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I giudici bocciano il ricorso, alla Sonrisa restano i sigilli


Resta confermato il sequestro dei locali commerciali del Grand Hotel La Sonrisa. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Maria Rosaria Polese contro il provvedimento di sequestro preventivo emesso lo scorso 21 luglio dal Giudice per le Indagini Preliminari di Torre Annunziata, su richiesta della Procura della Repubblica. La vicenda giudiziaria riguarda l'ipotesi di reato di invasione di terreni ed edifici secondo cui i Polese avrebbero violato i sigilli della Sonrisa, rendendo così necessario, per evitare la reiterazione del reato, il sequestro preventivo dell’hotel-ristorante.

I fatti 


Nello stesso giorno del sequestro, il 24 luglio scorso, il Comune di Sant’Antonio Abate entrò effettivamente in possesso del Castello delle Cerimonie, iniziando di fatto lo sgombero dei locali commerciali. Le attività si erano già fermate nel mese di giugno, con la decisione del Consiglio di Stato che aveva respinto le istanze dei proprietari della Sonrisa, confermando lo stop definitivo alle attività di ristorazione e alberghiere.

I cancelli si sono chiusi definitivamente il 15 giugno, e non avrebbero riaperto in caso di accoglimento del tribunale del riesame. La decisione dei giudici di Napoli, di cui si attendono ancora le motivazioni, non rappresenta tuttavia la parola fine sulla vicenda. La difesa avrà la possibilità di presentare ricorso in Corte di Cassazione non appena le motivazioni saranno rese note.

Il verdetto


Il provvedimento rappresenta l’ultimo passaggio di una lunga vicenda giudiziaria iniziata con la condanna per lottizzazione abusiva. Con la sentenza emessa il 14 giugno 2022 dalla Corte d’Appello di Napoli, divenuta definitiva il 15 ottobre 2024, è stata disposta la confisca dell’intero complesso alberghiero, delle strutture annesse e delle aree di pertinenza. Dopo la trascrizione nei registri immobiliari, avvenuta nell’aprile scorso, il Grand Hotel La Sonrisa è entrato ufficialmente a far parte del patrimonio del Comune di Sant’Antonio Abate. Dal punto di vista penale, invece, nei prossimi mesi sarà fissata davanti alla Cassazione una nuova udienza, durante la quale i legali dei Polese chiederanno la revisione del processo che ha portato alla confisca della Sonrisa. Secondo la difesa, quel procedimento sarebbe fondato su una prova falsa. A Bruxelles è invece pendente un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

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La vertenza lavoro


Sulla sfondo resta aperta la vicenda dei cento dipendenti per i quali il prefetto di Napoli si è detto disponibile a mantenere aperto un tavolo di trattativa in Prefettura. A fine luglio era calato il sipario anche sull’insegna, coperta con un lungo telone. Un gesto che i dipendenti e la famiglia Polese non avevano accettato di buon grando protestando fuori ai cancelli di quello che per 40 anni è stato il simbolo dei matrimoni napoletani e che presto potrebbe diventare una stuttura al servizio della città. Nelle prossime settimane infatti sarà fissato un Consiglio comunale durante il quale si getteranno le prime basi del piano per il riutilizzo del complesso. Una operazione complessa sia dal punto di vista dei costi di gestione che di interventi di regolarizzazione urbanistica della grossa struttura.