Il governo dà i numeri. È quel che emerge dal Rapporto di metà anno reso pubblico oggi dall’associazione Antigone, che fotografa il sistema penitenziario nei primi sei mesi del 2026. Con 18.398 persone in più rispetto ai posti disponibili, le carceri italiane stanno esplodendo. Si sbandiera al vento l’ennesimo, inutile piano edilizio, che dovrebbe produrre una capienza aggiuntiva di 10.000 unità, ma da quando è stato approvato dal Consiglio dei Ministri nel luglio 2025 in realtà di posti se ne contano 424 in meno.
Il numero magico ritorna nei discorsi del ministro Nordio, che promette di far uscire dal carcere, anche qui, 10.000 persone grazie alla legge da poco approvata sulla detenzione domiciliare per detenuti tossicodipendenti. Ma non è vero. Sono numeri in libertà, raccontati da chi è consapevole del fatto che il fact checking è sempre meno forte degli slogan e che il saldo populista continua a convenire. Infatti, i soldi stanziati e le disponibilità all’accoglienza delle comunità per tossicodipendenti faranno uscire al massimo 600 persone.
Nel 44% delle carceri visitate da Antigone abbiamo trovato persone che vivevano con meno di tre metri quadri di spazio a disposizione, ovvero al di sotto di quella soglia minima che comporta un trattamento inumano e degradante secondo la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Nel 2013 l’Italia fu condannata per questo dalla Corte di Strasburgo con una sentenza che fece storia. Oggi stiamo ritornando a quella situazione. Sono stati ben 6.539 – il 12% in più rispetto all’anno precedente – i risarcimenti accordati nel 2025 dai magistrati di sorveglianza italiani a detenuti lasciati vivere in condizioni contrarie a ogni dignità.
Oltre il 60% della popolazione detenuta vive oggi in regimi chiusi (era il 20% quando questo governo è entrato in carica). Significa che trascorre l’intera giornata in cella senza impegnarsi in alcuna attività utile. Con il sovraffollamento attuale – il 140% su base nazionale, ma in alcuni istituti fino al doppio della capienza – e con il caldo estivo significa mancanza di aria e spazio vitale per l’intera giornata.
Il carcere è oggi un grande reclusore di corpi, incapace di ogni intervento risocializzante. Non sorprende dunque che solo il 40,8% dei detenuti si trovi alla prima carcerazione. Gli altri ne hanno alle spalle una o più (il 10,6% addirittura oltre le cinque e il 2,7% oltre le dieci). Difficile lavorare sulla recidiva quando la pena è intesa solo come vendetta o come neutralizzazione sociale di persone che necessiterebbero interventi di welfare (quasi 20.000 detenuti sono tossicodipendenti, il 9,3% ha diagnosi psichiatriche gravi).
Il governo dà i numeri, e ci sarebbe da ridere se non fosse per i numeri che ci presenta invece la realtà. Il Rapporto di Antigone ce ne offre una tragica fotografia.