En el camino
Victor Prieto, Osvaldo Sánchez
Messico / Francia
2025,
93’.
In sala
⬤ ⬤ ⬤ ⬤ ⬤
En el camino (dr)
Veneno (Prieto) è un giovane vagabondo che si guadagna da vivere vendendo il proprio corpo e/o cocaina in varie aree di sosta per camionisti. In questo mondo sotterraneo denso e sordido incontra Muñeco (Sánchez), che gli dà un passaggio sul suo camion. Comincia così un viaggio pieno di sfide e rischi durante il quale il rapporto tra i due si approfondisce. I problemi maggiori vengono dal fatto che Veneno, vendendo droga per strada, finisce nel mirino dei cartelli. Anche se violenza e squallore non vengono nascosti (ma non hanno certo bisogno di essere enfatizzati), Pablos preferisce concentrarsi sulla relazione tra questi due outsider. Cinema queer senza manipolazioni emotive né immagini sdolcinate, En el camino esplora i dettami patriarcali in tempi di eteronormatività e ipermascolinità. In mezzo a questi uomini rudi dai corpi enormi, in un pericolo costante e incombente, emergono due protagonisti, affascinanti a modo loro, che diventano il cuore, l’essenza e la ragion d’essere di un film ipnotico, coinvolgente e inquietante, che si rivela molto più audace e più delicato di quanto possa sembrare all’inizio.
Diego Batlle, Otros Cines
Maigret, l’amore e la morte
Denis Podalydès, Anne Alvaro
Francia / Belgio
2026,
80’.
In sala
⬤ ⬤ ⬤ ⬤ ⬤
Dopo il successo di Il quadro rubato, Bonitzer si cimenta con un romanzo di Simenon, Maigret e i vecchi signori. L’indagine ci conduce negli eleganti quartieri parigini dell’aristocrazia in declino, dopo che il corpo del conte Armand de Saint-Hilaire viene ritrovato nel suo appartamento, assassinato con alcuni colpi di pistola. Nel romanzo Maigret fatica più del solito. Comprende poco di questo mondo soffocante, decrepito, opaco e impenetrabile, retto da regole diverse da quelle che seguono le persone comuni. Questo ambiente diventa uno degli elementi principali del film di Bonitzer in termini di struttura drammatica e di stile visivo. Il risultato è una pellicola non proprio vivace che però incuriosisce, se non altro per la sua natura e il suo intento.
Jacques Mandelbaum, Le Monde
Santiago. Un cammino per ricominciare
Alexandra Lamy, Julien Le Berre
Francia
2026,
102’.
In sala
⬤ ⬤ ⬤ ⬤ ⬤
L’insegnante in crisi Fred (Lamy) decide di accompagnare Adam (Le Berre), un adolescente che ha problemi con la giustizia, lungo il cammino di Santiago. Questo percorso di redenzione è avvincente per la sua dimensione sociale, ma la struttura della narrazione è troppo schematica e finisce per indebolire l’impatto emotivo della storia.
Yohan Haddad,Télérama
The invite
Seth Rogen, Penélope Cruz
Stati Uniti
2026,
107’.
In sala
⬤ ⬤ ⬤ ⬤ ⬤
Angela e Joe (Wilde e Rogen) sono sposati da tanto tempo, hanno una figlia adolescente e una bella casa splendidamente arredata, ma piena di risentimenti. Il rancore trasuda. Avrebbero bisogno di una scossa, che puntualmente arriva con Pina (Cruz) e Hawk (Edward Norton), i vicini del piano di sopra le cui “attività” notturne sono molto rumorose. E Angela li invita a cena. The invite è tratto dal film spagnolo Sentimental di Cesc Gay, a sua volta tratto dall’opera teatrale scritta dallo stesso Gay. Nonostante qualche stonatura, questa commedia che diventa pian piano sempre più drammatica, è spassosa, ben ritmata e ha un cast notevole.
Alissa Wilkinson, The New York Times
I figli della scimmia
Riccardo Scamarcio
Italia
2026,
110’.
In sala
⬤ ⬤ ⬤ ⬤ ⬤
I figli della scimmia (dr)
L’opera prima di Tommaso Landucci è il ritratto di un padre che per un attimo si permette di assumere il ruolo di mentore e di costruire un legame tra generazioni (cosa impossibile con il figlio affetto da paralisi cerebrale). Un ritratto che risulta emotivamente sincero e autentico, in gran parte grazie alla misurata interpretazione di Riccardo Scamarcio, capace di catturare il complesso intreccio di amore, senso di colpa, nostalgia e proiezione e mostrarci una tragica visione del padre che sperava di diventare.
Eric Lavallée, Ioncinema