È stata una giornata diversa. Più intensa. Particolare in ogni sua tratta. La prima, naturalmente, di Jhon Lucumi: e c'era bisogno di esserci anche per quello. La prima, vera, concreta, di lavoro pure dopo la questione Suzuki, l'amarezza per il cambio di carte in tavola da parte del Paris e la successiva sorpresa per quanto accaduto proprio con il giapponese, da ieri a Birmingham e pronto per l'Aston Villa. Ecco, pensiero fulmineo, ragionamento che arriva a compimento: e il Dibu? Martinez era rientrato dalla batosta in finale Mondiale e in mezza giornata aveva aizzato quel lumicino di speranza fino a trasformarlo in fuoco ardente. Sembrava pronta, la scelta bianconera. Sembrava anche una risposta a quanto successo con l'ormai ex Parma. E invece, mettiamola così: i problemi di qualche settimana fa non si sono mai trasformati in rapide soluzioni. Tutt'altro. Così la Juventus, che pure nutriva dubbi concreti sulle condizioni psico-fisiche del giocatore - quanta “garra” rimane dopo una delusione così forte come il ko con la Spagna? -, si è concentrata su quello che poteva controllare. Cioè l'accordo con l'Aston Villa, da cui ha ricevuto il semaforo verde per riparlarne. L'offerta è rimasta la stessa, la prima e unica: 10 milioni massimo, bonus compresi. La richiesta nemmeno è cambiata: sui 15, altrimenti si fa complicata e il tempo che passa inizia a diventare un nemico efferato, un lusso impossibile da sostenere.
Ad annuvolare ancor di più i pensieri, quel dito rotto della mano destra, trascinato per tutta la Coppa del Mondo, il dolore che è passato ma che va comunque controllato. Perché brutte sorprese, la Juve, non ha più voglia di riceverne. Per questo motivo la società ha chiesto e ottenuto gli ultimi referti del portiere: il dito è messo male, si potrebbe pure non operare, tuttavia la preoccupazione è legittima e le certezze iniziali hanno lasciato il posto a questioni più pragmatiche. Del tipo: e se si rende necessario l'intervento? Quanto dovrebbe restare fuori? Un paio di mesi, probabilmente. E certamente troppi da vivere con il solo Perin come alternativa. Negli scorsi giorni era balenata anche l'idea di provare a rivoluzionare il reparto: ma non c'è tempo, non più. C'è solo quello per scegliere, e la scelta più semplice rimane Vicario, con buona pace di chi dovrà essere convinto al cento per cento. In tutto questo, rimane forte la voglia di Juve e di Italia del Dibu Martinez: può diventare l'ultimo appello, un lembo a cui aggrapparsi. O solo un'altra pista da tenere aperta. È il 17 agosto, in fondo. E Spalletti non ha ancora il suo numero uno.