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Il "dono totale" di don Antonio Seghezzi, morto a 39 anni a Dachau. Le celebrazioni per i 120 anni


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17 agosto 2026 | 13:10

Il “dono totale” di don Antonio Seghezzi, morto a 39 anni a Dachau. Le celebrazioni per i 120 anni

Il 25 agosto ricorre l’anniversario dalla nascita del sacerdote, reso Venerabile da Papa Francesco, figura della Resistenza morale al nazifascismo. In programma mostre, teatro, celebrazioni e una fiaccolata nei luoghi della sua vita

Premolo. Centovent’anni dalla nascita, una vita spezzata a soli 39 anni dopo la deportazione nei lager nazisti e una testimonianza che la Chiesa bergamasca continua a indicare alle nuove generazioni. Il prossimo 25 agosto ricorrerà il 120° anniversario della nascita di don Antonio Seghezzi, il sacerdote di Premolo proclamato Venerabile da Papa Francesco nel 2020, ricordato per il suo impegno accanto ai giovani, la scelta di non abbandonarli dopo l’8 settembre 1943 e la morte, il 21 maggio 1945, a poche settimane dalla liberazione di Dachau.

Attorno alla ricorrenza, la Parrocchia e il Comune di Premolo, insieme al “Gruppo don Antonio Seghezzi”, hanno promosso una serie di iniziative culturali e liturgiche. Un percorso che vuole riportare al centro non soltanto la memoria storica del sacerdote, ma anche l’attualità di una figura definita “ribelle per amore”, capace di opporsi al male senza rinunciare alla propria fede e alla propria responsabilità verso gli altri.

Nato a Premolo il 25 agosto 1906, don Antonio Seghezzi fu ordinato sacerdote nel 1929. Dopo una prima esperienza come coadiutore ad Almenno San Bartolomeo e gli anni trascorsi come insegnante in Seminario, tra il 1932 e il 1935, il suo cammino pastorale ebbe una svolta nel 1937, al rientro dal servizio come cappellano in Africa.

Il vescovo Adriano Bernareggi lo nominò assistente ecclesiastico della Gioventù maschile di Azione Cattolica, la GIAC. Accettando quell’incarico, don Antonio sintetizzò il senso della propria scelta in una frase destinata a diventare il segno della sua esistenza: “La più bella Azione Cattolica che io farò… sarà donarmi tutto”.

Dal 1937 al 1943 divenne così uno dei principali punti di riferimento della gioventù cattolica bergamasca. In anni in cui il regime fascista puntava a esercitare un controllo sempre più stretto sull’educazione delle giovani generazioni, il suo impegno andò ben oltre la formazione religiosa. Allo scoppio della guerra mantenne una fitta corrispondenza con centinaia di giovani bergamaschi mandati al fronte, offrendo loro conforto e sostegno morale in mezzo alle difficoltà del conflitto.

La situazione cambiò drammaticamente dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione nazista e la nascita della Repubblica sociale italiana. Molti dei giovani che aveva seguito presero la via delle montagne o scelsero di disertare. Don Antonio decise di non abbandonarli, diventando per loro un punto di riferimento e sostenendo quella che viene ricordata come una forma di Resistenza morale e civile.

Il suo motto era “Resistere al male, libera nos a malo”. Una scelta che attirò l’attenzione delle autorità occupanti. Braccato dalla polizia tedesca, per evitare rappresaglie contro i responsabili dell’Azione Cattolica e del Patronato San Vincenzo di Bergamo, dove risiedeva, don Seghezzi decise, su consiglio del vescovo Bernareggi, di consegnarsi spontaneamente il 27 ottobre 1943.

Dopo una settimana di duri interrogatori venne condannato e deportato in Germania. Passò dal carcere di Stadelheim, a Monaco di Baviera, al lager di Kaisheim, quindi a Löpsingen e nuovamente a Kaisheim. Il 23 aprile 1945 fu trasferito a Dachau. Ridotto allo stremo dalle angherie subite e dalla tubercolosi, morì il 21 maggio 1945, a 39 anni, poche settimane dopo la liberazione del campo da parte delle truppe alleate.

