Apprezzo molto l’impegno del Ministro Giuseppe Valditara che ha presentato nuovi programmi di insegnamento per invertire la tendenza al declino e restituire alla scuola il ruolo suo proprio, quello di formare cittadini dotandoli di mezzi culturali idonei a partecipare alla vita sociale della Nazione e a inserirsi nel mondo del lavoro.
La restituzione di un ruolo fondamentale, per la capacità di scrivere e di esporre anche a voce il proprio pensiero ed essenziale per chiunque ambisca ad un posto di lavoro, per presentarsi ad una selezione, per proporre un progetto, definire un programma, o altro. Questo oggi è raro, ne parlo spesso con amici con i quali ricordiamo i nostri studi o quelli dei nostri figli e constatiamo una progressiva diminuzione dell’attenzione per la formazione, che, a fronte dell’introduzione di materie tecniche come l’informatica, che è di supporto per molte attività e comunque strumento di ricerca, si sono perduti degli elementi importanti come quello della capacità di sintesi, che sviluppavamo attraverso i riassunti, o di memorizzare, attraverso lo studio delle poesie che poi si recitavano dinanzi al docente ed ai colleghi. Così stimolando la capacità di presentazione del proprio modo di essere, di parlare, di esprimersi.
Non immagino certamente si debba tornare ad una scuola molto elitaria. Ma non credo neppure che l’espansione del diritto allo studio, che per la verità lo Stato italiano ha coltivato fin dalla sua formazione contrastando la dispersione scolastica, possa essere in contrasto con una scuola di massa perché una scuola aperta a tutti non deve necessariamente perdere il valore dell’insegnamento. E la scuola italiana nelle sue articolazioni del liceo classico, scientifico e delle scuole professionali è stata sempre in condizione di diplomare soggetti con una buona preparazione nelle materie curricolari. Posto che è utile che a tutti sia data la possibilità di arrivare al massimo possibile del risultato in relazione alle capacità personali, che sono diverse da ragazzo a ragazzo, per le capacità mnemoniche, per l’intuito, per l’impegno che ognuno pone nello studio.
Ma un problema fondamentale che certamente il Ministro Valditara ha presente e’ il corpo docente che, purtroppo, risente anch’esso del degrado della scuola, non avendo una formazione adeguata può non essere capace di coinvolgere gli studenti, di interessarli, di stimolarli, di incuriosirli, di far loro capire le ragioni degli eventi se non ha queste conoscenze. la cosa importante e il coinvolgimento dei ragazzi, la trasmissione di un interesse per la materia che si insegna per farne capire l’importanza.
Poi c’è da dire che ognuno di noi, guardando alla propria esperienza personale e professionale certamente è in condizione di valutare l’utilità degli studi che ha fatto. E non credo che nessuno di quelli che hanno studiato in un buon liceo classico, o un buon professionale o tecnico, possa dire che qualcosa che ha imparato sia stato inutile per la sua formazione, per la sua capacità di relazionarsi con gli altri, di lavorare, di esprimersi, di comprendere i fatti.
Bene ha fatto, dunque, il Ministro Valditara a valorizzare la lingua italiana che è stata gravemente abbandonata nel tempo con un grave effetto per l’impoverimento della cultura e anche della capacità relazionale.
Ho apprezzato che il Ministro abbia ricordato che “sui banchi i ragazzi devono trovare il gusto della lettura e imparare a scrivere bene” perché questo è un prezioso elemento.
Ho molto apprezzato, ad esempio, il fatto che il Ministro abbia iniziato prestando attenzione alla scuola elementare e media perché è lì che si formano i futuri studenti delle scuole superiori. Io ho sempre creduto che il più importante dei docenti, non me ne abbiano gli insegnanti di scuola media, primaria, secondaria come me e dell’università, ma sono i maestri elementari, quelli che prendono in mano il destino di un bambino e aprono la sua mente alla curiosità, alla capacità di comprendere, di memorizzare, di ragionare. Ed ho apprezzato moltissimo il fatto che, ad esempio, il ministro abbia previsto che fin dalla prima elementare i bambini siano avvicinati alla musica, alla sua comprensione, alla civiltà musicale. Questo è molto importante perché finora la musica è stata di fatto ghettizzata, nonostante l’Italia sia il Paese della musica, della musica leggera, della musica classica, della musica più bella, nota in tutto il mondo. certamente apprezzato l’ascolto di musica bella, con educazione alla percezione dell’armonia delle note, la musica educa all’apprezzamento delle parole, delle espressioni nei quali si concretizza il messaggio.
Inoltre, l’uso della memoria, è una dote naturale che va coltivata come la fisica. Ma queste attitudini vanno coltivate e così la memoria che nel corso dei secoli è servita a assicurare a tutti coloro i quali non avevano disponibilità di testi di conservare il ricordo di quel che aveva letto. Ma la memoria anche oggi che disponiamo in abbondanza di libri e del patrimonio che si assicura il supporto informatico è una preziosa capacità dei singoli che va coltivata. Devo dire che nella mia vita professionale mi sono sempre giovata della mia buona memoria, che ho sempre esercitato nel ricordo delle più belle poesie studiate a memoria.
Teresa Madeo