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I Csi infiammano la Puglia, ma non è nostalgia: quella folla di ventenni in prima fila


I Csi infiammano la Puglia, ma non è nostalgia: quella folla di ventenni in prima fila

di Vincenzo MARUCCIO

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giovedì 3 settembre 2026, 19:22 - Ultimo aggiornamento: 20:20

Tutto fuorché la nostalgia. Anzi, il contrario: più vivi che mai, travolti, felicemente storditi, oltre due ore di musica che tagliano a fette il presente. Il concerto dei Csi di Fasano (come il resto del tour) non è stata una semplice reunion. Del passato musealizzato c’erano solo le suggestive pietre messapico-romane di Egnazia all’ingresso. Per il resto, nulla di datato: canzoni che sembrano scritte oggi, le ferite della contemporaneità nei testi universali di Giovanni Lindo Ferretti e il futuro in controluce nel muro di suono come un pugno nello stomaco.
Pensavamo di ritrovare solo coetanei 50enni più o meno commossi e con qualche chilo in più, ma ci siamo sbagliati anche questa volta. Era già successo per i Cccp lo scorso biennio quando scoprimmo padri e figli urlare insieme canzoni mandate a memoria e trovammo l’alibi del ribellismo punk che contamina i 18enni. A Fasano il miracolo era più difficile: musica degli anni ‘90 e il pericolo dell’autoconsolazione vintage era dietro l’angolo. E, invece, non è stato un ritrovarsi tra vecchi amici per chiedere che fine hai fatto, come ti va la vita, una pacca sulle spalla e via.

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Non è stata una rimpatriata che ti fa star bene per una serata e il giorno dopo è tutto uguale.
Avevamo sbagliato a definirli un gruppo generazionale (il migliore, ovviamente, tra gli italiani) pensando di conservarne la primogenitura noi che li abbiamo vissuti sulla nostra pelle.

E’ stato un errore e ce ne siamo accorti quando abbiamo cercato di conquistare le prime file nel pubblico e le abbiamo trovate occupate da ventenni e trentenni che li avevano ascoltati sui dischi e scoperti tra youtube e polverose interviste. Abbiamo fatto qualche passo indietro e lasciato a loro il brivido delle transenne: “Non si teme il proprio tempo, è una questione di spazio”, come recitano i versi di “Linea Gotica”. Giusto e sacrosanto.

Per capire meglio li abbiamo guardati negli occhi questi ragazzi cresciuti tra smartphone e social, ma pronti a emozionarsi per le fragilità esistenziali di “A tratti”, le ferite della guerra di “Cupe vampe” e lo sberleffo di “M’importa ‘na sega”. Chi sorrideva felice e chi cantava a occhi chiusi. E, a luci spente e con il cuore ancora in subbuglio, raccontarsi con un post Facebook per fermare il tempo. Di Manuel Sergi il più toccante tra quelli casualmente incrociati sul web e non importa sapere chi sia: “Io sono del ’97, ho 29 anni. Quando sono nato i Cccp avevano già dato e i Csi erano ancora in piena corsa, ormai verso la conclusione della loro storia. A 16 anni mi capitò quasi per caso di ascoltare “A tratti”, che mi folgorò immediatamente. Ho sempre dato per scontato che non avrei mai potuto viverli dal vivo. E forse è proprio per questo che, più che a un semplice concerto, ho avuto la sensazione di assistere a qualcosa che, per me e per la mia generazione, sembrava impossibile. Semplicemente perché ero arrivato troppo tardi...Poter vedere e ascoltare dal vivo qualcosa che per anni ho potuto conoscere soltanto attraverso dischi, registrazioni, video e racconti di chi c’era stato, per me è stato magico. Perciò sì: grazie alle reunion. Perché hanno dato anche a chi è arrivato dopo, come me, la possibilità di esserci”. 
Manuel come tutti gli altri ragazzi di cui non conosciamo i nomi, ma l’importante è sapere che ci sono. Hanno conosciuto i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente come la nostra generazione aveva vissuto la tragedia dell’ex Jugoslavia: la scoperta che certe ferite figlie del Novecento non sono rimarginate e che non solo la guerra ma anche “la pace ammazza qua e là”. Sono i ragazzi alle prese con le inquietudini di ogni giovinezza quando il mondo sembra a portata di mano, ma nessuno ti regala niente. “Canto la libertà/difficile, mai data/Che va sempre difesa/sempre riconquistata”, come recitano i versi di “Montesole”.
Singolare coincidenza: due anni fa a poche centinaia di metri dal luogo del concerto dei Csi si era tenuto il vertice G7. I pugliesi avevano dimostrato (per efficienza e laboriosità) di meritarsi questa vetrina; i Grandi della Terra, invece, di non mantenere le promesse. Il concerto di Fasano ha unito due generazioni: dai 50enni che hanno tradito i buoni propositi dopo il crollo del Muro a quella dei 20enni chiamati a ribaltare il piano della Storia sempre più inclinato verso le atrocità. Ferretti, qualche anno fa, ha intitolato “Reduce” un suo libro, ma sbagliava: se qualcuno ti ascolta, non appartieni al passato. Il concerto si è chiuso con il coro emblematico “...Nessuna garanzia per nessuno” alla fine del brano “Buon anno, ragazzi”: un po’ avvertimento, un po’ augurio. Un necessario passaggio di testimone, in nome della musica, a chi verrà dopo. Lasciamoli fare. 

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