La Germania non ha più dubbi. Dietro i droni trovati nell'aeroporto di Lipsia e l'altro che ha colpito un aereo cargo poi dirottato ad Hannover c'è la mano di Mosca. I servizi segreti, la Difesa e le forze dell'ordine hanno messo insieme tutte le tracce, raccolto indizi, studiato il tipo di "incidente" e analizzato anche i precedenti.
E dopo quasi un mese di indagini, ieri a parlare è stato il ministro dell'Interno tedesco Alexander Dobrindt, che in conferenza stampa a Berlino con il collega degli Esteri Johann Wadephul, ha chiarito che «la Russia ha la responsabilità dell'attacco ibrido a Lipsia del 4 agosto». «Non consideriamo l'incidente come un caso isolato», ha continuato Dobrindt, che ha anche lanciato un avvertimento: «Non siamo in guerra, ma siamo quotidianamente bersaglio di attacchi ibridi».
E dal governo sono arrivati anche i primi provvedimenti contro Mosca. Come annunciato da Wadelphul, la Germania ha deciso di chiudere il consolato russo a Bonn e di rescindere il contratto di un centro culturale a Berlino, la "Casa russa". Le misure sono state subito condannate dal Cremlino. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha detto che le decisioni di Berlino «riceveranno una risposta adeguata». Dmitry Peskov, portavoce presidenziale russo, ha accusato la Germania di cercare l'escalation con accuse infondate. Ma intorno al governo tedesco si è alzato il muro dell'Europa e della Nato.
Da Bruxelles, è arrivata subito la solidarietà della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen («Gli attacchi ibridi non rimarranno senza risposta», ha detto al cancelliere Friedrich Merz), e del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Mark Rutte, segretario generale della Nato, ha sentito Merz e ha ricordato che «i tentativi della Russia di intimidirci, di minare la nostra unità e la nostra volontà di sostenere l'Ucraina sono vani e falliranno». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato che la sicurezza degli alleati è «la sicurezza di tutti», e che questi attacchi «riceveranno una risposta unitaria».
«In momenti come questo», ha affermato la premier, «è essenziale rimanere saldi, continuare a lavorare in stretta collaborazione e mantenere un atteggiamento credibile di deterrenza a difesa della sicurezza dei nostri cittadini». Mentre per il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in Irlanda per la riunione informare dei capi della diplomazia Ue, alla Russia «non conviene attaccare l'Occidente perché ne uscirebbe sconfitta». Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiarito che questi attacchi «non possono rimanere senza risposta». «Il Regno Unito è pienamente solidale con la Germania», ha scandito il primo ministro Andy Burnham. Mentre la Svezia ha deciso di convocare l'ambasciatore russo a Stoccolma per discutere di una campagna ibrida che rischia di mettere in pericolo l'intero sistema infrastrutturale europeo.
La linea è chiara: rimanere uniti di fronte a un'escalation dai contorni ancora oscuri. Un'unità che non riguarda però soltanto gli attacchi rivolti verso i Paesi europei. Perché nelle dichiarazioni dei leader che hanno espresso solidarietà alla Germania c'è un comune denominatore rappresentato dalla volontà di non rinunciare al sostegno all'Ucraina. I due fronti, del resto, sono fortemente interconnessi.
L'episodio di Lipsia e le accuse da parte di Berlino si inseriscono infatti in una fase in cui la guerra tra Mosca e Kiev è caratterizzata da una pericolosa escalation. I missili e i droni russi continuano a colpire le città ucraine concentrandosi proprio sulla capitale. Nella notte tra lunedì e martedì, le bombe del Cremlino hanno ucciso 12 persone, di cui sette a Kiev, in un deposito ferroviario. Nel mirino delle forze russe è finita soprattutto l'infrastruttura logistica, tra ferrovie e un valico di frontiera con la Romania.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha anche ricordato che migliaia di famiglie sono rimaste ancora una volta senza energia a causa dei raid che hanno colpito la rete elettrica. E la priorità di Kiev così come di Bruxelles resta quella di fornire all'esercito ucraino un'adeguata difesa aerea. L'Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, durante il consiglio informale Difesa, ha ringraziato gli Stati membri per avere esaminato le proprie scorte di intercettori e ha sottolineato che i missili Patriot in scadenza "dovrebbero essere inviati all'Ucraina". Scorte che, secondo l'Ansa, coprirebbero "circa la metà" del fabbisogno di Kiev per questo inverno. Gli Stati Ue però devono anche fare i conti con numeri limitati e arsenali che non possono essere svuotati in un contesto così teso. E intanto l'Ue punta a un nuovo pesante pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia.
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