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Hormuz, c’è un primo accordo. L’Iran trova l’intesa con l’Oman. “Washington non crei ostacoli”


Roma, 5 agosto 2026 – È stata una partita a scacchi sull’orlo del precipizio ed è durata giorni. La posta in palio non era solo il controllo della via d’acqua più strategica del pianeta, ma la tenuta stessa del mercato globale dell’energia e la sopravvivenza economica della Repubblica Islamica. Alla fine, l’intesa diplomatica per la riapertura dello Stretto di Hormuz ha messo a segno un punto fermo, il primo.

Il ministero degli Esteri di Teheran ha confermato il raggiungimento di un accordo formale con il Sultanato dell’Oman per la ridefinizione delle rotte nello Stretto, ponendo le basi per un cessate il fuoco di 60 giorni. La nuova rotta “potrebbe essere in vigore per un periodo compreso tra due e quattro mesi”, ha dichiarato il viceministro Kazem Gharibabadi. L’accordo – prorogabile – pone le basi per riaprire anche i negoziati sul dossier nucleare.

Hormuz, c’è un primo accordo. L’Iran trova l’intesa con l’Oman. “Washington non crei ostacoli”

La suddivisione del traffico navale

La dichiarazione congiunta tra Iran e Oman fissa la suddivisione del traffico navale: per i due mesi della tregua, le navi in entrata verso il Golfo Persico transiteranno esclusivamente in un corridoio settentrionale all’interno delle acque iraniane, sotto la diretta sorveglianza di Teheran, mentre quelle in uscita percorreranno la corsia meridionale gestita da Mascate.

Questa riorganizzazione è propedeutica a un piano di sminamento di 30 giorni per bonificare la rotta centrale, destinata a diventare un canale permanente a doppio senso; a tal proposito, Teheran ha mostrato un’inattesa apertura a un possibile coinvolgimento di Paesi europei nelle operazioni di bonifica.

Ma Teheran avverte: per ora lo Stretto non riaprirà 

Nonostante il passo avanti bilaterale con Mascate, Teheran ha gettato acqua sul fuoco rispetto a un’immediata pacificazione. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha chiarito che “un accordo con l’Oman non può, di per sé, significare che lo Stretto sia diventato sicuro per le navi di passaggio, perché i fattori che creano insicurezza, in particolare il blocco navale statunitense e altre azioni contro l’Iran e i suoi interessi, rimangono in vigore”.

Il doppio binario di Trump sui negoziati

Sul fronte del dialogo diretto con Washington, Teheran ha smentito seccamente qualsiasi trattativa, aggiungendo tuttavia di aver ricevuto messaggi dagli Usa sulla disponibilità a tornare agli impegni precedenti e sta valutando se procedere verso una seconda fase per un memorandum d’intesa. L’intesa comunque è arrivata al termine di un’intensa fase di pressione strategica. Nelle ore precedenti, Donald Trump aveva adottato la tattica del doppio binario, alternando minacce di “colpi durissimi” ad aperture negoziali e ribadendo che la riapertura di Hormuz rappresentava un punto non negoziabile.

Il nodo economico: la “tassa di servizio”

Rimane aperto lo spinoso nodo economico. Se nei primi 60 giorni non verranno applicati pedaggi fissi, l’intesa introduce comunque una “tassa di servizio” per coprire i costi di sicurezza, scorte e tutela ambientale, con l’intenzione di Teheran di convertire questo contributo in veri e propri pedaggi obbligatori allo scadere della tregua.

Sul fronte dei canali negoziali, l’Iran ha smentito imminenti visite in Qatar, pur confermando contatti attivi. La diplomazia tuttavia è in movimento: il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, è atteso in Pakistan per incontri con i vertici dello Stato e delle forze armate, impegnate nel ruolo di mediatori informali sulla scia del memorandum di Islamabad.