Il viaggio di Ulisse narrato nell’Odissea è a tutti gli effetti un percorso geografico, scandito da isole, coste, mari e approdi che da secoli spingono studiosi e cartografi a porsi la stessa domanda: i luoghi descritti da Omero esistevano davvero oppure appartenevano interamente al mito?
Il poema racconta il ritorno del re di Itaca dopo la guerra, un viaggio durato dieci anni durante il quale il protagonista attraversa territori sconosciuti e cambia profondamente, mentre cerca ostinatamente la strada verso casa (ma come erano vestiti i veri guerrieri micenei dell'Odissea?).
Non tutti hanno ritenuto utile cercare questi luoghi su una carta. Eratostene, lo studioso greco che calcolò per primo la circonferenza della Terra, sosteneva che le peregrinazioni di Ulisse non avessero alcun vero valore geografico. Altri autori antichi, invece, erano convinti che dietro il racconto poetico si nascondessero elementi reali.
Polibio collegò per esempio Scilla alle coste siciliane, notando somiglianze tra le pratiche di pesca raccontate nel poema e quelle dell’area. Anche Strabone descrisse isole lontane popolate da figure femminili misteriose, richiamando indirettamente personaggi come Circe e Calipso.
Tolomeo inserì nelle sue carte luoghi omerici come la terra dei Lotofagi, il regno di Circe e le isole delle Sirene. Trasporre quelle indicazioni sulle mappe moderne è però molto difficile, perché le sue coordinate si basavano su una concezione diversa delle dimensioni della Terra. Alcune ricostruzioni collocano comunque la terra dei Lotofagi sulle coste africane.
Alla fine del Cinquecento, il cartografo olandese Abraham Ortelius realizzò una delle prime mappe complete del viaggio di Ulisse. Trattò luoghi reali e immaginari come se appartenessero allo stesso mondo, identificando Itaca con Corfù.
Non trovando un’isola adatta alla descrizione di Calipso, ne disegnò una inesistente a ovest dell’isola: quell’errore venne poi ripreso da numerose mappe nei secoli successivi. Nel 1912 il francese Victor Bérard tentò persino di ripercorrere personalmente la rotta. Collocò l’isola di Calipso vicino a Gibilterra, i Lotofagi a Djerba, in Tunisia, e la terra dei Ciclopi nella zona di Posillipo, a Napoli. Secondo lui, Omero avrebbe attinto alle conoscenze nautiche dei Fenici, tramandate soprattutto attraverso racconti e indicazioni orali.
Il problema più discusso resta però Itaca. L’isola moderna che porta questo nome è montuosa, mentre Omero la descrive come bassa. Alcuni ricercatori hanno quindi proposto Paliki, nella parte occidentale di Cefalonia, un importante sito dell’età del Bronzo. Non esiste ancora una risposta definitiva.
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