Il cantiere della prossima manovra di bilancio procede in un percorso a ostacoli. C'è da attendere il dato definitivo sul deficit dello scorso anno, atteso per il 22 settembre, che dirà se l'Italia è riuscita a stare sotto la soglia del 3 per cento del Pil e uscire dalla procedura di infrazione europea, oppure se resterà ancora leggermente sopra. E c'è soprattutto da fare i conti con l'incertezza determinata dai conflitti del Golfo e in Ucraina. Ma qualche segnale positivo arriva. Parlando al forum di Cernobbio, il ministro dell'Economia ha spiegato che se le cose andranno «come da indicatori potremmo avvicinarci all'1 per cento, al di sopra delle previsioni contenute nei documenti programmatici». Il governo italiano aveva indicato una crescita dello 0,6 per cento nell'ultimo documento programmatico di finanza pubblica, mentre quella già acquisita dopo due trimestri, è già dello 0,8 per cento.
Giorgetti, in un colloquio con Marcella Panucci, professore aggiunto di politica industriale europea alla Luiss, si è definito un «sovranista pragmatico» nel gestire il debito pubblico. Il governo - ha detto parlando della manovra - farà la sua parte con incentivi fiscali e contributivi, ma poi tocca agli imprenditori che - a suo dire - «devono guardare ai salari come un investimento per far ripartire il ciclo economico». Dalla Sala Impero di Villa d'Este, ha poi avvertito del «deserto demografico» che «bussa alla porta», per cui «occorre fare investimenti e sicuramente la legge di bilancio dovrà dare un occhio di riguardo a questo aspetto» favorendo - altro capitolo che sarà affrontato - il rimpatrio dei giovani andati all'estero».

Il menù dei desiderata della prossima manovra continua insomma ad allungarsi. Ma c'è da fare il conto delle risorse a disposizione. Che al momento appaiono poche, tanto da far slittare ancora, almeno a fine mese, il decreto energia che dovrebbe contenere le misure "selettive" contro il caro carburanti. Per adesso il governo è riuscito con l'extragettito di agosto ad allungare fino al 10 settembre lo sconto di 17 centesimi sul gasolio, ma si tratta di una misura che è già stato chiarito non sarà replicata anche per i costi elevati che comporta. Da marzo, cioè dall'inizio della crisi dello Stretto di Hormuz, sono stati 7 gli interventi sulle accise decisi dal governo, per un costo complessivo di oltre 2 miliardi. Finanziare un decreto che possa realmente incidere richiede risorse consistenti.
Il governo non esclude più di poter finanziare le misure attivando la leva del deficit. Anzi, a parlare della necessità di uno scostamento non è più soltanto il leader della Lega e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Anche il ministro forzista dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha detto chiaramente che la richiesta di una autorizzazione in tal senso al Parlamento sarebbe alle viste. Del resto c'è da affrontare una manovra che potrebbe oscillare tra i 30 e i 40 miliardi di euro, l'ultima prima della fine della legislatura, considerando anche i 14 miliardi per le misure a favore della transizione energetica autorizzate dalla Commissione europea.
La prossima legge di Bilancio ha già dei capisaldi. Come l'innalzamento a 60 mila euro di reddito del secondo scaglione Irpef, quello che applica un prelievo del 33 per cento. C'è poi l'intenzione di confermare alcune misure di detassazione, come quelle sui rinnovi contrattuali, sui premi di risultato e sul lavoro disagiato (notturno e festivi). Ma soprattutto c'è l'idea di introdurre una misura che possa essere fare da volano anche alla prossima sfida elettorale. Di studi di fattibilità sul tavolo, tra i ministeri, ce ne sono diverse. Quella che in questo momento sembra avere più credito è la detassazione delle tredicesime con un limite però al reddito. La soglia, neanche a dirlo, dipenderà come sempre dalle risorse economiche che si riusciranno a trovare per finanziare la prossima manovra.
Ieri a Cernobbio sono intervenuti anche altri ministri. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha ricordato di aver ridotto del 50 per cento i tempi di attesa della giustizia civile e del 31% in ambito penale, e abbattuto oltre il 90% delle pendenze civili. Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha ricordato che nel periodo 2023-2026 sono state inserite 800mila persone nella Pubblica amministrazione. «È la prima volta dopo 18 anni che torna a crescere», ha detto. Pichetto Fratin ha invece sottolineato a chi gli chiedeva di ventuali tassazioni sulle società energetiche, come «gli extraprofitti come le extra perdite non sia un concetto che esiste in economia».
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