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Il nuovo presidente del Cile vuole farsi restituire i debiti studenteschi


Il presidente ultraconservatore del Cile, José Antonio Kast, sta cercando di fare restituire allo stato i debiti studenteschi dalle persone che negli anni hanno smesso di pagarli, anche con metodi drastici che sono stati criticati. Kast è in carica da marzo: è il presidente più di destra della storia cilena ed è stato eletto anche con la promessa di risanare la spesa pubblica, oltreché per il programma centrato sulla sicurezza.

Il debito studentesco è un problema annoso in Cile, ma è anche una grossa questione politica.

Il predecessore di Kast, l’ex presidente Gabriel Boric, di sinistra, aveva promesso in campagna elettorale di abolire i debiti studenteschi, dopo che grazie a precedenti proteste era stata ottenuta l’università gratuita per le persone a reddito più basso. Le promesse di Boric avevano spinto molte persone che avevano ancora debiti accumulati in precedenza a smettere di pagarli, sperando che un successo del governo di sinistra li cancellasse. Boric però non era riuscito a mantenere la promessa e il risultato era stato che durante la sua presidenza le persone che avevano smesso di pagare i debiti erano aumentate di un quinto.

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Per come è fatto il sistema in Cile, questi debiti sono verso lo stato, non verso le banche.

Il sistema si chiama Crédito con Aval del Estado (CAE) e fu introdotto nel 2005 per allargare l’accesso alle università, privatizzate durante la dittatura di Augusto Pinochet all’inizio degli anni Ottanta (Kast è un noto ammiratore di Pinochet). Questo sistema prevede che le banche private eroghino un prestito, con tasso calmierato e durata anche ventennale, per sostenere le spese per l’università. Lo stato intercede e si impegna ad accollarsi i debiti che non vengono ripagati, saldandoli con le banche ma senza estinguerli: il debito diventa verso lo stato, non più verso la banca.

È un sistema che nel corso degli anni è stato utilizzato da 1,2 milioni di cileni (il Cile ha poco meno di 20 milioni di abitanti). Secondo uno studio di fine 2025, non è in regola con i pagamenti il 61,4 per cento delle persone che hanno concluso gli studi (693mila su 966mila totali). Il governo dice che il suo obiettivo sono 550mila persone, cioè quelle i cui debiti sono stati assunti dallo stato, per un totale dell’equivalente di quasi 4 miliardi di euro.

Una protesta studentesca contro Kast, a Santiago, il 26 marzo

Una protesta studentesca contro Kast, a Santiago, il 26 marzo (AP Photo/Esteban Felix)

Come detto, il governo ha usato anche metodi drastici: ha bloccato direttamente i soldi sul conto corrente di più di 1.500 persone. Ci sono stati ricorsi e almeno due sentenze che li hanno accolti, sostenendo che l’approccio del governo – lo stesso usato nel contrasto all’evasione fiscale – non sia adatto a debiti peculiari come sono quelli contratti per studiare.

«Il diritto sociale è il CAE. Non è mai stato un diritto non ripagarlo: i conti si pagano», ha detto il ministro delle Finanze, Jorge Quiroz, nei primi giorni di incarico. Quiroz ha sostenuto che il prelievo sui conti per il momento abbia riguardato solo le persone a reddito più alto, con uno stipendio superiore all’equivalente di 3mila euro, e che l’importo medio dovuto sia di 9mila euro, e sotto i 7mila euro in metà dei casi.

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La tattica intransigente di Kast e Quiroz, che sostengono che i soldi recuperati verranno investiti nell’istruzione, in parte ha funzionato: più di 32mila persone si sono fatte vive per rateizzare i pagamenti dovuti. L’opposizione ha accusato il governo di creare un clima di paura, trattando chi è in ritardo come un criminale. «Migliaia di persone che per anni hanno pagato importi più alti del valore dei loro studi si trovano i conti svuotati senza avvertimento», ha detto lo stesso Boric.

Oltre alle persone che non hanno più pagato confidando nelle promesse di Boric, perché ritenevano il sistema ingiusto o che lo stato sarebbe rimasto un creditore più clemente delle banche, ce ne sono moltissime che banalmente non hanno più potuto permetterselo. Alcune di loro hanno raccontato di avere smesso quando hanno perso il lavoro, e di vivere con ansia i provvedimenti del governo di Kast.

Peraltro, non è l’unico provvedimento di Kast nel settore universitario. A inizio mandato Kast aveva proposta una legge per limitare l’istruzione universitaria gratuita alle persone con meno di trent’anni d’età. Kast l’aveva annunciata con una retorica populista, sostenendo che i fondi risparmiati sarebbero stati spesi nelle regioni danneggiate dai vasti incendi di inizio anno, ma in realtà avrebbe toccato solo l’1,4 per cento degli studenti. Alla fine la proposta è stata ritirata.