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Il film omaggio a Guareschi, l’attore reggiano Andrea Gherpelli interpreta Otello Montanari: “Era nato per fare politica”


Otello Montanari è stato un partigiano, deputato e dirigente del Pcireggiano. Probabilmente incarnava la realtà storica di quei comunisti che Guareschi satirizzava e umanizzava attraverso il personaggio di Peppone. Nella pellicola “Giovannino Guareschi. Non muoio neanche se mi ammazzano” il regista Andrea Porporati incrocia idealmente le traiettorie biografiche di Guareschi e Montanari, per dare corpo a un ruolo politico e al contesto dell’epoca. Montanari è interpretato dall’attore reggiano Andrea Gherpelli.

Andrea, com’è stato dare vita sullo schermo a Otello Montanari? Un protagonista della politica del dopoguerra che dagli anni ’90 cercò di rompere il muro di omertà all’interno del suo stesso partito.

«È stata un’esperienza molto interessante e appagante. Otello Montanari appartiene a una generazione nata per fare politica. Era capace di muoversi in un mondo complesso, ma senza scendere a compromessi. A lui non importava piacere, interessava il pensiero. Le idee. Una figura per cui provo stima, molto diversa rispetto ai politici di oggi. Per questo sono contento di aver interpretato un personaggio di questa levatura, in un film così importante. Provo nostalgia per queste figure, mi fanno pensare a qualcosa di prezioso come il grano antico».

In realtà i due personaggi non si conoscevano. Almeno la cosa non è documentata.

«Si tratta di una scelta registica, una ‘forzatura’ che ha consentito di dar corpo a un modello che avrebbe potuto ispirare Peppone».

Il film è stato girato nella bassa emiliana, tra le province di Reggio, Parma e Modena. A Reggio, in particolare le riprese sono state a Brescello, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio, Bagnolo. E in città. In quali set lei ha lavorato?

«Principalmente nella bassa, tra Guastalla e Luzzara. Mi sono sentito un po’ a casa, visto che sono di Correggio».

A Guareschi – nonostante lettori e pubblico lo abbiano molto amato – perché non è stato mai riconosciuto il suo grande valore culturale?

«Perché era un libero pensatore e non era al servizio di nessuno. Tantomeno della politica. Era un uomo fiero, che andava per la sua strada. Consapevole che ‘nessuno avrebbe mai potuto ammazzarlo’. Sapeva che attraverso le sue opere sarebbe vissuto per sempre, avrebbe parlato per sempre. I più lo conoscono peri suoiromanzi che vedono protagonisti Don Camillo e Peppone, ma Guareschi era anche un caricaturista, un fine umorista, un giornalista. Un uomo dotato di grande ironia e autoironia, che aveva fatto della satira tagliente la sua cifra».

Nel cast ci sono anche Benedetta Cimatti, che interpreta la moglie Ennia e Andrea Roncato, nel ruolo del padre Primo Augusto, con cui lei aveva già lavorato nella fiction ‘La ricetta della felicità’.

«Benedetta è un’attrice meravigliosa ed è stato un piacere lavorare insieme a lei. Come lo è stato recitare ancora con Andrea Roncato. Tra l’altro, questa per me è la terza volta che sono diretto da Andrea Porporati».