ranucci, si occupa di ottenere le concessioni di migliaia di ettari di foreste di mangrovie in Camerun.
Le difese
E intanto gli avvocati annunciano che presenteranno un'istanza per l'attenuazione, «se non la revoca», della misura cautelare. «Per il futuro il rito abbreviato è una possibilità», hanno commentato Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri. Mentre Sergio Cola, legale di Lavitola, nega che le dichiarazioni dei presunti mandanti smentiscano la versione fornita dal suo assistito: «Sulla base di quello che si è apprende, la versione di Valter Lavitola non è smentita, anzi sembrerebbe essere riscontrata parzialmente o totalmente». E, in vista del Riesame previsto per il prossimo 7 settembre, annuncia che chiederà alla procura l'acquisizione della copia degli interrogatori.
Nei prossimi giorni sono previsti gli interrogatori degli altri due indagati: Saverio Mutone, anche lui in carcere, e Marika De Filippis, compagna di D'Avino, e attualmente ai domiciliari.