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Guerriglia in Cisgiordania, morto un 17enne palestinese. Anche l’Italia critica Israele per la colonia E1 (da 1.200 nuove case)


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I coloni incendiano un edificio, poi gli scontri: grave un uomo di 70 anni. Versioni opposte sulla dinamica. L’Idf invia rinforzi e apre un’indagine. Lo Stato ebraico procede nella costruzione di una nuova colonia tra Ma’aleh Adumim e Gerusalemme Est che spaccherebbe la Cisgiordania in due

Bandiere israeliane esposte dai coloni lungo una strada principale verso la città di Jenin, 21 agosto 2026 (Epa)

Bandiere israeliane esposte dai coloni lungo una strada principale verso la città di Jenin, 21 agosto 2026 (Epa)

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Roma – Israele la vuole, il resto del mondo no. Lo Stato ebraico procede spedito nella costruzione di una nuova colonia, chiamata E1, situata tra Ma’aleh Adumim e Gerusalemme Est, che spaccherebbe la Cisgiordania in due. Tel Aviv, incurante delle pressioni internazionali, ha indetto una gara per la costruzione di 1.200 nuove abitazioni sulle 3.400 previste. Una volta ultimato, l’insediamento potrà ospitare fino a 12mila persone. Si tratta di un progetto che risale al 1995 e che interessa un’area di 12 chilometri quadrati.

A idearlo era stato l’ex premier Yitzhak Rabin, ma nessuno aveva mai avuto l’ardire di metterlo in pratica perché, di fatto, spacca in due la Cisgiordania, rompendo la continuità territoriale per i palestinesi e ponendo un altro grosso ostacolo alla realizzazione del piano dei due popoli, due Stati. Obiettivo che di certo non rientra nelle priorità di Tel Aviv, visto che la scorsa estate il ministro di estrema destra Bezalel Smotrich aveva definito il progetto il “colpo di grazia” per le aspirazioni statali palestinesi.

Le forze di sicurezza israeliane nel campo profughi di Qalandia, in Cisgiordania (foto Zain JAAFAR / AFP)

Le forze di sicurezza israeliane nel campo profughi di Qalandia, in Cisgiordania (foto Zain JAAFAR / AFP)

Contro il progetto si è levata la voce della comunità internazionale. I ministri degli Esteri di Pakistan, Egitto, Turchia, Indonesia, Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano la continua espansione degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. Nel documento si parla di “pericolosa escalation”, si condannano con fermezza le violenze dei coloni, che vanno avanti in un regime di sostanziale impunità, e si richiama anche l’iniziativa di Donald Trump, che include il rifiuto dell’annessione.

Due giorni fa in erano scesi in campo anche i Paesi europei, primo fra tutti il Regno Unito. Il ministro degli Esteri britannico, Ed Miliband, ha definito il progetto di insediamento E1 “inaccettabile, distruttivo e pericoloso per la soluzione dei due Stati”. Alle critiche di Londra sono seguite quelle di Francia, Germania e Italia.

Guerriglia in Cisgiordania, morto un 17enne palestinese. Anche l’Italia critica Israele per la colonia E1 (da 1.200 nuove case)

I quattro Paesi europei hanno chiesto con forza al governo israeliano di fermare la pubblicazione dei bandi di gara. A loro ha risposto il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, che se l’è presa in particolare con il Regno Unito, bollando il tono di Miliband come “paternalistico” e accusando il suo Paese di fare la predica al popolo ebraico mentre continua a controllare territori coloniali a migliaia di chilometri dalle proprie coste.

In Cisgiordania, intanto, si continua a morire. Venerdì 21 agosto un 17enne si è spento dopo essere stato colpito al petto da colpi d’arma da fuoco nella zona di Khirbet Hamroush. Nell’attacco è stato coinvolto anche un anziano di 70 anni: è grave. Ad attaccare è stato un gruppo di coloni che ha anche dato fuoco a un’abitazione.

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