Il retino, il secchiello di plastica, il granchio catturato e lasciato al sole. È una scena che si ripete su ogni spiaggia italiana e quasi nessuno la percepisce come un illecito. Eppure, come riporta Sky TG24, quel gesto rientra tra i comportamenti puniti dal Codice Penale, con sanzioni che nei casi più gravi arrivano a 60mila euro.
Tra le cattive abitudini più diffuse c’è proprio la cattura con il retino di granchi e meduse, poi buttati dentro secchielli di plastica ed esposti a temperature proibitive. C’è anche chi si diverte a schiacciare gli esemplari sulla sabbia, colpendoli con palette o bastoncini.
L’elenco dei maltrattamenti è più ampio di quanto si pensi e include i contatti ravvicinati con stelle marine, pesci e persino delfini, tolti dal loro habitat naturale e presi d’assalto magari per un selfie. La molestia nei confronti degli animali marini equivale a tutti gli effetti a un reato, come stabilito dagli articoli 544 bis e ter del Codice Penale. E le pene scattano a prescindere dall’esito dell’azione, che si concluda o meno con l’uccisione o il ferimento dell’animale, con l’aggravante della crudeltà.
Alla legge del 2004 sui reati contro gli animali, la numero 189, si è aggiunta dallo scorso anno la legge 82, nota come legge Brambilla, che ha inasprito le pene. In caso di sevizie prolungate che provocano volutamente sofferenza all’animale, si rischia la reclusione da 1 a 4 anni e multe da 10mila a 60mila euro.
Portare via sabbia, conchiglie o coralli equivale a un furto e viene punito come tale. In Sardegna, dal 2017, è in vigore una legge regionale, la numero 16, che prevede sanzioni amministrative da 500 a 3mila euro per chi “asporta, detiene, vende anche piccole quantità di sabbia, ciottoli, sassi o conchiglie provenienti dal litorale o dal mare senza autorizzazione”.
Anche il relax può costare caro. Dal 2011 il Ministero della Salute ha dichiarato fuorilegge i trattamenti abusivi, per tutelare “l’incolumità pubblica dal rischio derivante dall’esecuzione di massaggi lungo i litorali”. A seconda delle ordinanze comunali, le multe possono arrivare fino a 7mila euro. Le stesse sanzioni si estendono all’acquisto di merce contraffatta sotto l’ombrellone e all’esecuzione di tatuaggi.
Il fumo in spiaggia non è reato, ma le cicche vanno gettate negli appositi contenitori o nei bidoni dell’immondizia. Dal 2015 una legge prevede sanzioni da 60 a 300 euro per chi butta i mozziconi in mare o li nasconde sotto la sabbia, sia negli stabilimenti sia nelle spiagge libere.
Sui falò non autorizzati, invece, Comuni e Regioni intensificano i controlli nei momenti clou dell’estate: le multe vanno da un minimo di 500 euro fino a 2mila euro.
Oltre alla normativa nazionale, ogni territorio ha le proprie ordinanze.
In Emilia-Romagna spicca la stretta contro il turismo definito “cafone”: a Rimini è in vigore il divieto di accesso notturno all’arenile e alla balneazione tra l’una e le cinque del mattino, mentre in spiaggia è vietato l’uso di oggetti monouso in plastica e il fumo è ammesso solo in zone apposite.
Nel Lazio, ad Ostia e Fiumicino, gli stabilimenti devono garantire il passaggio dei cittadini fino alla battigia, senza ostacolare l’accesso a un bene che resta demaniale. Le attività sul lungomare devono, inoltre, sostituire progressivamente i prodotti monouso in plastica con materiali compostabili: le violazioni possono comportare sanzioni superiori ai 3mila euro.
Le regole non si fermano all’arenile. In diverse località del Mezzogiorno, tra cui Sorrento, i controlli sono stati estesi ai centri storici e alle principali vie commerciali: passeggiare in costume da bagno, in bikini o a torso nudo lontano dalla spiaggia è vietato e può costare una sanzione amministrativa.