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I video della zuffa al Senato per le chat di Andrea Delmastro


Mercoledì la giunta per le autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta della procura di Roma di sequestrare alcune chat del deputato Andrea Delmastro: sarebbero servite in un’indagine in cui Delmastro non è coinvolto direttamente, ma che riguarda la vicenda per cui lo scorso marzo si dimise da sottosegretario al ministero della Giustizia. La giunta per le autorizzazioni è la commissione del parlamento che ha il compito di decidere se consentire procedimenti penali contro parlamentari o ministri, ma anche se autorizzare limitazioni della loro libertà personale all’interno di un’indagine, com’è il caso del sequestro di una chat. La composizione della giunta rispecchia gli equilibri parlamentari, e quindi la maggioranza è di destra anche lì.

Dopo che la giunta aveva respinto la richiesta, al Senato il Movimento 5 Stelle ha messo in atto una protesta plateale, occupando i banchi che sarebbero riservati al governo e mostrando cartelli con scritto «Fuori le chat». Ne è venuta fuori una mischia molto caotica, con qualche spintone davanti ai banchi del governo (quelli sulla destra).

Si sono azzuffati soprattutto senatori del Movimento 5 Stelle e di Fratelli d’Italia, il partito di Delmastro. I primi accusavano la maggioranza di usare gli organi parlamentari per i propri interessi, in questo caso proteggere la posizione di Delmastro in un’indagine; i secondi li invitavano più o meno veementemente a lasciare i banchi della maggioranza. Lo faceva per esempio in modo pacato il senatore di FdI Luca De Carlo (quello su cui si zoomma nel video al 33esimo secondo); mentre lo faceva in modo sguaiato e volgare il senatore Roberto Menia, sempre di FdI. Nel video qui sotto lo si vede dare del «coglione» a qualcuno e poi intimargli: «vieni qui, ti faccio un culo così» (dal secondo 39 in poi, più o meno).

Le chat di Delmastro che aveva chiesto la procura sono quelle con Mauro Caroccia, ristoratore che attualmente sta scontando in carcere una condanna definitiva per reati di mafia. Le chat servivano alla procura perché sta indagando su Caroccia e sua figlia, Miriam, in un altro procedimento per riciclaggio e intestazioni fittizie sull’attività del ristorante Bisteccheria d’Italia. Il ristorante è intestato a Miriam Caroccia, ma la procura sospetta che sia stata usata come prestanome del padre per aprire il ristorante, visto che lui dopo la condanna non poteva farlo.

A marzo si scoprì che Delmastro aveva delle quote di quel ristorante: lui disse di non sapere che Miriam Caroccia era figlia di un uomo condannato per mafia, di non conoscere Mauro Caroccia e di aver venduto le sue quote non appena lo aveva saputo. Ma da diversi elementi, tra cui una foto insieme, sembrò molto difficile che Delmastro non conoscesse Mauro Caroccia, la sua versione risultò contraddittoria in molti punti e dopo la sconfitta del governo al referendum sulla giustizia si dimise, anche per via di questa vicenda.