Quando viaggiano affiancati nelle canaline, le interferenze elettromagnetiche possono sporcare il segnale di rete e provocare rallentamenti, perdita di pacchetti o disconnessioni. La regola pratica usata dagli installatori, e ripresa dalle guide tecniche, è lasciare almeno 20 centimetri nei tratti paralleli. Qualche margine in meno è possibile solo con cavi schermati. Vale per impianti domestici, piccoli uffici, videosorveglianza e reti smart home. Sembra una finezza da tecnico, ma spesso è proprio qui che si gioca la stabilità della connessione.
I cavi Ethernet portano dati attraverso segnali elettrici a bassa tensione. Nei modelli più comuni le coppie di fili sono intrecciate proprio per limitare i disturbi esterni. Questo, però, non li rende invulnerabili. Le interferenze elettromagnetiche possono arrivare dai cavi di alimentazione, ma anche da motori, trasformatori, elettrodomestici o quadri elettrici troppo vicini.
Il problema nasce soprattutto quando il cavo di rete e quello della corrente corrono in parallelo per diversi metri. In quel caso il campo generato dal cavo elettrico può “agganciarsi” al segnale dati e peggiorarlo. Gli effetti non sempre si vedono subito: velocità più basse, connessioni instabili, pacchetti persi. “A volte il cliente pensa al router, poi scopri che il cavo passa nella stessa canalina della 230 volt”, raccontano spesso gli installatori.
Non tutti gli impianti reagiscono allo stesso modo. Un breve passaggio vicino a una presa può non creare guai. Un tratto lungo dentro una parete, magari accanto a linee che alimentano cucina, climatizzatori o apparecchi ad alto assorbimento, può invece diventare un punto critico. Ed è lì che quei centimetri di distanza fanno la differenza.
Una distanza valida sempre e comunque non esiste. La regola prudente, però, è chiara: almeno 8 pollici, cioè circa 20,3 centimetri, tra cavi Ethernet e cavi di alimentazione quando viaggiano affiancati. In alcune installazioni domestiche possono bastare anche 15 centimetri, ma dipende dalla qualità del cavo, dalla lunghezza del percorso e dal livello di disturbo presente.
Con cavi Ethernet schermati — spesso indicati come FTP, STP o S/FTP, a seconda della costruzione — si può ridurre un po’ il margine, perché la schermatura aiuta a contenere il rumore elettromagnetico. Anche così, meglio non scendere sotto i 5 centimetri, se non per brevi passaggi obbligati. Più spazio resta tra i cavi, minore è il rischio di dover inseguire guasti intermittenti e difficili da capire.
Il punto è semplice: la schermatura aiuta, ma non rimedia a una posa fatta male. Un cavo di categoria alta, magari Cat 6 o Cat 6A, può garantire prestazioni migliori. Se però viene sistemato accanto alla corrente per metri, rischia comunque di lavorare sotto le sue possibilità. Una rete stabile comincia anche da una canalina ordinata.
Quando cavi Ethernet e cavi elettrici devono incontrarsi, la soluzione migliore è farli incrociare a 90 gradi. Così il tratto in cui restano vicini è ridotto al minimo e cala il rischio che il disturbo elettrico passi sul segnale dati. È una regola semplice, ma nei lavori dietro scrivanie, controsoffitti e canaline già piene viene dimenticata più spesso di quanto si pensi.
Da evitare anche i fasci misti. Legare insieme cavi di rete e cavi di alimentazione con fascette, spiraline o canaline condivise può creare problemi, soprattutto sulle tratte lunghe. Il cavo Ethernet non dovrebbe correre appoggiato al cavo della corrente, né essere arrotolato insieme a prolunghe o alimentatori. Sul momento sembra una soluzione comoda. Poi arrivano i rallentamenti.
Attenzione anche alle scorte di cavo. Lasciare metri di Ethernet avvolti vicino a ciabatte elettriche, caricabatterie o gruppi di continuità può peggiorare la situazione, perché gli avvolgimenti aumentano l’esposizione al rumore. Meglio tagliare il cavo alla misura corretta oppure raccogliere l’eccesso lontano dalle linee di potenza, con curve larghe e senza pieghe strette.
C’è poi il caso del Power over Ethernet, o PoE, la tecnologia che permette a un solo cavo Ethernet di portare sia dati sia alimentazione elettrica. Si usa per telecamere di sicurezza, access point Wi-Fi, telefoni VoIP e dispositivi smart home, perché evita di installare una presa vicino a ogni apparecchio. Ma non va confuso con la corrente delle prese domestiche.
Il PoE lavora con tensioni e potenze fissate da standard tecnici, molto diverse dalla rete elettrica a 230 volt. Secondo le specifiche IEEE, le versioni più comuni possono fornire da circa 15,4 watt alla porta fino a 90 watt nei sistemi più recenti, con una potenza effettiva al dispositivo più bassa a causa delle perdite lungo il cavo. Non è quindi un cavo elettrico tradizionale.
Anche con il PoE restano valide le regole di posa rispetto ai cavi di alimentazione dell’impianto. Il fatto che un Ethernet possa portare corrente non significa che possa essere trattato come una linea elettrica di casa, né fatto passare senza criterio accanto alla potenza. Per una rete affidabile la ricetta resta la stessa: distanza, incroci corretti e niente fasci misti.