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Granillo stregato da Lotito: «Non prometto nulla, ma vi darò tutto». Ecco il piano per riportare la Reggina nel calcio che conta


REGGIO CALABRIA C’è un pomeriggio che segna uno spartiacque, e per Reggio Calabria è stato questo. Allo stadio “Oreste Granillo”, gremito da migliaia di tifosi, si è consumato il primo, vero atto pubblico della nuova Reggina: quella di Claudio Lotito. Non capita spesso che l’arrivo di un nuovo proprietario venga vissuto come l’inizio di un’era. Ma questa volta è diverso. È la quinta volta in undici anni che un nuovo patron si affaccia sull’ultracentenaria storia del club amaranto – un dato che da solo racconta l’instabilità cronica attraversata dal calcio reggino nell’ultimo decennio. Questa volta, però, a sedersi al tavolo non è un imprenditore qualunque, ma uno dei dirigenti più influenti e discussi del calcio italiano degli ultimi vent’anni: a Roma contestato con la sua Lazio, a Reggio atteso come chi detiene le chiavi per riaprire la porta dei sogni.

Un secolo di passione, tra alti e bassi

Fondata nel 1914, la Reggina è una delle società più antiche del Mezzogiorno. Ha conosciuto l’apice della propria storia tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000, quando raggiunse la Serie A e vi rimase per nove stagioni consecutive, un decennio d’oro guidato allora da Lillo Foti, ancora oggi punto di riferimento nella memoria collettiva amaranto. Dopo quella stagione sono arrivati anni difficili – retrocessioni, crisi societarie, un fallimento e diverse rifondazioni – fino agli ultimi tre campionati vissuti tra i dilettanti di Serie D. Ma per Reggio Calabria la Reggina non è mai stata solo una squadra: è un pezzo di identità cittadina, che il Granillo, con la sua storica Curva Sud, ha custodito per generazioni come simbolo di riscatto sportivo e sociale. Non a caso è proprio questo stadio ad aver fatto da cornice all’annuncio di stasera, davanti a una tifoseria che non ha mai smesso di crederci, nemmeno negli anni più bui.

Un abbraccio commosso

Ad aprire la serata è stato il sindaco Francesco Cannizzaro, visibilmente emozionato. Rivolgendosi direttamente a Lotito, ha ricordato quanto lo stadio Granillo abbia significato per la città nel corso degli anni: «Uno stadio che ha regalato a questa città tantissime emozioni e tantissime delusioni – negli ultimi tempi forse più delusioni che emozioni – ma che comunque ha contribuito a scrivere la storia di questa città, e mi sia consentito dire, anche e soprattutto sotto il profilo sportivo e calcistico, ha segnato la storia della Calabria e dell’Italia», ha detto il sindaco, ricordando come la Reggina sia stata per anni un punto di riferimento non solo per il calcio calabrese ma per l’intero Sud Italia. Il primo cittadino ha poi ripercorso l’origine del suo legame con Lotito, raccontando di aver iniziato a parlargli di questa «straordinaria realtà» già in tempi non sospetti, quando ancora non aveva scelto di scendere in politica attiva. Fu allora, ha raccontato, che gli chiese aiuto e sostegno, consapevole che una delle realtà sportive più importanti della città stesse morendo, e che nel suo ruolo istituzionale di parlamentare non potesse restare a guardare senza provare a intervenire. Un racconto che ha restituito, prima ancora dell’intervento di Lotito, il senso di un percorso lungo anni, nato da un’amicizia personale prima che da un’operazione societaria, e culminato nel gesto simbolico con cui Cannizzaro ha poi donato al nuovo patron la propria sciarpa amaranto, custodita da oltre vent’anni. Lotito, accolto dagli applausi dell’intero stadio, si è detto profondamente toccato dal calore ricevuto, riconoscendo di aver ritrovato nel racconto del sindaco quei valori – famiglia, dignità, rispetto della parola data – che gli aveva trasmesso il padre, di origini calabresi e per questo ha scelto di intraprendere questo progetto.

