La procura di Tétouan, nel nord del Marocco, ha avviato procedimenti penali contro 34 persone accusate di aver organizzato o favorito migliaia di attraversamenti irregolari della frontiera verso l’exclave spagnola di Ceuta lo scorso fine settimana. Secondo la ricostruzione delle autorità marocchine, gli attraversamenti non sarebbero stati il risultato di un allentamento dei controlli da parte del Marocco, come sostenuto da molti in Spagna, ma dell’attività di persone e gruppi criminali che avrebbero organizzato o incoraggiato i tentativi di ingresso.
Il tema del coinvolgimento del Marocco in tutta questa faccenda è discusso da giorni, anche perché già in passato il governo marocchino era stato accusato di usare il confine con Ceuta come arma politica contro la Spagna, per ottenere concessioni su altri temi.
L’intelligence spagnola ha concluso che il Marocco non abbia attivamente organizzato gli attraversamenti, ma che comunque non abbia fatto molto per fermarli. Il Marocco ha tutta l’intenzione di non addossarsi direttamente la responsabilità di quanto successo, per non pagarne le conseguenze politiche anche con gli altri stati europei, molto sensibili al tema dell’immigrazione sui confini esterni dell’Unione.
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Uno degli elementi più discussi della vicenda è stato il ruolo dei social network. Nei giorni precedenti agli attraversamenti si erano diffusi su piattaforme come TikTok, Facebook e WhatsApp video, messaggi e indicazioni che facevano pensare a una possibilità concreta di superare la frontiera verso Ceuta. Le autorità spagnole avevano sottolineato il ruolo della circolazione di informazioni false o ingannevoli nel favorire la mobilitazione.
Le accuse della procura marocchina si inseriscono proprio in questa ricostruzione: secondo il Marocco gli attraversamenti non sarebbero stati il risultato di una decisione dello Stato di ridurre i controlli, ma dell’attività di persone e gruppi che avrebbero organizzato o incoraggiato i tentativi di ingresso. L’apertura dei procedimenti ha quindi un significato politico: il governo marocchino vuole mostrare che sta perseguendo chi avrebbe contribuito alla crisi e rafforzare la propria versione dei fatti.
Proprio per questo il Marocco non si è limitato ad aprire procedimenti giudiziari relativi agli attraversamenti irregolari a Ceuta lo scorso fine settimana: ha preso misure simili per altre 86 persone accusate di reati simili in altri momenti, e non solo a Ceuta ma anche a Melilla, l’altra exclave spagnola in Marocco.
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