Le spoglie di don Antonio Seghezzi furono individuate il 25 giugno 1952 nel cimitero Waldfriedhof di Dachau ed esumate il 23 novembre dello stesso anno. Il feretro rientrò a Bergamo il 25 novembre. Cinque giorni dopo, il 30 novembre, la città gli tributò solenni funerali, con una grande partecipazione popolare. La sepoltura nel cimitero di Premolo avvenne il 7 dicembre.

Nel 2006, in occasione del centenario della nascita, i suoi resti furono definitivamente traslati nella cripta ipogea realizzata sotto la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea a Premolo e consacrata dall’allora vescovo di Bergamo Roberto Amadei.

“Vogliamo ringraziare il Signore per il dono che ha fatto alla Chiesa di Bergamo con la vita di don Antonio Seghezzi – disse in quell’occasione Amadei -. La sua fede, la sua obbedienza, la sua dedizione totale al prossimo possano sempre essere di esempio ai giovani che desiderano e cercano la verità”.

La cripta resta oggi uno dei principali luoghi della memoria del Venerabile. Ospita la teca con i suoi resti e anche la pietra con la scritta “A. Seghezzi” proveniente dal cimitero di Dachau. Progettata dall’architetto Giansandro Schina, è stata concepita come un percorso insieme storico e spirituale.

cripta don antonio seghezziLa cripta a Premolo

Accanto allo spazio ipogeo si trova il Museo Seghezzi, rinnovato nel 2024 con un intervento di riallestimento e rigenerazione scientifica, pensato per valorizzare gli oggetti e i documenti appartenuti al sacerdote. A completare il percorso c’è la Casa Museo nell’edificio natale di don Antonio, restaurato e trasformato in uno spazio aperto a visitatori, pellegrini e soprattutto ai giovani.

Per il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, don Seghezzi rappresenta ancora oggi un “formatore di anime coraggiose”. Ed è proprio alle nuove generazioni che guardano le iniziative organizzate in occasione dei 120 anni dalla nascita: non una semplice commemorazione, ma un invito a riscoprire una testimonianza di coraggio, responsabilità civile e radicalità evangelica.

Le celebrazioni si svilupperanno in diversi appuntamenti tra cultura, teatro e liturgia. Da martedì 20 a domenica 30 agosto, nella chiesa parrocchiale di Premolo sarà allestita la mostra biografica ed educativa “Io sono tutto un dono”, già ospitata in diverse località della diocesi, tra cui Bergamo, Rovetta, Gandino e Azzonica. L’esposizione racconta la vita del sacerdote attraverso testi, lettere ai soldati al fronte e brani tratti dai suoi diari spirituali.

Sabato 22 agosto alle 21, sul sagrato della chiesa, andrà in scena lo spettacolo teatrale itinerante “Là dove finisce il buio”, prodotto da deSidera e dal Teatro degli Incamminati. Lo spettacolo racconta l’amicizia e la Resistenza morale di don Antonio Seghezzi e di don Bepo Vavassori, storico fondatore del Patronato San Vincenzo, attraversando alcuni luoghi simbolo delle loro vite, da Osio Sotto fino a Premolo.

Domenica 23 agosto alle 10,30 è in programma una concelebrazione eucaristica al “Luogo della speranza”, alla Costa La Morandina, dove don Seghezzi era solito ritirarsi per pregare e meditare.

Il momento centrale sarà però martedì 25 agosto, nel giorno esatto del 120° anniversario della nascita. La Casa Museo di don Antonio Seghezzi, in via Lulini, resterà aperta per l’intera giornata. Alle 20,15 partirà dalla Casa Natale una fiaccolata verso il monumento dedicato al sacerdote, dove alle 20,30 verrà celebrata la Santa Messa.

Un anniversario che, a otto decenni dalla sua morte e a vent’anni dalla traslazione dei resti nella cripta di Premolo, riporta così al centro una delle figure più significative della Chiesa bergamasca del Novecento: un sacerdote che aveva scelto di “donarsi tutto” e che, davanti alla guerra e alla violenza, decise di non lasciare soli i suoi giovani.