
Zeno Govoni, titolare dell’Annunziata, ex presidente Federalberghi Confcommercio

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Non sono i prezzi in sé il problema, ma il modo in cui vengono letti. È il punto da cui parte Zeno Govoni, titolare dell’Hotel Annunziata ed ex presidente di Federalberghi Confcommercio, che sui social mette in fila quattro elementi per contestare la sintesi secondo cui Ferrara sarebbe "la città più cara d’Italia" sul fronte alberghiero.
Il primo, la differenza tra percentuali e prezzi reali. "Le percentuali non sono i prezzi", scrive Govoni, ricordando come l’incremento dipenda sempre dal valore di partenza. A Ferrara, osserva, esiste l’osservatorio HBenchmark, che monitora prezzi, occupazione e altri indicatori di 12 strutture, prevalentemente del centro. E i numeri, secondo la sua analisi, raccontano una dinamica meno eclatante di quella suggerita dai titoli.
A giugno il prezzo medio di una camera, al netto dell’Iva, è passato dai 92 euro del 2025 ai 118 del 2026, l’incremento del 28%. A luglio da 72 a 85 euro, l’11%. Ma il dato che Govoni considera più significativo è quello complessivo: nei primi sette mesi dell’anno il prezzo medio è stato di 93 euro contro i 90 del 2025, con un aumento del 3%. Un valore che, sottolinea, va confrontato con il +2,3% dell’inflazione nazionale nello stesso periodo.
"Le migliori strutture di Ferrara, in sette mesi, hanno aumentato i prezzi del 3%: in linea con l’inflazione" osserva. Il secondo punto è la natura del dato di giugno. "Giugno è stato un picco, non una tendenza", sostiene Govoni. Il mese, spiega, è stato caratterizzato da eventi capaci di generare una domanda particolarmente forte. E in un mercato dove le tariffe sono dinamiche, l’aumento della domanda porta a un incremento dei prezzi. Ma il ragionamento, avverte, non può fermarsi ai periodi di maggiore afflusso. "Esistono periodi dell’anno in cui la domanda è bassissima". Da qui la metafora agricola: "Bisogna mettere il fieno nel granaio per affrontare i momenti difficili".
Il terzo elemento riguarda il modo in cui vengono rilevate le tariffe. "Come si misura un prezzo che cambia ogni giorno?" è la domanda di Govoni. Nel settore alberghiero, osserva, i prezzi vengono modificati in funzione della domanda e possono aumentare rapidamente per poi scendere altrettanto rapidamente. Il dato finale può dipendere anche dai giorni nei quali viene effettuata la rilevazione. Non solo. Secondo Govoni, occorre distinguere anche tra le tariffe pubblicate sulle piattaforme online e quelle disponibili sui siti degli alberghi. Le prime possono essere più alte anche per effetto delle commissioni alle Ota, che possono arrivare, a una media del 20%. "I prezzi sulle Ota sono spesso più alti di quelli sui siti ufficiali degli hotel" scrive.
Infine c’è la questione della redditività. "I bilanci, la prova del nove", sostiene Govoni. Se gli hotel fossero protagonisti di una stagione di "prezzi alle stelle", il fenomeno dovrebbe emergere dagli utili delle imprese. I bilanci sono pubblici e potrebbero consentire di verificare margini e redditività del comparto. "Mai nessuno ha fatto un’analisi su margini e redditività del settore" rileva.
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