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Il programma di Conte mette alle corde il Pd


19 settembre 2026

Il programma della "discordia" è realtà. Giuseppe Conte, nel pomeriggio di ieri, presenta l’«Alleanza per la Costituzione», ovvero la proposta del M5S da sottoporre agli alleati. Il problema è che il "vademecum" che, secondo l’avvocato di Volturara Appula, dovrebbe «migliorare concretamente la vita delle italiane e degli italiani», nei fatti serve solo a rompere il campo largo o, meglio, a mettere alle strette il Pd. Analizzando nello specifico i "dodici punti" votati dalla base a 5 Stelle, emerge più di qualche contraddizione con quanto predicato, a squarciagola, dai dem.

Il principale punto di rottura è, ovviamente, quello relativo alla politica estera. I pentastellati, oltre a chiedere di voler «cambiare radicalmente l’approccio fallimentare dell’Italia e dell’Europa nei confronti dell’Ucraina», evidenziano come «continuare a inviare armi significhi allontanare la pace». Ribadito, pertanto, il «no al piano Rearm Eu» e all’«innalzamento della spesa per la difesa al 5% del Pil in sede Nato». L’alternativa per gli ex grillini è una difesa comune continentale «che garantisca significativi risparmi di spesa ed economie di scala». Il tutto rafforzando il controllo democratico demandato al Parlamento europeo.
Peccato che tali propositi siano l’esatto contrario di quanto annunciato, all’ultima Festa dell’Unità di Reggio Emilia, dalla prima inquilina del Nazareno. Elly Schlein, in quell’occasione, non solo aveva promesso il massimo supporto a Kiev, ma soprattutto aveva parlato di un "ruolo attivo" da parte dell’Ue. Non poteva, d’altronde, fare altrimenti, considerando che il suo partito ha votato, a Bruxelles, diversi provvedimenti relativi al potenziamento degli armamenti. Ma non è finita qui. Il nuovo disegno di Conte propone sanzioni nei confronti di Israele. Bene lo Stato di Palestina, ma certamente non è il massimo realizzarlo mediante embarghi o, peggio, facendo passare per "genocida" un intero popolo. In questo modo si rischierebbe solo di alimentare ulteriore antisemitismo.

Per quanto concerne gli interni, un capitolo, ovviamente, non può non essere dedicato al reddito di cittadinanza. L’idea è reintrodurlo sotto una nuova veste. Non vengono indicati, però, beneficiari e importi. Una cosa è certa: come potrà sposarlo quel Matteo Renzi che, fino all’altro ieri, in ogni possibile tribuna, lo definiva «inutile forma di assistenzialismo»? Ancora più in contraddizione col pensiero riformista il capitolo tasse. In questo caso, l’idea è reintrodurre patrimoniali in stile sovietico o meglio nuove imposte sui grandi patrimoni. 

Nell’Italia di Giuseppi, al contrario, non c’è spazio per grandi infrastrutture. Il Ponte sullo Stretto è un’opera, anzi un "mostro", che, pur portando diversi miliardi e migliaia di posti di lavoro, deve essere fermato a ogni costo. Nel Paese immaginato dall’"avvocato del popolo", massimo spazio a tutto il green possibile, comprese le follie di un’Europa matrigna, mentre si dovranno diminuire, e non poco, gli inceneritori. Solo un piccolo riferimento ai capisaldi del moderno progressismo sui diritti. A parte matrimonio egualitario e adozioni monogenitoriali, i contenuti a riguardo scarseggiano. L’unica priorità per "Nova", alla luce dei disastri Covid, è dare a Roma un ruolo sempre più centrale in termini di sanità, anche se bisogna modificare il Titolo V della Costituzione. Ciliegina sulla torta nella perestrojka stellare, infine, è la depenalizzazione della coltivazione domestica della cannabis per uso personale. Il fumo negli occhi, d’altronde, è utile a nascondere divisioni e contraddizioni.