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Idroelettrico, disegno legge grandi derivazioni: Regione protagonista nella gestione delle centrali - Umbria 24


«Ci poniamo all’avanguardia di un percorso che anche altre regioni stanno osservando con attenzione». «L’oro blu torna agli umbri». «Primo step fondamentale per presentarsi al tavolo di aggiornamento dell’Accordo di programma Ast, previo confronto coi sindacati». Così si sono espressi rispettivamente la governatrice umbra Stefania Proietti, l’assessore Thomas De Luca e l’assessore Francesco De Rebotti sulla preadozione del Ddl sulle grandi derivazioni.

La presentazione alla stampa, prima che sia intrapreso l’iter istruttorio in commissione poi in assemblea legislativa, si è tenuta martedì mattina nella sala conferenze di via Saffi a Terni presso gli uffici della Regione Umbria. I tre amministratori di Palazzo Donini hanno illustrato i contenuti del nuovo disegno di legge preadottato dalla Giunta regionale che introduce integrazioni fondamentali alla disciplina delle grandi derivazioni idroelettriche in Umbria.

Il provvedimento, è stato spiegato, punta a definire un modello di gestione strategico per la risorsa idrica regionale, un asset strategico in grado di vantare una potenza installata di circa 630 MW e una producibilità storica di 1.350 GWh/anno. Il cuore del Ddl è l’introduzione dell’articolo 9-bis alla legge regionale 1/2023 sulla disciplina dell’assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche, che autorizza la Giunta regionale a costituire una società a capitale misto pubblico-privato per la gestione delle concessioni idroelettriche.  

«L’Umbria si colloca con questo disegno di legge – ha detto la presidente della Regione Stefania Proietti – all’avanguardia di un percorso che anche altre regioni stanno osservando con attenzione e che punta a una gestione mista pubblico-privata, con un ruolo forte del pubblico nella gestione delle infrastrutture strategiche di produzione di energia. Oggi presentiamo il risultato di un lavoro collettivo, costruito con un indirizzo politico chiaro e con un impegno eccezionale della struttura regionale. Un lavoro svolto con grande responsabilità, per rafforzare la credibilità della Regione e rispettare gli impegni assunti. Per questo desidero ringraziare tutte le persone che hanno contribuito, dai direttori coinvolti fino a Gepafin, che ha avuto un ruolo importante nell’analisi tecnico-economica e amministrativa. Abbiamo rispettato scadenze precise – ha concluso la presidente Proietti – e bbiamo informato i soggetti interessati, a partire da Arvedi Ast e dai ministeri competenti».

Il modello – secondo quanto elaborato dagli uffici – prevede una maggioranza pubblica in capo alla Regione Umbria (tra il 51% e il 70%), mentre la quota privata (tra il 30% e il 49%) sarà assegnata tramite una procedura di gara a evidenza pubblica per la selezione del socio operativo. La Regione può partecipare alla società conferendo il diritto d’uso delle cosiddette opere bagnate (dighe, canali di adduzione e condotte forzate) che rientreranno nella proprietà regionale alla scadenza delle concessioni. Il disegno di legge prevede anche la possibilità di aprire all’acquisizione, tramite gara ad evidenza pubblica, di quote minoritarie della società a imprese appartenenti a settori industriali ad alta produzione di emissioni e ad alta intensità energetica, i settori cosiddetti hard to abate. L’obiettivo è quello di rendere l’idroelettrico una fonte capace di sostenere la transizione di siti strategici per la nostra regione e il nostro paese come il polo siderurgico ternano verso gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050.

