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Il 6 agosto scade lo sconto sul gasolio: cosa vuole fare il governo Meloni per il caro carburanti


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Redazione 03 agosto 2026 07:50

Foto di repertorio (La Presse)

Un'estate caldissima, anche dal punto di vista dei prezzi. E a pesare sulle agognate vacanze di molti italiani c'è anche il caro carburanti che incide non poco sui bilanci familiari e che potrebbe diventare ancora più gravoso proprio nei giorni di ferragosto. Tra pochi giorni (il 6)  terminerà lo sconto sulle accise introdotto dal governo per alleggerire il prezzo del gasolio. La riduzione di 17 centesimi al litro, decisa dal Consiglio dei ministri del 27 luglio come risposta all'impennata delle quotazioni energetiche provocata dall'escalation del conflitto in Medio Oriente. Entro quella data l'esecutivo dovrà decidere se e come proseguire con gli interventi. E la coperta non sembra lunghissima. 

Il nodo delle risorse disponibili e del gettito Iva 

La premessa è una, per capire le prossime mosse bisogna intuire a quanto ammontano le risorse disponibili. Fino a pochi giorni fa Giorgetti aveva mantenuto una linea molto prudente, sostenendo che non era possibile promettere nuovi tagli senza conoscere l'ammontare dell'extragettito Iva, cioè le risorse generate dall'aumento dei prezzi dei carburanti. Il ministro dell'Economia aveva però anche ammesso, abbastanza candidamente, che "non c'erano risorse disponibili per altri tagli". 

Nelle ultime ore sono in corso valutazioni tecniche su diverse possibili soluzioni, anche se al momento non è stata assunta alcuna decisione definitiva. Uno dei nodi riguarda l'ambito di applicazione dell'eventuale proroga: resta infatti da capire se le misure continueranno a riguardare esclusivamente il diesel oppure se saranno estese anche alla benzina.

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L'aumento del prezzo della benzina e del gasolio (Font: Mase) 

L'ipotesi considerata più semplice dal punto di vista operativo è quella di utilizzare il meccanismo delle cosiddette accise mobili, previsto dalla normativa vigente. Attraverso un decreto ministeriale sarebbe possibile prolungare la riduzione della tassazione senza dover reperire nuove risorse nel bilancio dello Stato.

Le ipotesi in campo: le accise mobili a un altro sconto sulle accise 

L'ipotesi considerata più semplice dal punto di vista operativo è quella di utilizzare il meccanismo delle cosiddette accise mobili, previsto dalla normativa vigente. Attraverso un decreto ministeriale sarebbe possibile prolungare la riduzione della tassazione senza dover reperire nuove risorse nel bilancio dello Stato.

Il funzionamento del sistema si basa su un principio di compensazione fiscale. Quando il prezzo del petrolio aumenta, cresce automaticamente anche il gettito Iva incassato dallo Stato, poiché l'imposta è calcolata in percentuale sul prezzo finale del carburante. Le maggiori entrate derivanti dall'aumento dei listini possono quindi essere utilizzate per ridurre le accise, sterilizzando almeno in parte gli effetti dei rincari alla pompa.

Se però il maggiore gettito Iva non dovesse risultare sufficiente a finanziare l'intervento, il governo potrebbe essere costretto a percorrere un'altra strada. In questo caso prenderebbe quota l'ipotesi di un decreto-legge da approvare in Consiglio dei ministri, con cui reperire le risorse necessarie attraverso il bilancio pubblico e garantire la copertura finanziaria dell'eventuale proroga dello sconto. Al momento, tuttavia, si tratta soltanto di scenari allo studio. Il problema sono però i costi che non sono certo trascurabili. Il taglio alle accise per il diesel fino al 6 giugno è costato 125 milioni di euro, estenderlo anche alla benzina potrebbe fare lievitare i costi. 

Intanto le associazioni dei consumatori continuano a puntare il dito contro gli effetti del caro carburanti. Secondo il Codacons, nonostante lo sconto sulle accise sia stato operativo per appena una settimana nel mese di luglio, gli automobilisti italiani hanno speso complessivamente circa 782 milioni di euro in più rispetto allo stesso mese del 2025 per fare rifornimento. Un aumento trainato soprattutto dal prezzo del diesel che ha fatto registrare, negli ultimi mesi, le oscillazioni più pesanti. E che potrebbe incidere (e non poco) sulle vacanze degli italiani.