Concretezza, non proclami

Nel suo intervento, il patron ha scelto la via della sobrietà, evitando promesse roboanti e insistendo sulla concretezza: nel calcio, ha spiegato, non si possono fare previsioni certe perché le variabili sono troppe, ma ha garantito il massimo impegno sul piano economico, organizzativo e professionale. Ha ripercorso il lavoro già avviato nelle ultime settimane – l’iscrizione al campionato, la definizione dell’assetto societario, la scelta dell’allenatore, l’allestimento della rosa – definendoli i primi fatti concreti di un progetto che punta a costruire basi durature, con l’obiettivo di riportare la Reggina nel calcio professionistico. Ha inoltre annunciato la conferma di gran parte del personale già presente nel club, riconoscendone competenza e attaccamento ai colori amaranto. Ha poi ribadito l’impegno quotidiano profuso in queste settimane, sottolineando di aver messo a disposizione risorse non facili da reperire in una categoria come la Serie D, proprio perché considera questo campionato un passaggio transitorio: un punto di partenza per rilanciare la Reggina verso il calcio che conta.

Il nodo multiproprietà

Sul fronte più delicato, quello della compatibilità tra la proprietà della Lazio e quella della Reggina, Lotito ha affrontato apertamente il tema, definendo la normativa attuale dannosa per il calcio italiano e per i territori. Ha ricordato di essere stato, in passato, promotore dell’idea delle multiproprietà, indicandone i vantaggi sul piano economico, territoriale e della valorizzazione dei giovani talenti, e ha fatto riferimento a un possibile cambio di indirizzo da parte della Lega Calcio sul tema. Sulla possibile soluzione futura, in caso di promozione della Reggina tra i professionisti, ha lasciato aperta l’ipotesi di un passaggio di proprietà del club a suo figlio, attualmente responsabile del settore giovanile e femminile della Lazio, sottolineando come per lui la Reggina rappresenti ormai un progetto di famiglia.

Come gestirà un impero fatto di più società

Rispondendo a chi gli chiedeva come pensi di seguire personalmente la Reggina insieme a tutti gli altri suoi impegni, Lotito ha spiegato di aver costruito, fin dal primo giorno, un’organizzazione pensata per rispettare il territorio e chi vi lavora. Sul proprio ruolo, ha ribadito di non voler essere presidente della Reggina – scelta compiuta apposta per evitare sovrapposizioni con la Lazio – bensì patron, con un amministratore unico che detiene i pieni poteri operativi e risponde a lui dell’utilizzo delle risorse messe a disposizione. Ha ricordato di aver costituito una società ad hoc, Reghium, proprietaria del club, pensata per richiamare nel nome la storia della città e della squadra. E ha ribadito ciò che aveva già anticipato in apertura: la proprietà reale della società, al 100%, è di suo figlio, a conferma – ha detto – di quanto tenga a questo progetto come a una questione di famiglia.

Come gestirà un impero fatto di più società

Sul fronte tecnico, Lotito ha confermato che l’allenatore è già stato scelto, pur riservandosi l’annuncio ufficiale nelle prossime ore, e ha parlato di una rosa di giocatori già ampiamente definita, frutto di una ricerca condotta su tutto il territorio nazionale. Sul centro sportivo Sant’Agata, ha osservato che la struttura attuale può essere più che adeguata per le esigenze della categoria – e anche per un eventuale salto in Serie C o B – ricordando che «mangiando viene l’appetito» e che la priorità, in questa fase, resta superare il momento più critico. Ha rivendicato la propria esperienza diretta in ogni categoria del calcio italiano, dalla Serie B alla C2, alla C1, fino a ventidue anni consecutivi in Serie A, definendosi il presidente più longevo della storia per continuità. Ha infine sottolineato come la Serie D sia, paradossalmente, uno dei campionati più complicati da vincere, perché premia una sola squadra su tutte: per questo, ha detto, spetta alla società allestire una squadra davvero competitiva, e ai tifosi il compito di sostenerla.

Ai tifosi

Interrogato su un eventuale confronto con la tifoseria organizzata, Lotito ha spiegato di aver scelto un ordine preciso nei suoi incontri: prima le istituzioni, poi i tifosi. Ma ha subito aggiunto che quel confronto, in realtà, lo sta già vivendo in quel momento, parlando direttamente davanti a tutta la gente radunata al Granillo. Non ha mancato di sottolineare un concetto che gli sta a cuore: non bisogna creare divisioni né distinzioni tra le diverse componenti del tifo, perché conta solo un’unica appartenenza, quella alla maglia amaranto.

Le prossime tappe

Il raduno precampionato dovrebbe prendere il via mercoledì 29 luglio, anche se restano da definire alcuni dettagli organizzativi, a partire dalla sede. La nuova era della Reggina è ufficialmente iniziata: il passato resta un pezzo indelebile della storia del club, ma lo sguardo, ora, è già rivolto al futuro. ([email protected])

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