
Nel cuore dell’Appennino reatino, il Lago del Turano è uno di quei luoghi che ribaltano l’idea più comune del Lazio. A poco più di un’ora da Roma, la valle si apre in una lunga curva d’acqua turchese che segue per circa dieci chilometri il corso del fiume, trasformato in bacino artificiale alla fine degli anni Trenta.
Le montagne della Riserva naturale Monte Navegna e Monte Cervia stringono il lago da est, mentre sulle rive si affacciano borghi come Castel di Tora e Colle di Tora, con le case che sembrano sfiorare l’acqua. È qui che nasce il paragone con un “fiordo”, discutibile sul piano geografico ma perfetto per raccontare la sorpresa del paesaggio. Un territorio che unisce turismo outdoor, trekking e piccoli centri medievali, ideale per chi cerca un’uscita di giornata o un weekend lento tra natura e storia.
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Entrare nella Valle del Turano significa lasciare alle spalle l’immagine più urbana del Lazio per ritrovarsi in un paesaggio quasi alpino. Il lago si trova nella provincia di Rieti, a circa 536 metri di quota, e segue per una decina di chilometri l’antico corso del fiume Turano. È un bacino artificiale nato nel 1939 con la costruzione della diga di Posticciola, collegato tramite galleria al vicino Lago del Salto all’interno di un sistema idroelettrico.
Oggi però la sua origine tecnica è quasi invisibile. Le rive frastagliate disegnano promontori, piccole penisole e strette insenature, mentre le montagne della Riserva naturale Monte Navegna e Monte Cervia chiudono l’orizzonte su più lati. Il paragone con un fiordo nasce proprio da questi restringimenti improvvisi e dal colore talvolta intenso dell’acqua: un’immagine efficace per chi arriva da Roma in cerca di un angolo di Appennino inatteso, nonostante il Turano resti a tutti gli effetti un lago artificiale.
Il primo colpo d’occhio sul Lago del Turano è tutto nelle sue acque, che nelle giornate limpide assumono tonalità turchesi e verdi, in contrasto con i versanti ricoperti di boschi. Il perimetro è di circa 36 chilometri e la strada che lo segue permette di alternare soste sulle piccole spiagge, affacci dai promontori e tratti in cui il lago si restringe tra pareti più ripide, ricordando effettivamente un fiordo.
Intorno al bacino domina una copertura forestale che supera il 70% nella Riserva Monte Navegna e Monte Cervia. Carpini, faggete e boschi misti disegnano colline e dorsali che degradano verso l’acqua, mantenendo verde il paesaggio quasi in ogni stagione. Lungo il percorso non mancano punti panoramici naturali e balconate nei borghi: dalle terrazze di Castel di Tora si colgono in un’unica inquadratura il lago, il promontorio di Monte Antuni e i piccoli centri posti sui rilievi opposti, offrendo tramonti particolarmente scenografici.
L’arrivo a Castel di Tora chiarisce subito quanto il lago abbia trasformato la valle. Il borgo, inserito tra i Borghi più belli d’Italia, si sviluppa su uno sperone roccioso che scende verso l’acqua con vicoli stretti, case in pietra e affacci improvvisi sul bacino. Dalla piazzetta e dalla torre poligonale lo sguardo corre verso Colle di Tora, la diga di Posticciola e i paesi di Ascrea e Paganico Sabino.
Sull’altra riva, Colle di Tora racconta una storia simile ma da una prospettiva diversa: un tempo Collepiccolo sorgeva più in alto sul fiume, oggi il centro appare quasi proteso sull’acqua, collegato da un ponte che taglia uno dei tratti più stretti del lago. Di fronte a Castel di Tora si alza il promontorio di Monte Antuni, con il borgo medievale abbandonato raggiungibile solo tramite visite guidate. Qui si percepisce bene il cambiamento imposto dalla diga: campi sommersi, collegamenti modificati, un paesaggio agricolo trasformato in scenario lacustre che nel tempo è diventato la nuova identità della valle.
Per andare oltre la classica sosta panoramica servono almeno uno o due giorni, alternando strada, borghi e sentieri. Castel di Tora è una buona base per esplorare il lago e la riserva, mentre Colle di Tora offre un contatto più diretto con l’acqua. In estate alcune rive si trasformano in piccole spiagge e non mancano attività come canoa e vela: prima di entrare in acqua è sempre consigliabile verificare in loco balneabilità e aree consentite.
Chi ama il trekking può puntare sul Monte Navegna, 1.508 metri, con sentiero CAI classificato E che parte da Castel di Tora e richiede circa tre ore di salita, regalando viste sul lago e sui rilievi circostanti. Poco distante, un itinerario raggiunge le Cascate delle Vallocchie, immerse nel bosco. In chiave turismo lento, il territorio sta valorizzando il Cammino del Lago del Turano, un anello di circa 100 chilometri (con variante di 50) che collega dodici borghi. Primavera e autunno sono le stagioni migliori per camminare, mentre dopo piogge intense conviene informarsi sulle condizioni dei sentieri e dei guadi.