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Guerra ucraina, cosa prevede il piano di pace di Zelensky: Tregua, zona franca e via truppe, ecco i tre punti «concordati con Europa e Usa»


Volodymyr Zelensky sa che questa fase della guerra è particolarmente complessa. Secondo il presidente ucraino, subito dopo le elezioni per la Duma, Vladimir Putin «mobiliterà almeno 300 mila persone». Gli attacchi di Kiev nel cuore della Federazione stanno mettendo a nudo le difficoltà del Cremlino nel tenere la guerra fuori dalla quotidianità dei russi, tanto che lo zar ha chiarito che la reazione sarà sempre più brutale. L’autunno si avvicina, con una pioggia di fuoco che, senza adeguate difese aeree, rischia di rendere il prossimo inverno uno dei più duri per l’Ucraina. E per questo Zelensky ha deciso di accelerare sul piano diplomatico. Una strategia che si gioca su un doppio binario. Da una parte, proporre un piano di pace che piaccia a Washington e ai partner europei. Dall’altra, fare in modo che gli aiuti militari e finanziari dell’Occidente arrivino velocemente e aumentino lo scudo aereo di Kiev, ormai sempre più fragile.
 

Il piano di pace ucraino

Ieri il presidente ucraino ha parlato di un piano studiato insieme agli Stati Uniti e all’Europa e oggetto anche di alcune consultazioni tra americani e russi per arrivare alla fine delle ostilità. Zelensky ha detto che l’idea di Kiev si basa su tre elementi: «Un cessate il fuoco, una zona economica franca e il ritiro delle truppe». L’obiettivo principale è fermare i bombardamenti. Un tema, questo, che per Zelensky è essenziale soprattutto per evitare che il fuoco russo si concentri sui prossimi obiettivi economici minacciati da Putin, e che potrebbero essere le raffinerie e i porti da cui l’Ucraina esporta il grano. Sugli altri due elementi, il leader ucraino non ha fornito dettagli in grado di spiegare nel concreto come potrebbe strutturarsi il piano. Kiev vuole il ritiro delle truppe russe e immagina anche un ritiro parallelo delle proprie forze con la nascita, in contemporanea di una zona cuscinetto. Questa “terra di nessuno” sarebbe gestita come «una sorta di zona economica franca, sotto una qualche forma di guida», ha detto Zelensky. Ma il capo dello Stato non ha dato ulteriori indicazioni, dicendo solo che «si tratterà di una terza parte» ma che «non è ancora chiaro quale». La proposta è solo un primo passaggio, fondamentale ma non sufficiente. A Kiev sono consapevoli che questa proposta non sarà accolta dai russi. La situazione sul campo appare ancora ben lontana da una tregua. Ieri, i droni ucraini hanno di nuovo preso di mira il colosso della logistica russa Ozon, questa volta nella regione di Orenburg. Mentre in Ucraina sono morte tre persone nell’area di Zaporizhzhia e due che erano a bordo di un treno della linea Lozova-Kharkiv, colpito da un drone russo. Lo stesso Zelensky, inoltre, ha confermato che «la parte americana ha altre idee e vogliono trovare il momento giusto per condividerle». Tuttavia, il segnale è chiaro. Il governo ucraino sa che deve incardinare le prossime settimane sui binari giusti prima che si chiuda la finestra di opportunità per il dialogo. Ma, nel mentre, deve anche blindare la propria difesa aerea consapevole che Mosca non abbasserà il livello dello scontro.
 

I nordici e baltici a Kiev

Ieri a Kiev sono arrivati i leader dei Paesi nordici e baltici, da sempre convinti del sostegno a oltranza all’esercito ucraino. In vista della riunione di oggi della Coalizione di Volenterosi, Zelensky ha incassato il loro supporto militare, in particolare da Danimarca e Finlandia, politico e finanziario. Nel giorno in cui l’Ucraina celebra la sua indipendenza dall’Unione Sovietica, i leader alleati si riuniscono a Kiev (alcuni da remoto, altri in presenza) per confermare il loro aiuto. Zelensky ha anche annunciato che il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno promesso nuovi radar e missili intercettori. La speranza del presidente ucraino è anche di ottenere almeno 300 missili Patriot. «Puntiamo al 5-10% delle riserve Usa, siamo disposti a pagare», ha assicurato il leader ucraino. L’Unione europea, rappresentata a Kiev dal presidente del Consiglio Antonio Costa, è pronta a fare la sua parte con nuove tranche di prestiti. Ieri era ancora in dubbio invece la presenza dei due invitati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. E mentre a Kiev si discute del supporto dell’Occidente, Zelensky deve anche gestire un fronte interno sempre più turbolento.

Ieri il presidente ucraino ha chiuso le porte alle elezioni dicendo che tenere in questo momento rischia di essere «uno tsunami per lo Stato» e di «dividere il Paese». Le perplessità del capo dello Stato e di molti funzionari sono note. Con i bombardamenti sulle città, milioni di rifugiati all’estero, migliaia di soldati al fronte e territori occupati, il voto (congelato dalla legge marziale) non sembra fattibile. L’ex ministro della Difesa Mykhajlo Fedorov spinge sulla necessità di andare il prima possibile al voto. «La democrazia non deve essere ostaggio di Putin», ha tuonato Fedorov alla Bbc. E nella stessa intervista, il ministro da poco licenziato ha anche detto che Zelensky ha delle «domande a cui rispondere» sulla corruzione nel governo.

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