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Il cibo di strada spinge sull’acceleratore: boom di truck ed esperienze al femminile. “Richieste per eventi anche da fuori regione”


Cesena, 19 settembre 2026 - C’è un aspetto della ristorazione contemporanea che riesce ancora a raccontare qualcosa di inedito e a dimostrare la propria vitalità: parliamo del ‘cibo di strada’ (in inglese, ‘street food’), ovvero le specialità enogastronomiche servite tramite chioschi, carretti e furgoncini attrezzati in luoghi pubblici, come piazze, strade, mercati o fiere. L’evoluzione del settore è suggellata dai numeri, anche a livello locale: secondo il report appena rilasciato dalla Camera di commercio della Romagna (Forlì-Cesena e Rimini), elaborato su dati Infocamere-Movimprese, in dieci anni le imprese attive nello ‘street food’, nella provincia di Forlì-Cesena, sono cresciute dell’85,7%, arrivando a un numero complessivo di 26. Da giugno 2016 a giugno 2026, la variazione registrata è stata sì inferiore a quella regionale (+96,2%), ma superiore alla media nazionale (+83,8%).

Uno scatto dallo Street food truck festival in Piazza della Libertà, Cesena

Uno scatto dallo Street food truck festival in Piazza della Libertà, Cesena

Il 30% delle attività è gestito da donne

Lo studio evidenzia che lo “street food” non rappresenta più solo una modalità alternativa di ristorazione, ma un modello imprenditoriale che ha saputo adattarsi a contesti diversi tra loro, intercettando nuove abitudini di consumo, la crescita del turismo esperienziale e una domanda più orientata verso formule di ristorazione flessibili, informali e di prossimità. Non è un caso che persino alcuni chef, con esperienze di rilievo nell’alta ristorazione, siano ‘migrati’ nel settore del cibo di strada, optando per forme d’impresa più leggere e immediate. Un altro dato interessante, emerso dal rapporto, è la prevalenza delle imprese ‘rosa’: in provincia, il 30,8% delle attività risulta gestito da donne (il 14,3% dieci anni fa), il 15,4% da giovani (il 21,4% del totale nel 2016) e il 3,8% da stranieri (il 7,1% del totale nel 2016).

La bartender Elena Evangelisti: “Avevo voglia di cambiare”

Abbiamo commentato questi dati con la cesenate Elena Evangelisti, più nota come ‘Sbrilla’: a 29 anni appena compiuti, la bartender – forte di una già lunga esperienza dietro al bancone di bar italiani e stranieri – gestisce con successo un “drink truck”, un vero bar su due ruote. L’avventura è iniziata un anno e mezzo fa, a bordo di un furgone in cui la ragazza decide di investire tutti i suoi risparmi: “Lavoro come barista fin da ragazzina e, arrivata a 28 anni, avevo voglia di cambiare. L’idea era spostarmi da un luogo all’altro per fare le stagioni in giro – spiega – Poi, un giorno, mi sono imbattuta in questo furgone ed è stato amore a prima vista: dentro ci ho visto il bar che, in tutti questi anni, ho sempre desiderato. L’ho comprato, l’ho allestito e ho cominciato a propormi per eventi, festival, mercatini e feste private come i matrimoni. Ha funzionato: quest’estate ho lavorato moltissimo e ormai ricevo richieste anche da fuori regione, soprattutto per eventi nel settore moto”.

Un settore “molto competitivo”

Chi pensa che basti saper preparare un piatto o una bevanda e disporre di un camioncino per diventare imprenditori, però, si sbaglia: dietro i colori brillanti dei cocktail di ‘Sbrilla’ si celano, infatti, un lavoro incessante e una cura maniacale dei dettagli. “Il settore dei ‘food truck’, oggi, è molto competitivo – prosegue la bartender –. Se non hai una formula accattivante, un valore aggiunto, rischi di scomparire dopo poco tempo. Per non parlare delle spese da sostenere: dalla benzina alla sosta nelle piazzole, fino alla quota di partecipazione agli eventi pubblici”. Ancor più difficile farsi strada per una donna sola, ma Evangelisti è una che non si lascia certo intimidire: “È capitato anche che mi inseguissero, di notte, per cercare di rubarmi l’incasso – confida – ma finora me la sono cavata. Viaggiare a bordo di un truck e gestire un’attività di questo tipo sono percepite ancora come attività ‘da uomini’. Per questo, sono felice quando qualcuna mi chiede del mio lavoro: solo le donne possono capire quanta fatica c’è dietro tutto questo”.