16 agosto 2026 | 06:16

Foto Andrei Eduard Huiala
Alla prima partita ufficiale mancano quattro giorni, ma nei pensieri e nelle parole in casa nerazzurra si coglie un senso più profondo: la necessità di mettere tutto in una prospettiva decisamente più ampia. Perché un nuovo ciclo non si costruisce in un’estate
Nel mondo del calcio, specialmente al giorno d’oggi, è raro sentir parlare di mesi o di anni per implementare qualcosa di nuovo. Nell’era del tutto-e-subito, anche i club finiscono spesso per non avere quella pazienza necessaria tale da permettere agli allenatori di poter lavorare con serenità. Poi ci sono fortunatamente alcune eccezioni: in questo momento, l’Atalanta sembra essere tra queste.
Non è una sorpresa: in fondo il più grande ciclo che ha cambiato per sempre la storia della Dea è partito con quattro sconfitte nelle prime cinque partite, fino a quando poi Gasperini ha preso coraggio, ha lanciato i propri giovani in quel famoso Atalanta-Napoli. E tutto il resto è venuto da sé nella maniera più naturale possibile, senza forzature. È un po’ lo stesso percorso che si vorrebbe replicare attualmente con Maurizio Sarri.
Il direttore sportivo Cristiano Giuntoli lo ha definito “l’acquisto più importante dell’Atalanta”, facendo anche presente come ci fosse un altro grande club che si era messo sulle sue tracce (Milan?). Una volontà forte da parte della società di averlo a Zingonia, ma dall’altra anche la voglia del tecnico toscano di raccogliere una sfida tostissima, quella di cambiare la filosofia, switchare la mentalità di una squadra che per dieci anni ha sempre recitato sempre lo stesso spartito, almeno a livello di idea di calcio.
Questo processo richiede lavoro, tempo e soprattutto pazienza. Il lavoro, come ha sottolineato lo stesso Sarri, non è certo un problema: “Questo gruppo non è solo professionale, ma ha qualcosa in più: attaccamento ad ambiente, società e tifoseria”. La pazienza nemmeno, perché il primo a non fissare obiettivi per questa stagione è stato lo stesso Giuntoli. Anche Sarri dopo il Trofeo Bortolotti lo ha ribadito: “Lo stabiliremo a lungo periodo, nel breve pensiamo a costruire la squadra. Vedremo se avrà bisogno di un percorso di sei mesi o di due anni”.
D’altronde il tecnico è il primo ad essere cosciente di essere all’interno di una “transizione che sarà lunga e difficile”, nel quale sta affrontando sfide complicate. Come il passaggio dalla difesa a tre a quattro, esperienza già vissuta ai tempi della Lazio dopo aver raccolto l’eredità di Simone Inzaghi. Risultato? Un primo anno ballando tra 5° e 10° posto, poi il 2° posto nella stagione successiva. Una prospettiva biennale.
Guardandola da questo punto di vista, i quaranta giorni di lavoro finora sembrano effettivamente briciole. Ma dall’altra parte, sono stati quelli del nuovo approccio, al quale il gruppo ha risposto bene. Come la sopracitata retroguardia: “Era la sfida più difficile: non siamo ai livelli a cui aspiriamo, però non siamo neanche nella tragedia in cui si poteva pensare di essere nei primi 3-4 mesi”. Tradotto: in un contesto di cambiamento che prevede anche “momenti in cui avremo delle grandi difficoltà e lì dovremo abbassare la testa e lavorare”, Sarri vede una progressione importante che questo processo lo può accelerare.
Va anche ricordato che, nei fatti, il gruppo al completo il tecnico ce l’ha soltanto dal 4 agosto — e non sarebbe neanche così completo visto che il mercato dà e toglie giocatori in continuazione, ragione per cui viene definito “insulto agli allenatori”. Si può leggere anche in questo senso la scelta societaria di ponderare con grande attenzione gli acquisti: finora sono arrivati soltanto Gaetano e Kristensen. E Giuntoli è stato il primo a non dimostrare fretta nell’andare a completare determinate trattative, pur essendo pienamente cosciente di quel paio di tasselli ancora da colmare anche per questioni prettamente numeriche.
Fiducia nel gruppo, la più grande certezza di questa Atalanta. Che in quaranta giorni ha vissuto una crescita importante scandita dalle sei amichevoli di difficoltà crescente (Under 23, Mantova, Arezzo, Feyenoord, Schalke, Athletic Club) dalle quali Sarri ha potuto cogliere i segnali di cui aveva bisogno, sia in positivo che in negativo. A volte “sembra di giocare al gioco dell’oca, che ogni tanto bisogna ripartire da capo”, ma d’altronde il fattore pazienza è fondamentale. E il primo ad averne è proprio l’allenatore di Figline, che sta guidando una rivoluzione. E che, come tutte le svolte, non si costruisce in una sola notte.