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Il granchio blu è costato 17 milioni: “Pescarlo? È meglio stare a casa”


Goro (Ferrara), 24 agosto 2026 – Goro e Comacchio, i numeri sono quelli di un terremoto. La Regione ha quantificato in 16,8 milioni di euro i danni causati dal granchio blu a partire dall’autunno del 2022, in alcune zone una riduzione superiore al 70% delle vongole. “In realtà l’ammontare del danno è in un certo senso ben più alto, il flagello si è manifestato in tutta la sua forza nel maggio del 2023, fino a quel momento i danni erano molto limitati”, è amaro il quadro di Vadis Paesanti, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca Emilia Romagna. E’ stato uno dei primi a lanciare l’allarme, quando il ’mostro’ non era altro che una curiosità.

"Al momento la pesca del granchio blu non produce reddito”

Paesanti, che non usa mezzi temini. “In questo periodo ci siamo rimboccati tutti le maniche, ci sono stati i tavoli in prefettura, la nomina del prefetto Enrico Caterino a commissario straordinario del governo per l’emergenza granchio blu. Abbiamo provato un po’ di tutto, l’esportazione dell’alieno all’estero, nuovi canali commerciali, la promozione del granchio sui tavoli dei ristoranti. Il Copego ha realizzato un’intera filiera, con un reparto che garantisce lavoro a una cinquantina di donne. Tutto giusto, un grande impegno, per carità. Ma al momento la pesca del granchio blu non produce reddito, non rappresenta un’opportunità per Goro, Comacchio, migliaia di famiglie. Il granchio blu non offre un futuro, questa è la verità. E questa verità dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia”.

"Con queste condizioni è meglio stare a casa”

Paesanti mette sul tavolo, cala i numeri. “Al pescatore vengono dati novanta centesimi, un euro per ogni chilo tirato fuori dall’acqua di granchio blu. Solo le esche che vengono usate nelle nasse, per catturarlo, costano due euro. No, con queste condizioni è meglio stare a casa, non andare in mare, è meglio risparmiare la fatica di staccare la barca dalla banchina”. Paesanti lancia un appello, suggerisce la strada. “Per dare una svolta dobbiamo sapere ascoltare la natura e la natura ci dice che usare il polpo nella strategia per combattere l’invasione dell’alieno non si è mai visto da queste parti. Tanto di cappello a chi sta sperimentando questa strategia, agli scienziati dell’università di Bologna. Ma appunto, mettano il polpo a Cesenatico e non vengano a buttarlo qui. Dove finirà magari in qualche rete, in pentola”.

Polpi rilasciati in mare per eliminare i granchi blu

Un polpo comune mentre attacca un granchio blu

"Da queste parti la strada si chiama branzino”

La strategia, il branzino. “Da queste parti la strada si chiama branzino, lo attesta l’università di Ferrara, lo attestano i nostri pescatori che sono nati in mare, che vivono con i piedi su una barca da quando sono bambini. E’ un predatore naturale dei piccoli granchi, è molto vorace. Vive in queste acque, da sempre. E, questo dato dovrebbe farci riflettere, nell’ultimo periodo abbiamo assistito ad un forte aumento della popolazione di branzini e di orate, aumento legato al grande quantitativo di cibo che trovano. Ovvero, i granchi blu. Quando vengono eviscerati, lo attestano gli studi della nostra università, nello stomaco di branzini e orate si trovano i granchi. Vietiamo allora la pesca a branzini e orate per un certo periodo di tempo, nessuno deve toccarli, fermo pesca per tutti. E lasciamo fare a loro, lasciamo che la natura segua il suo corso. La natura è maestra, sempre”.