In Russia è crisi carburante. Con calo di produzione, lunghe code alle stazioni di servizio e l’ipotesi di razionamento che si fa sempre più concreta. È la conseguenza degli massicci attacchi di droni dall’Ucraina: secondo i dati raccolti dal progetto DeepStrike, almeno 43 infrastrutture sono state colpite in tutta nelle prime due settimane di agosto, un record dall’inizio della guerra su vasta scala. Un recente attacco alla raffineria di Perm, che produce circa 41.000 barili di benzina e 78.000 di gasolio al giorno, ha ridotto al minimo il 28% la capacita operativa dell’unita di distillazione. Dal 26 agosto tutte le quattro principali raffinerie di petrolio russe di Lukoil sono ferme, l’ultima costretta a bloccare la produzione è stata quella di Nizhni-Novgorod, la quarta per grandezza in Russia e seconda per produzione di benzina.
Un’emergenza che ha costretto Mosca a una prima contromisura, ovvero l’estensione del divieto totale di esportazione di benzina fino alla fine di gennaio 2027. Un’analisi di Vortexa registra che gli arrivi di benzina via mare sono saliti a circa 125.000 barili al giorno ad agosto, per un totale stimato di 470.000 barili nel mese. Circa il 55% della benzina importata dalla Russia, pari a circa 260.000 tonnellate, è arrivata su navi sottoposte a sanzioni, in gran parte con i sistemi di identificazione disattivati. GdeBenz, servizio di monitoraggio russo utilizzato per tracciare la disponibilità e i prezzi dei carburanti nei distributori, segnala la carenza di carburante in un numero record di punti vendita e le autorità di almeno otto regioni hanno ufficialmente riconosciuto il problema. Vladimir Putin, dal canto suo, ha minimizzato la situazione riducendola a «qualche inconveniente». Secondo una valutazione di S&P Global, gli attacchi dei droni hanno messo fuori servizio almeno 26 raffinerie di petrolio russe tra gennaio e luglio, sette delle quali non hanno ancora ripreso le attività. Il cambio di tattica è stato descritto nel dettaglio dal Financial Times. Strateghi militari e operatori di droni ucraini hanno dichiarato al giornale che Kiev ora punta ai componenti più difficili e costosi da sostituire: unità di raffinazione primaria, unità catalitiche e compressori. L’obiettivo è mantenere le raffinerie fuori servizio il più a lungo possibile e rendere ogni attacco il più oneroso possibile per Mosca.

È in questo contesto che il 10 luglio il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato la creazione di una nuova unità delle Forze armate ucraine per pianificare ed eseguire attacchi a lungo raggio contro obiettivi della Federazione, pubblicando un elenco aggiornato degli obiettivi prioritari il 26 luglio. Se la scorsa estate gli attacchi all’industria petrolifera russa sono stati sporadici, nel 2026 l’Ucraina è passata a una campagna sistematica, progettata per impedire alle raffinerie prese di mira di stabilire un ciclo di riparazione stabile, rendendo ogni unità riattivata un nuovo obiettivo prima che la produzione abbia il tempo di tornare alla normalità. La conseguenza, come segnala Insider, è che il ritmo con cui la Russia sta rimettendo in funzione gli impianti danneggiati è sempre più lento rispetto al numero di nuovi scioperi. Secondo una stima di Kpler, le raffinerie russe hanno lavorato 4 milioni di barili di petrolio al giorno ad agosto, in calo del 5% rispetto a luglio e del 2,5% su giugno, già raggiunto al livello più basso degli ultimi anni. Fonti del settore non escludono la possibilità che i volumi di raffinazione effettivi siano addirittura inferiori, attestandosi tra i 3,8 e i 4,1 milioni di barili al giorno.
La raffinazione potrebbe risalire a 4-4,3 milioni di barili al giorno a settembre, ma nel prossimo futuro l’industria non sarà in grado di tornare ai livelli normali. E la disponibilità di carburante sul mercato interno riflette queste fluttuazioni. La fase acuta della carenza, tra fine di maggio e inizio luglio, quando si formavano lunghe code e sono state introdotte limitazioni alle vendite in decine di regioni, ha iniziato ad attenuarsi verso la fine del mese con Kemerovo, Vologda e Omsk che hanno revocato le restrizioni. La crisi si è però ripresentata all’inizio di agosto, portando le regioni di Kaluga e Lipetsk a reintrodurre la vendita di carburante a targhe alterne, mentre Orenburg ha introdotto il sistema per la prima volta dopo la chiusura della raffineria di Orsk e Sebastopoli ha ripristinato i codici QR per l’acquisto di carburante. Secondo Izvestia, a metà agosto il carburante era disponibile in meno di un terzo delle stazioni di servizio del Paese. Poiché l’attuale crisi russa è causata dalla guerra e non dalle dinamiche di mercato, sottolinea Insider, una sua rapida risoluzione richiederebbe la fine degli scioperi stessi. Per ora, l’affermazione pubblica di Putin secondo cui non ci sono state «conseguenze critiche» – nonostante la perdita di un terzo della capacità di raffinazione del Paese – suggerisce che non sia disposto a fare concessioni nell’ambito del conflitto.
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