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“I ballerini hanno bisogno di compagnie solide e di un sostegno. Voglio che il pubblico veda una persona sul palco, non solo passi difficili”: parla Giorgi Potskhishvili


È “Don Quixote” ad inagurare la Stagione di Balletto 2026/27 del TAM Teatro Arcimboldi Milano, domenica 4 ottobre alle 18. È il primo dei cinque titoli in cartellone e appuntamento inaugurale che segna il ritorno in scena del TAM Ballet, la compagnia residente del teatro. Per l’apertura della nuova stagione due stelle della danza internazionale: le étoiles Anna Tsygankova e Giorgi Potskhishvili, Primi Ballerini del Dutch National Ballet, che saranno in scena grazie alla collaborazione con Into Dance. Abbiamo incontrato Giorgi Potskhishvili.

Porti in Italia un grande classico come Don Chisciotte. Quali sono le sfide di questo balletto per il tuo ruolo?
Richiede molta energia, tecnica e resistenza, ma la vera sfida è far sembrare tutto naturale e senza sforzo. Bisogna essere pienamente presenti, sia con la propria partner sia con il pubblico. Il personaggio ha umorismo e sicurezza di sé, e io voglio che il pubblico veda una persona sul palco, non soltanto passi difficili.

Qual è il più grande punto di forza di questo balletto?
La sua gioia. La musica, i personaggi e la danza creano un’atmosfera che arriva subito al pubblico. Anche chi vede un balletto per la prima volta può sentire l’entusiasmo del Don Chisciotte.

Ricordi il momento esatto in cui hai capito che la danza sarebbe stata il lavoro della tua vita?
Non credo ci sia stato un momento preciso. Sono cresciuto circondato dalla danza in Georgia, e faceva già parte della mia vita prima ancora che capissi che sarebbe potuta diventare la mia professione. Man mano che mi formavo e cominciavo a esibirmi, mi sono reso conto che non riuscivo a immaginare la mia vita senza.

Che cosa significa oggi per te danzare? Come ha influenzato il tuo carattere?
Oggi la danza è il modo in cui esprimo ciò che non sempre riesco a dire a parole. Mi ha insegnato la disciplina e la pazienza, ma anche il coraggio. Bisogna continuare a imparare, accettare le critiche e tornare in sala ogni giorno pronti a riprovare.

Hai dovuto fare dei sacrifici per dedicarti alla danza?
Sì. Ho lasciato la Georgia da giovane per proseguire la mia formazione ad Amsterdam, e questo ha significato stare lontano dalla mia famiglia e dal luogo in cui sono cresciuto. Inoltre il balletto richiede moltissimo tempo, quindi ci si perde tanti momenti quotidiani con amici e familiari. Questa vita l’ho scelta io, ma non significa che ogni parte sia stata facile.

Hai ottenuto una promozione: che cosa ha significato per te quel momento speciale?
Diventare primo ballerino del Dutch National Ballet ha significato moltissimo per me. Ho ripensato al percorso che mi ha portato dalle prime lezioni a Tbilisi a quel momento ad Amsterdam, e a tutte le persone che mi hanno aiutato lungo la strada. È stato un momento di orgoglio e di gratitudine, che mi ha dato ancora più motivazione per crescere.

A chi dedichi i successi della tua vita?
Prima di tutto alla mia famiglia. La danza fa parte della mia famiglia da generazioni, e il loro sostegno mi ha dato il coraggio di intraprendere questa strada. Penso anche ai miei insegnanti, ai coach e ai colleghi: tutto ciò che raggiungo sul palco porta con sé qualcosa che ho imparato da loro.

C’è stato un momento difficile o di debolezza che hai dovuto affrontare nel tuo percorso? Che cosa, o chi, ti ha aiutato ad andare avanti?
Certo. Ogni ballerino ha i suoi momenti di dubbio, soprattutto quando si è lontani da casa e si mette così tanto di sé nel proprio lavoro. La mia famiglia e le persone a me vicine mi aiutano a mantenere la giusta prospettiva. Spesso, ciò che aiuta di più è tornare in sala e affrontare le difficoltà un passo alla volta.

Che musica ascolti e che cosa ami fare fuori dal teatro?
La musica è una parte importante della mia vita anche fuori dal balletto. Ascolto generi diversi a seconda dell’umore e mi piace anche suonare. Amo inoltre stare con le persone a cui voglio bene, viaggiare e guardare il calcio. Sono cose che mi aiutano a tornare in teatro con energie nuove.

Se dovessi descriverti con un punto di forza e un punto debole, quali sarebbero?
Il mio punto di forza è la determinazione: quando una cosa mi sta a cuore, do tutto me stesso. Il mio punto debole è che posso essere troppo critico con me stesso. A volte questo mi aiuta a migliorare, ma sto imparando anche a riconoscere e a godermi ciò che ho raggiunto.

Roberto Bolle ha dichiarato che in Italia mancano investimenti per la cultura e per le compagnie di danza. Che situazione hai trovato nei Paesi in cui hai lavorato o lavori attualmente?
La mia esperienza principale è con il Dutch National Ballet, dove ho avuto l’opportunità di crescere all’interno di una compagnia, lavorare con artisti straordinari e interpretare un ampio repertorio. Le esibizioni come ospite mi hanno inoltre mostrato quanto il pubblico apprezzi il balletto in Paesi diversi. Non posso parlare a nome dell’intera situazione italiana, ma credo che i ballerini abbiano bisogno di compagnie solide e di un sostegno a lungo termine, perché quest’arte possa continuare a crescere.

Che cosa rappresenta l’Italia per te?
L’Italia ha un legame profondo con la musica, il teatro e la danza, e quando mi esibisco qui sento sempre la passione del pubblico. Portare Don Chisciotte in Italia è per me qualcosa di molto speciale.

Qual è il tuo sogno più grande?
Voglio continuare a crescere come artista e interpretare ruoli che mi mettano alla prova e che sappiano emozionare le persone. Mi piacerebbe anche creare più occasioni per riunire grandi danzatori in Georgia, dove è iniziato il mio percorso. Se potessi trasmettere alla nuova generazione ciò che ho imparato, per me sarebbe molto importante.

(Photo by Altin Kaftira)