«È stato un bel pit stop». Liquida così Mateo Massoni il lancio nel vuoto di 10 giorni fa dall'insegna dell'Ikea di Padova. Il base jumper noto in tutta Europa, gran collezionista di follower sui social (più di 400mila su Instagram con video da oltre 10 milioni di visualizzazioni) ha inaspettatamente fatto tappa a Padova di passaggio dal casello autostradale per un lancio notturno più pericoloso che spettacolare.
«Mi sono fermato durante la mia lunga corsa dalla grotta di Osp, una palestra di arrampicata molto popolare in Slovenia, diretto verso la Svizzera.
Ho sempre voluto saltare da una di queste insegne. Ci ero passato l'anno scorso, ma ero di fretta e non potevo fermarmi. Questa volta ho dovuto farlo» confessa limpidamente, quasi non si trattasse di un reato punito dalla legge. Un'ammissione di colpa che gira sui suoi canali da giorni, con migliaia di condivisioni, non ultima quella dell'ex presidente del Veneto Luca Zaia, che però avverte trattarsi di «un'azione che avrebbe potuto avere conseguenze gravi e che non deve in alcun modo essere imitata».
Lo sport estremo di Massoni consiste nel lanciarsi nel vuoto da varie superfici da cui è stato tratto l'acronimo b.a.s.e. che in inglese menziona nell'ordine edifici abbandonati e non, torri, ponti e rilievi naturali come scogliere o altri tipi di formazioni, per poi atterrare indenni mediante un paracadute. Un'attività che conta ogni anno centinaia di morti nel mondo e che ha visto molti Paesi dichiararne l'illegalità dovuta proprio all'elevata pericolosità, ma ancora più agli avvenimenti totalmente incontrollati anche in zone pubbliche. Se la sicurezza è parzialmente migliorata nel tempo grazie alle tute alari, di cui Massoni è grande esperto soprattutto in contesti montani, la situazione è precipitata con l'avvento dei social e tante persone, molto meno preparate del basejumper, che si improvvisano tali. Non si stupisce dell'episodio nemmeno l'assessore alla Sicurezza urbana del Comune di Padova Diego Bonavina, che non sapeva che si trattasse di uno dei personaggi più famosi degli sport estremi, ma per lui poco conta. «Non siamo nuovi a questi fenomeni estivi alla ricerca di like, ma sono azioni che vanno condannate al 100 per cento - è il suo commento - Siamo ormai alla deriva, per la ricerca della notorietà o di visualizzazioni si mette a rischio la propria incolumità e quella altrui.
© RIPRODUZIONE RISERVATA