Harry e Meghan non hanno ancora rimesso piede nel Regno Unito da residenti ed è già scoppiata la prima polemica. La notizia del ritorno del Duca e della Duchessa di Sussex dopo sei anni trascorsi negli Stati Uniti ha suscitato reazioni contrastanti in Gran Bretagna e, accanto alla possibile ricucitura con la dinastia Windsor, si è immediatamente riaperto uno dei dossier più delicati degli ultimi anni: chi pagherà la sicurezza del principe Harry e della sua famiglia? I Sussex si trasferiranno a fine agosto in una residenza privata fuori Londra, mentre Archie e Lilibet inizieranno a frequentare una scuola britannica a settembre. Non torneranno però a essere working royals e conserveranno anche le proprietà negli Stati Uniti e in Portogallo.
Al momento non è stato deciso che Harry e Meghan avranno una scorta finanziata dai contribuenti britannici. E quindi non esiste neppure un conto ufficiale. È proprio su questa eventualità, però, che si è acceso il dibattito. Secondo una stima riportata dalla stampa britannica, una protezione armata continuativa per Harry, Meghan e i due figli potrebbe arrivare a costare fino a 5 milioni di sterline all'anno. A formulare la cifra è stato Dai Davies, ex responsabile della protezione reale di Scotland Yard. Il Mail, testata storicamente molto critica nei confronti dei Sussex, cita inoltre in forma anonima un ex ministro che parla di un «contribuente già messo a dura prova», chiamato ad assistere a «un circo indecoroso». Il problema per Harry è anche pratico. Negli Stati Uniti i Sussex pagano personalmente la propria sicurezza, ma nel Regno Unito una società privata non può offrire lo stesso tipo di protezione armata garantita dagli agenti della polizia. È uno dei motivi per i quali il principe ha combattuto per anni affinché venisse ripristinato un livello di tutela pubblica più elevato.
Più che di una regola automatica stabilita dalla legge, si tratta di una valutazione sulla sicurezza affidata al Ravec, l'Executive Committee for the Protection of Royalty and Public Figures. È il comitato che stabilisce quali personalità debbano ricevere protezione a spese pubbliche e con quale livello, tenendo conto del rischio e delle circostanze concrete. Quando nel 2020 Harry e Meghan hanno rinunciato al ruolo di membri attivi della famiglia reale, il principe ha perso lo stesso livello di protezione garantito quando svolgeva incarichi ufficiali. Da allora la sua sicurezza durante i soggiorni britannici è stata valutata caso per caso. Harry ha impugnato quella decisione, ma nel maggio 2025 la Corte d'Appello ha respinto il suo ricorso, riconoscendo al Ravec la possibilità di predisporre per lui un sistema differente e personalizzato. La situazione, però, ora è diversa. Non si parla più di qualche giorno trascorso a Londra, ma di una famiglia che tornerà a risiedere stabilmente nel Regno Unito, con due bambini che frequenteranno ogni giorno una scuola britannica. Ed è proprio questo l'elemento sottolineato da Dai Davies. Secondo l'ex responsabile di Scotland Yard, il ritorno «ha cambiato le cose»: la residenza nel Paese, il profilo pubblico di Harry e la presenza della moglie e dei figli possono modificare la valutazione del rischio e aumentare le possibilità di ottenere un livello superiore di protezione. Ma non determinano automaticamente il ritorno della scorta pagata dallo Stato. Una nuova valutazione del rischio risulta ancora attesa e, secondo il Times, sarebbe stata rallentata anche dall'accumulo di casi all'esame del Ravec.
Sulla questione è intervenuto anche il premier laburista Andy Burnham, che giovedì ha evitato di anticipare qualsiasi decisione. Interrogato proprio su chi finanzierà la protezione dei Sussex, Burnham l'ha definita «una questione privata», senza entrare nei dettagli delle eventuali disposizioni di sicurezza. Il governo britannico mantiene tradizionalmente il massimo riserbo su questo genere di informazioni, anche per non compromettere l'efficacia delle misure adottate.
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