«Le nostre acque – ha spiegato l’assessore Thomas De Luca – sono un patrimonio strategico, un vero e proprio ‘oro blu’, e lo sfruttamento idroelettrico deve tornare nelle mani degli umbri e dei ternani. Come Giunta regionale, abbiamo dato seguito all’impegno assunto anche nell’ambito dell’Accordo di programma Ast per la costituzione di una società regionale destinata alla gestione delle centrali idroelettriche. Questa scelta nasce dal fatto che l’energia idroelettrica è una delle poche fonti rinnovabili che consente programmabilità, anche attraverso sistemi di accumulo a pompaggio. Per questo può rappresentare uno strumento concreto di sostegno alla transizione energetica dei comparti industriali più difficili da decarbonizzare. Si tratta, a nostro avviso, di uno dei passaggi più importanti di questa legislatura. Per il territorio ternano, in particolare, questa operazione può contribuire ad affrontare problemi storici e squilibri rilevanti, che riguardano l’offerta turistica della Cascata delle Marmore, le variazioni del livello idrometrico del lago di Piediluco e, più in generale, il ritorno delle risorse economiche sui territori».

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«Si tratta di un impegno – ha spiegato l’assessore Francesco De Rebotti – che abbiamo assunto all’inizio del mandato, condividendolo con l’azienda, con il Ministero e con il Comune di Terni attraverso la sottoscrizione dell’Accordo di programma. Se rileggiamo il titolo dell’accordo – Progetto integrato di messa in sicurezza e riconversione industriale del sito di Acciai Speciali Terni – troviamo il senso di tutto il lavoro che stiamo portando avanti. L’obiettivo è fare in modo che questo storico sito industriale, che rappresenta il passato ma soprattutto il futuro di questa città e dell’intera regione, possa rafforzare sempre di più le proprie caratteristiche di sostenibilità e di efficienza. Per questo abbiamo assunto precisi impegni nell’Accordo di programma, che ora dovrà essere aggiornato alla luce del lavoro svolto e dei cosiddetti compiti a casa che ciascuno dei soggetti coinvolti era chiamato a portare avanti. Il modello che presentiamo oggi – ha spiegato ancora l’assessore De Rebotti – rappresenterà il riferimento per il lavoro delle prossime settimane, anche aprendo un confronto con le sigle sindacali, in vista dell’appuntamento dedicato all’aggiornamento dell’Accordo di programma, che ormai è imminente. Abbiamo svolto il lavoro necessario e messo a disposizione un modello costruito non soltanto in Umbria, ma attraverso un confronto articolato che ha coinvolto anche il livello europeo».

Attraverso il modello prescelto, la Regione Umbria manterrà un ruolo attivo e permanente nella governance del sistema idroelettrico, partecipando alle decisioni strategiche e alla definizione delle politiche industriali. Il bando di gara per il socio privato includerà inoltre prescrizioni rigorose per il perseguimento di obiettivi ambientali, energetici e socio-economici, con un’attenzione specifica all’ammodernamento degli impianti, come nel caso della centrale di Pentima, e al miglior utilizzo delle opere idrauliche.

La scelta del modello di società mista, rispetto alla concessione, garantirebbe alla Regione – secondo gli studi effettuati – un ritorno economico significativamente superiore e un’efficace protezione dei conti pubblici con un guadagno quasi doppio rispetto ai 375 milioni di euro atteso per una gara tradizionale. Con flussi attesi per l’azionista pubblico pari a 50 milioni di euro al 2030 rispetto alla stima dei 25 milioni di canoni demaniali che la Regione incasserebbe in caso di concessione al privato. A differenza del modello tradizionale, la Regione incasserà non solo i canoni demaniali fissi e variabili e la monetizzazione dell’energia gratuita spettante per legge, ma beneficerà anche della percezione diretta dei dividendi societari in proporzione alla quota azionaria. La gestione pubblica permetterà inoltre un maggiore equilibrio ambientale ed economico nei confronti dei territori dove sono insediati i grandi impianti idroelettrici, a partire dall’offerta turistica della Cascata delle Marmore fino ad arrivare al tema dello sfruttamento del Lago di Piediluco come bacino d’accumulo, finalmente riportando ricchezza sui territori interessati.

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